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Il lupo? Una vittima della cultura ‘woke’ che antepone i desideri alla realtà

In un’epoca in cui la memoria storica viene cancellata se urta la sensibilità attuale e in cui a Cristoforo Colombo viene attribuita la colpa di aver posto le premesse della tratta degli schiavi verso il Nord Americana prima e piuttosto che il merito di aver scoperto l’America, il lupo potrebbe forse invocare una revisione delle favole visto la fama sinistra che gode alla luce di racconti come ‘Cappuccetto Rosso’.

Del resto, nel momento in cui si fanno i conti coi dati reali piuttosto che coi desiderata, il lupo ha anche le sue buone ragioni da far valere. Intanto, come ha ricordato una sentenza del 2024 emessa dal Tar dell’Alto Adige che ha bloccato l’abbattimento di due lupi deciso dalla Provincia di Bolzano, il lupo è una specie protetta sulla base di direttive dell’Unione europea e quindi il suo abbattimento è ammesso solo come extrema ratio, quando non si può fare altro per proteggersi da aggressioni che rientrano nella sua natura di animale cacciatore. Ma a monte, come evidenzia la zoologa Mia Canestrini, si tratta proprio di superare lo stereotipo che vuole il lupo come una creatura malvagia da cui difendersi anche uccidendolo. «Il lupo non è né buono né cattivo – fa presente Canestrini -. Dovremmo smettere di applicare alla realtà i criteri di un film di Walt Disney. Sicuramente nasconde tratti sociali sorprendenti, che lo rendono incredibilmente simile all’uomo nel bene e nel male, se proprio dobbiamo usare questi concetti. Nel suo gruppo, per esempio, il lupo è molto solidale con il resto dei componenti; se un membro del branco viene ferito anche gravemente gli altri non lo abbandonano, cercano invece di garantirgli la sopravvivenza proteggendolo e nutrendolo».

«Il problema – osserva ancora la dottoressa – non sta nei lupi ma nella prevenzione: informare, educare, sensibilizzare. Non so quanto si sia investito nella prevenzione ma in 20 anni di attività al fianco degli allevatori per gestire il conflitto con il lupi sono state più le vittorie che le sconfitte. Abbiamo portato i danni a zero o a un numero irrisorio di capi persi. Le uniche aziende che hanno continuato ad avere attacchi erano quelle che rifiutavano qualsiasi strumento di prevenzione».

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