benessere

  • Secondo il nuovo Eurobarometro sullo sport e l’attività fisica il 49% degli europei fa esercizio fisico

    La Commissione europea pubblica il quinto Eurobarometro dedicato allo sport e all’attività fisica. Secondo l’indagine il 38% degli europei fa sport o esercizio fisico almeno una volta alla settimana, a fronte di un 17% che lo pratica meno di una volta alla settimana. Attualmente fino al 45% degli europei non fa mai esercizio fisico né partecipa ad attività sportive. Sebbene la situazione risulti stabile rispetto all’Eurobarometro del 2017, è evidente la necessità di continuare a promuovere lo sport e l’attività fisica. L’indagine rivela inoltre che durante la pandemia di COVID-19 la metà degli europei ha ridotto il livello di attività fisica o ha addirittura smesso di svolgerla.

    Tra gli intervistati sono più spesso quelli di età compresa tra i 15 e i 24 anni a fare esercizio fisico o praticare sport con una certa regolarità (il 54%). Questa percentuale diminuisce con l’avanzare dell’età: dal 42% nella fascia d’età tra i 25 e i 39 anni al 32% tra i 40 e i 54 anni fino a scendere al 21% tra le persone dai 55 anni in su. Nel complesso l’Eurobarometro mostra che gli intervistati che svolgono regolarmente attività fisica per motivi ricreativi o non sportivi non costituiscono la maggioranza in nessuno Stato membro dell’UE.

    Secondo gli intervistati l’ostacolo principale alla pratica di attività fisica è la mancanza di tempo, seguita da una mancanza di motivazione o semplicemente dall’assenza di interesse per lo sport. In risposta, la campagna della Commissione HealthyLifeStyle4All (Uno stile di vita sano per tutti) continuerà a portare avanti la sensibilizzazione sull’importanza di uno stile di vita sano per tutte le generazioni e i gruppi sociali.

    Dall’indagine emerge che la ragione principale per cui si svolge attività fisica è la volontà di migliorare la propria salute, seguita dal desiderio di sentirsi più in forma e di trovare metodi di rilassamento. Ogni anno la Commissione promuove i benefici dello sport per il benessere fisico e mentale durante la Settimana europea dello sport. La metà degli intervistati ha inoltre espresso il desiderio di fare esercizio fisico all’aperto, un desiderio che è sostenuto dagli sforzi della Commissione volti a rendere lo sport e l’attività fisica più verdi e sostenibili. Un nuovo sviluppo, forse rafforzato dalla pandemia di COVID-19, consiste nel fatto che circa un terzo dei rispondenti preferisce praticare sport a casa propria.

    Infine, l’importanza dell’impegno della Commissione nel migliorare la parità di genere nello sport è fortemente suffragata dai risultati dell’Eurobarometro: rimane infatti a favore degli uomini il divario di genere tra coloro che fanno esercizio fisico regolarmente. In questo contesto è incoraggiante apprendere che la maggioranza degli intervistati in 25 Stati membri dell’UE dichiara di seguire nei media le competizioni sportive maschili e quelle femminili con uguale interesse.

    La Commissione lancia regolarmente uno Speciale Eurobarometro sullo sport – i più recenti risalgono al 2013 e al 2017 – per monitorare le tendenze nella partecipazione allo sport e all’attività fisica, raccogliendo anche dati riguardanti i livelli di attività fisica nell’UE-27 e informazioni sui tipi di contesto nei quali le persone fanno esercizio fisico.

    L’attuale Speciale Eurobarometro sullo sport e l’attività fisica si basa sulle risposte a circa 20 domande di 26.580 europei provenienti da tutti i 27 Stati membri. L’indagine illustra le tendenze riguardanti i livelli di partecipazione, le preferenze e gli ostacoli alla pratica dello sport come base per le politiche future. I risultati confluiranno nelle azioni della Commissione volte a promuovere lo sport, l’attività fisica salutare e uno stile di vita sano in tutta Europa.

    Il piano di lavoro dell’UE per lo sport (2021-2024), adottato dal Consiglio, ha sottolineato l’importanza dei dati riguardanti lo sport e i relativi livelli di partecipazione nell’UE. La disponibilità di nuovi risultati Eurobarometro sulle tendenze relative all’attività fisica e alla partecipazione allo sport sosterrà le attività a livello dell’UE sul fronte operativo e politico dello sport. Il sondaggio si fonda anche sulle precedenti indagini Eurobarometro, il che consente di operare un confronto continuo e fornisce una buona base per l’ulteriore sviluppo della politica dello sport a livello dell’UE, in stretta collaborazione con gli Stati membri.

