Dopo Coldiretti anche Confindustria chiede di rivedere il codice doganale
Coldiretti da tempo chiede che si cambi il codice doganale che consente con l’ultima lavorazione in Italia di guadagnare il titolo di made in Italy denunciando la trasformazione in alimenti rigorosamente nazionali di materia prima in arrivo da Paesi terzi. Ma ora non è solo la rappresentanza degli agricoltori a chiederlo: Confindustria è giunta a considerare che la revisione dell’attuale codice doganale sia funzionale alla tutela, oltre che dell’agroalimentare, de settore tessile. Per questo viale dell’Astronomia chiede di garantire l’italianità con quattro passaggi da realizzare nel nostro Paese.
Distintività e trasparenza sono diventate così parole d’ordine per tutti. L’industria alimentare per prima considera l’italianità della materia prima il vero valore aggiunto, da spendere anche nelle pubblicità che sempre più spesso fanno riferimento all’origine dei cibi. Ora dall’agricoltura la richiesta di cambiare le regole è sbarcata nel mondo industriale. Un’alleanza agricoltura e tessile, due veri campioni dell’azienda Italia, potrebbe davvero fare la differenza per centrare l’obiettivo su cui Coldiretti ha profuso il massimo impegno negli ultimi vent’anni dando battaglia per arrivare alla super etichetta.
Un altro tassello importante è il sostegno del Governo all’Authority doganale europea a Roma. Un’altra richiesta di Coldiretti che rientra nel progetto di garantire agli agricoltori il riconoscimento del valore aggiunto di un’attività svolta nel segno della qualità e della sostenibilità economica e sociale. Ma con un’attenzione forte nei confronti dei consumatori per metterli in grado di scegliere con cognizione di causa i cibi da portare a tavola. Senza inganno per evitare che possano cadere in trappole e rischiare a volte anche effetti pericolosi per la salute.




