La Ue obbliga i produttori a fare le riparazioni anche dopo il periodo di garanzia, ma l’Italia tarda a recepire la novità
Dal 31 luglio gli Stati membri dell’Unione europea avrebbero dovuto recepire la direttiva sul diritto alla riparazione, una delle misure chiave del Green Deal per contrastare l’obsolescenza programmata, allungare la vita dei prodotti e ridurre i rifiuti. Ma in Italia il governo non è infatti riuscito ad approvare entro la scadenza il decreto legislativo necessario per recepire la direttiva. Il testo, depositato in Parlamento il 9 luglio, è ancora fermo al Senato e non è stato integrato nel Codice del consumo.
Le nuove regole riguardano numerosi prodotti di uso quotidiano, tra cui smartphone, tablet, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, televisori, monitor, aspirapolvere, biciclette e monopattini elettrici, con un elenco destinato ad ampliarsi nel tempo.
La novità principale è l’obbligo, per i produttori, di offrire la riparazione anche dopo la scadenza della garanzia legale quando il prodotto è tecnicamente riparabile. Prima dell’intervento dovrà essere fornito gratuitamente un preventivo standard con costi, tempi e condizioni della riparazione.
La direttiva punta inoltre a rendere la riparazione una scelta più conveniente: se un bene ancora in garanzia viene riparato invece di essere sostituito, la garanzia potrà essere estesa di altri dodici mesi. I produttori dovranno inoltre garantire la disponibilità dei pezzi di ricambio a prezzi accessibili e, quando la riparazione non sarà possibile, potranno proporre prodotti ricondizionati o affidarsi a riparatori indipendenti.
Tra le novità è prevista anche una piattaforma europea, operativa entro il 2027, che metterà in contatto cittadini, riparatori e centri specializzati per facilitare l’accesso ai servizi di riparazione.
Obiettivo della normativa è ridurre i rifiuti elettronici, limitare il consumo di materie prime e superare il modello del “si rompe, si compra”, favorendo prodotti più durevoli e riparabili. Un cambiamento che punta a tutelare sia i consumatori sia l’ambiente.
La Commissione europea stima che lo smaltimento di prodotti guasti produca ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti, con costi per le famiglie di 12 miliardi di euro, e per il 31 luglio 0227 punta a realizzare una piattaforma online europea che consenta ai consumatori di trovare facilmente chi possa riparare il prodotto guasto.




