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In Egitto riemerge la ‘Città d’oro perduta’

Dalle sabbie del sud dell’Egitto, a Luxor, è emerso per caso un nuovo affascinante pezzo di archeologia: un insediamento di oltre 3.000 anni fa asseritamente senza precedenti a livello di dimensioni e soprattutto con una fama tra gli specialisti che ha consentito di ribattezzarlo subito “la città d’oro perduta”. E connotarlo con almeno tre misteri archeologici.

Il ritrovamento di “Aten” sulla sponda occidentale del Nilo è stata fatta da una missione egiziana guidata da Zahi Hawass, ex ministro delle Antichità e archeologo superstar. In linea con una dichiarata politica di rilancio del languente turismo egiziano attraverso l’archeologia, l’insediamento è stato presentato in maniera oltremodo evocativa con il nome di “città d’oro perduta” anche se per ora non sono stati rinvenuti oggetti preziosi. In ulteriori scavi la missione però “si aspetta di scoprire tombe inattinte piene di tesori”, segnala il ministero delle Antichità.

Per una mediaticamente fortunata coincidenza, la fondazione della città risale al regno del grande faraone Amenhotep III: uno dei 22 regnanti egizi, tra cui quattro regine, le cui mummie sono state trasferite sabato scorso al Cairo con una spettacolare traslazione dallo storico Museo di piazza Tahrir a quello da poco inaugurato della Civilizzazione egiziana.

“Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, si è vantato Hawass giustificando implicitamente la legittimità dell’aggettivo “perduta” riferito all’antico centro abitato scoperto dichiaratamente per caso: “abbiamo cominciato il nostro lavoro cercando il tempio funerario di Tutankhamon”, ha ricordato l’archeologo evocando il faraone-icona dell’Egittologia.

Il rilievo del ritrovamento è stato sottolineato da una docente di egittologia all’Università John Hopkins di Baltimora, Betsy Brian, la quale ha sostenuto che si tratta della “seconda scoperta archeologica più importante” dopo il rinvenimento della tomba di Tutankhamon del 1922.

“Il Sorgere di Aten”, questo il nome completo dell’insediamento secondo un comunicato del ministero delle Antichità egiziano, inoltre sarebbe la “più grande città mai trovata in Egitto”. Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, regnò dal 1391 al 1353, e la città fu attiva durante la coreggenza con suo figlio, il famoso Amenhotep IV/Akhenaton.

Lo studio della “Città perduta”, secondo Brian, “ci aiuterà a gettare luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di spostarsi” da Luxor, l’antica Tebe, ad Amarna. Oltre a questo enigma, il dicastero ne segnala altri due incontrati dagli archeologi di Hawass: la sepoltura “di una persona” trovata con “i resti di una corda legata ai ginocchi”, in un luogo e posizione “piuttosto bizzarri”; e quella “di una mucca o di un toro” in “una delle stanze” di un edificio. In entrambi in casi sono i corso studi per capirne di più.

Alla datazione dell’insediamento si è giunti attraverso geroglifici su tappi di ceramica di contenitori di vino ma anche mattoni con il cartiglio di Amenhotep. Gli scavi di Aten erano iniziati solo nel settembre scorso e la città, rimasta inattinta per 3 millenni sotto la sabbia, viene descritta “in buone condizioni di conservazione, con muri quasi completi e stanze piene di strumenti di vita quotidiana”. Un muro a serpentina con un solo punto di accesso testimonia di un sistema di sicurezza in un distretto amministrativo e residenziale con ambienti più grandi e ben strutturati che è ancora in parte sotto terra.

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