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Agenzie private e lungaggini burocratiche ostacolano gli arrivi di lavori extracomunitari del decreto flussi

L’accesso di forza lavoro extracomunitaria in Italia è fissato di anno in anno tramite il decreto flussi, ma solo una minoranza (13% nel 2023, 7,8% nel 2024) di chi riesce ad arrivare in Italia attraverso le procedure previste riesce a regolarizzare la propria permanenza nella penisola. I decreti flussi sono lo strumento con cui il governo italiano determina il numero e la nazionalità di cittadini stranieri non comunitari da occupare in vari settori produttivi, tra cui agroalimentare, edilizia e assistenza familiare. Da lì però scatta una sorta di roulette che sfugge, anzi non è sottoposta, al controllo delle autorità pubbliche. L’extracomunitario che voglia lavorare in Italia deve ottenere il rilascio del visto di ingresso per motivi di lavoro da parte delle ambasciate italiane all’estero. Prenotare un appuntamento è difficile e costa, perché diverse rappresentanze appaltano l’attività di booking a società private esterne che non sono sottoposte a controllo pubblico. Chi riesce comunque a ottenere appuntamento e visto può entrare in Italia, ma una volta in Italia dovrà sottoscrivere un contratto di soggiorno in prefettura, così da ricevere il permesso di soggiorno dalla questura, assieme al datore di lavoro che ha fatto richiesta di impiegarlo. Anche in questo caso occorre anzitutto ottenere l’appuntamento e, in secondo luogo, la compresenza del datore di lavoro. Capita però che l’appuntamento non venga ottenuto o venga fissato in tempi estremamente lunghi e capita che il datore di lavoro non si presenti all’appuntamento perché ha già fatto fronte altrimenti alla necessità di lavoratori. In circostanze simili, l’extracomunitario si ritrova in Italia ma non è in grado di restarci legalmente, perché non si sono completate le procedure per la sua ammissione legale nel Belpaese. Capita anche, poi, che l’extracomunitario inizi pure a lavorare per chi l’ha chiamato mentre attende il permesso di soggiorno, ma che all’appuntamento in prefettura quel permesso non gli venga rilasciato per le più svariate motivazioni: ad esempio (sono tutti casi veri), perché il contratto di lavoro nel frattempo è cessato, perché l’azienda non viene riconosciuta in grado di servirsi del lavoratore, perché il lavoratore stesso si è dimesso ed è passato a datore di lavoro diverso da quello che aveva fatto la richiesta di averlo in Italia. In tutti questi casi l’extracomunitario è illegale e va espulso dall’Italia.

Per il triennio 2026-2028 gli ingressi di lavoratori extracomunitari autorizzati sono 497mila per il 2026-2028.

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