Proteste degli studenti che continuano da sette giorni
Giunge un momento in cui la protesta non è più sufficiente: dopo la filosofia è necessaria l’azione.
Victor Hugo, da “I miserabili”, 1862
La mattinata di martedì scorso, il 13 ottobre, davanti al ministero dell’Istruzione si sono radunati molti studenti delle varie università di Tirana, che hanno ribattezzato il ministero come ministero dell’Emigrazione, perché per tante mancanze reali, soprattutto finanziarie, continua a spingere gli studenti ad emigrare all’estero. A loro si sono uniti anche studenti delle scuole superiori della capitale. Gli studenti chiedevano che i loro diritti non venissero ignorati dalle autorità competenti. Da allora le proteste degli studenti continuano ed oggi è la settima giornata.
Di fronte agli studenti si sono schierate subito le strutture speciali della polizia di Stato, nonché delle autobotti che lanciano acqua a pressione. Gli studenti hanno però continuato a proclamare le loro richieste ed i loro diritti. Invece le strutture speciali della polizia di Stato, in palese violazione della legge e degli appositi regolamenti in vigore, hanno cominciato a lanciare gas lacrimogeni ed acqua a pressione dalle potenti pompe delle autobotti. L’effetto soffocante del gas lacrimogeno si sentiva in una vasta area, dove si trovano anche delle abitazioni.
Ovviamente gli studenti hanno reagito contro la violenza della polizia di Stato. Una reazione quella che, soprattutto durante le serate dei primi giorni, poteva essere evitata. Sì, perché gli studenti, irritati e sofferenti per quello che hanno subito durante la giornata, hanno distrutto le vetrine di alcune agenzie bancarie, nonché dei negozi che si trovavano nei dintorni.
In questi giorni ci sono state delle proteste degli studenti anche in alcune città dell’Italia. E prima ancora anche in Francia. Proteste che continuano e che spesso sono anche violente. Le forze dell’ordine hanno reagito, ma in pieno rispetto delle leggi in vigore. Sì, perché sia in Italia che in Francia funziona lo Stato di diritto ed i principi della democrazia. Invece in Albania, che ormai è considerato il primo narcostato in Europa e da alcuni anni è stato restaurato e si sta consolidando un nuovo regime dittatoriale, il primo ministro ignora la Costituzione e le leggi in vigore. Lui ormai si comporta come se “la legge è solo lui”, parafrasando il re Luigi XIV che affermava convinto che “L’État, c’est moi” (Lo Stato sono io; n.d.a.). Benjamin Franklin, uno dei Padri fondatori che nel 1776 ha firmato la Dichiarazione d‘Indipendenza degli Stati Uniti d’America, affermava però, convinto, che ribellarsi ai tiranni significa obbedire a Dio. In Albania ne è proprio il caso!
Bisogna sottolineare altresì che le strutture della polizia di Stato in Albania durate questi sette giorni di protesta hanno maltrattato gli studenti ed altri cittadini che si trovavano per caso nei dintorni. Delle immagini trasmesse in diretta dalle reti televisive, quelle non controllate dal primo ministro e/o da chi per lui nonché dei filmati fatti dai cittadini con i loro telefoni cellulari, ne sono una inconfutabile testimonianza. Da quelle immagini si vedono degli studenti ed altri manifestanti che, non avendo dimostrato nessun segno di “pericolosità” pubblica, sono stati comunque vistosamente picchiati brutalmente dai poliziotti, spesso non in uniforme e senza neanche il loro numero di identificazione, che per legge sono obbligati a tenere ben in vista.
Ci sono alcuni casi, trasmessi in diretta televisiva, che rappresentano una testimonianza toccante e molto significativa del barbaro comportamento dei “poliziotti”. Sono state trasmesse anche delle immagini di un cittadino che stava da solo, dopo che quella sera i manifestanti si sono spostati in altre parti della capitale. Ebbene, ad un certo momento si vede un “poliziotto” che si avvicina al cittadino e lo spinge. Lui cade a terra ma il “poliziotto”, invece di applicare quanto prevede in un simile casso il regolamento, e cioè di immobilizzarlo, continua a colpirlo con i calci sul corpo. Poi lo colpisce anche sulla tibia che, come si è saputo dopo dai suoi famigliari, è stata rotta. Ma la polizia di Stato e neanche i suoi dirigenti, nelle loro comunicazioni, hanno detto niente.
