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Il primato del pubblico azzoppa ricostruzione e sviluppo del territorio

C’è poco da stare allegri pensando che l’amministrazione pubblica sta per ricevere 209 miliardi dalla Ue. La ricostruzione ampiamente incompiuta delle aree del centro Italia colpite dal terremoto del 2016 attesta che laddove lo sviluppo del territorio non è affidato all’iniziativa privata, tale sviluppo resta soltanto sulla carta. A quattro anni dal sisma che ha danneggiato circa 79mila edifici, infatti, sono stati presentati solo 13.948 progetti e ne sono stati approvati appena 5.325, gli immobili riparati sono 2.544. La situazione è solo un po’ migliore per quel che riguarda i danni lievi (10.000 progetti circa e 4.500 approvazioni), mentre per le scuole risultano completati 17 interventi a fronte di 250 complessi scolastici su cui agire e per le chiese sono state portate a termine 100 ristrutturazioni su 944.

La subordinazione dell’interesse dei cittadini a tornare alla normalità alle regole della pubblica amministrazione ha fatto sì che su 2.357 opere pubbliche finanziate quelle recuperate in 4 anni siano 186 ed intanto oltre 30mila persone vivono ancora in affitto con sussidi pubblici per un importo di 150 milioni l’anno.

Il Ponte Morandi resta insomma un’eccezione più che un battistrada e qualunque sia il contesto nel quale si parla di opere pubbliche – ricostruzione post-sisma o utilizzo del Recovery fund – le buone intenzioni devono fare i conti con la realtà, lo strapotere che negli anni ha assunto la pubblica amministrazione in un Paese che crede al di là dell’evidenza nell’equazione secondo cui non c’è salvezza fuori dal pubblico.

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