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Covid-19 spinge ad abbandonare la diffidenza verso i robot

L’emergenza legata alla pandemia di Covid-19 ha reso le persone meno diffidenti nei confronti dei robot e più propense a utilizzarli nei settori più disparati, dalla sanificazione degli ambienti al trasporto delle merci, dalla riabilitazione a domicilio alla telepresenza. Lo affermano gli esperti riuniti per il seminario online su ‘Robotica e Covid-19’ promosso dalla International Foundation of Robotics

Research. Importante la partecipazione della comunità robotica italiana, che fin dalle prime fasi della pandemia si è attivata con numerosi progetti per l’assistenza sanitaria, la logistica e l’agricoltura.

“La nostra reazione è stata molto rapida, in coordinamento con l’Istituto Nazionale per la Robotica e le Macchine Intelligenti (I-RIM), perché avevamo già pronta una rete di strutture, laboratori, ricercatori, spinoff, agenzie di finanziamento, esperti clinici e legali”, spiega Paolo Dario, tra i pionieri della robotica mondiale, prorettore alla ‘terza missione’ della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e docente al suo Istituto di BioRobotica.

L’Italia si annovera così tra gli apripista di un movimento globale: sono ben 45 i Paesi del mondo in cui i robot sono stati schierati in prima linea per fronteggiare l’emergenza Covid. Questo impone “molte le sfide – osserva Lino Marques dell’Università portoghese di Coimbra – come il fatto di dover garantire la sicurezza e l’affidabilità di robot che devono essere utilizzati da persone comuni, non specializzate, oppure in settori ben regolamentati come quello sanitario”.

In questa direzione sta lavorando il gruppo di ricerca di Kai Zhang, ricercatore al Worcester Polytechnic Institute negli Stati Uniti, dove è in via di sviluppo un robot teleoperato per eseguire ecografie polmonari con cui valutare la gravità dei pazienti Covid senza il contatto diretto con l’operatore sanitario.

“Viste le circostanze imposte dalla pandemia, molte persone hanno abbandonato i propri pregiudizi nei confronti dei robot e hanno capito che può essere utile avere a disposizione un’interfaccia fisica: pensiamo per esempio al rischio di contagio in ambito sanitario”, aggiunge Paolo Dario. “La robotica c’è, ma dobbiamo imparare la lezione e prepararci per le minacce future, che possono venire da altri virus o batteri resistenti. Dobbiamo farci trovare pronti in modo da alleviare le conseguenze di un’altra eventuale pandemia”.

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