Solo due giorni dopo un altro clamoroso caso, sempre testimoniato dalle immagini trasmesse in diretta dalle reti televisive non controllate dal primo ministro. Si vede un altro cittadino aggredito brutalmente da un “poliziotto”. In serata, dopo che la protesta si era spostata dal ministero dell’Educazione in altre parti della capitale, un cittadino stava da solo nel viale presso il ministero senza fare niente. Ad un certo momento si vede un “poliziotto” con un grosso scudo, che correndo contro di lui, lo colpisce spostandolo in aria, per poi cadere a terra. Ma il “poliziotto” non si ferma e continua colpirlo con forza. Lo stesso hanno fatto anche altri “poliziotti” che si erano avvicinati. Ma anche questo caso è stato coperto dal silenzio dei massimi dirigenti della polizia di Stato, che interrogati più volte dai giornalisti, non hanno risposto. I famigliari del cittadino aggredito però, in seguito hanno affermato che lui si trova in una grave situazione, avendo avuto delle fratture sulla testa ed in altre parti del corpo.
Sono molto significative anche le immagini trasmesse in diretta televisiva, partendo da giovedì scorso, in cui si vedono chiaramente molti “poliziotti” che lanciavano pietre contro gli studenti ed altri manifestanti, compresi anche tanti minorenni. Un comportamento in palese violazione dei regolamenti che gestiscono il comportamento delle forze della polizia di Stato. “Poliziotti” che si divertivano a lanciare pietre contro i manifestanti!
Sabato scorso, per la prima volta, sono stati usati dalle strutture speciali della polizia di Stato anche i proiettili di gomma, abusando palesemente di quello che prevedono e stabiliscono le leggi ed i regolamenti in vigore in Albania, nonchè le normative internazionali. Chi fa uso dei proiettili di gomma deve colpire solo e soltanto la parte inferiore del corpo. Invece sabato scorso hanno colpito, mirando volutamente, la parte superiore del corpo, viso compreso. Ci sono stati molti casi di persone ferite dai proiettili di gomma sabato scorso. Ma ovviamente anche di quello non hanno detto una sola parola gli alti dirigenti della polizia di Stato durante le loro poche apparizioni pubbliche! Da allora i proiettili di gomma sono stati regolarmente usati. Le immagini televisive hanno testimoniato proprio la presenza, sulle strade, dei bossoli di questi proiettili.
Nelle loro poche comunicazioni pubbliche, i più alti dirigenti della polizia di Stato non hanno detto niente neanche della dismisura dell’uso dei gas lacrimogeni, di ignota fabbricazioni e composizione chimica. Non hanno detto niente dell’acqua lanciata con pressione dalle potenti pompe delle autobotti della polizia. Acqua con peperoncino, ma anche acqua di colore blu, che era piena di sostanze chimiche tossiche.
Bisogna evidenziare anche che durante le proteste degli studenti, con tante studentesse in prima linea, ci sono stati sempre dei “poliziotti” senza uniforme e senza un numero di identità come prevede ed obbliga la legge. Le cattive lingue dicono che si tratta di rappresentanti attivi delle organizzazioni criminali che collaborano strettamente con il primo ministro. Proprio quelle organizzazioni che gli hanno garantito anche le “vittorie elettorali”. Nel frattempo i più noti media internazionali stanno continuamente trattando le proteste degli studenti in Albania. Invece il primo ministro, il diretto responsabile di questa situazione, si trova di nuovo in vistose difficoltà.
Chi scrive queste righe continuerà ad informare il nostro lettore sugli sviluppi delle proteste degli studenti. Nel frattempo però bisogna ricordare quanto affermava Victor Hugo nel suo ben noto romanzo “I miserabili”. E cioè che giunge un momento in cui la protesta non è più sufficiente; dopo la filosofia è necessaria l’azione. Un’affermazione che ben si adatta alla situazione in Albania.