    La Settimana europea dello sport è un’iniziativa della Commissione europea volta a promuovere lo sport e l’attività fisica in tutta Europa, compresi i Balcani occidentali e i paesi del partenariato orientale. Lo sport e l’attività fisica contribuiscono in modo sostanziale alla salute e al benessere dei cittadini europei. Tuttavia, il livello di attività fisica in Europa è attualmente stagnante, mentre si registra addirittura un calo in alcuni paesi. La Settimana europea dello sport è una risposta congiunta a questa sfida e un invito ad agire per affrontare il fenomeno dell’inattività incoraggiando gli europei di tutte le età ad adottare uno stile di vita sano e attivo. Fa parte della campagna #BeActive, lanciata ufficialmente il 23 giugno, nella Giornata olimpica internazionale. La campagna #BeActive 2022 accenderà i riflettori su figure esemplari in cui sia facile identificarsi, con particolare attenzione ai 3 pilastri: gioventù, inclusione & uguaglianza e stile di vita sano.

    L’iniziativa HealthyLifestyle4All (Uno stile di vita sano per tutti) è stata lanciata nel settembre 2021 come campagna biennale per collegare lo sport e gli stili di vita sani alle politiche sanitarie, alimentari e di altri ambiti. Mira a mettere in evidenza l’impegno della Commissione nel promuovere gli stili di vita sani per tutti, attraverso le generazioni e i gruppi sociali, facendo notare che tutti possono trarre beneficio da attività che migliorano la salute e il benessere. L’iniziativa è aperta ai movimenti sportivi, alle autorità pubbliche e alle organizzazioni della società civile, che possono aderirvi dichiarando i propri impegni, pubblicati in un elenco online (Pledge Board).

    Fonte: Commissione europea

  • Il settore della carne suina dell’UE

    I 150 milioni di suini allevati in tutta l’UE rappresentano la più ampia categoria di bestiame prima di quella dei bovini e il solo settore della carne suina dell’UE rappresenta quasi la metà della produzione totale di carne dell’UE. Germania, Spagna e Francia contribuiscono per più della metà della quantità totale di carne suina prodotta nell’Unione Europea. Il settore è molto diversificato, con enormi differenze nei metodi di allevamento e nelle dimensioni delle aziende agricole degli Stati membri: dall’allevamento in cortile agli impianti industriali con migliaia di animali. Nell’ambito della politica agricola comune (PAC), il settore delle carni suine è coperto dalla comune organizzazione dei mercati che regolano il commercio e forniscono sostegno in caso di crisi settoriale. Gli agricoltori possono anche ricevere finanziamenti per lo sviluppo rurale nell’ambito del secondo pilastro della PAC, ad esempio, per effettuare gli investimenti necessari nelle loro aziende agricole. A questo settore si applica un gran numero di atti legislativi dell’UE riguardanti vari aspetti dell’allevamento suino: tutela ambientale, sicurezza alimentare e salute pubblica, produzione biologica, salute degli animali e benessere. Tuttavia, le prove mostrano una mancanza di conformità con le normative dell’UE sul benessere dei suini e la persistenza di dannose pratiche di routine. Un’altra sfida è quella dell’aria, del suolo e dell’inquinamento dell’acqua causato dall’allevamento intensivo di suini, che grava pesantemente sull’ambiente.

    L’UE è attualmente il primo esportatore mondiale di prodotti a base di carne suina e le sue esportazioni sono state potenziate dal calo della produzione in Asia, dove la peste suina africana sta decimando milioni di animali. L’aumento della domanda di carne suina dell’UE ha spinto i prezzi al massimo all’inizio del 2020. Nei prossimi anni il settore della produzione di suini potrebbe essere influenzato dall’evoluzione della politica ambiente: i negoziati su una nuova PAC sono in corso e il Green Deal recentemente pubblicato e la strategia Farm to Fork, che promuovono entrambi sistemi agricoli e alimentari più verdi e più sostenibili, menzionano la futura revisione della legislazione relativa al settore dei suini, anche sul benessere degli animali.

  • Prevenire ansia e depressione si può: se ne parla in un convegno (in streaming) del Progetto Salus

    Si svolgerà venerdì 8 maggio alle ore 17, rigorosamente in diretta streaming, il Convegno Ansia e depressione che fa parte di un ciclo di incontri del progetto InfoSALU organizzati presso l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano. A discutere di migliori stili di vita che potrebbero aiutare a dimezzare o addirittura a prevenire stati ansiogeni e momenti depressivi – l’Istat calcola che siano 4 milioni gli italiani affetti da questi disturbi – ci saranno il dott. Alberto Donzelli, esperto di sanità Pubblica e Direttore editoriale delle Pillole di educazione sanitaria, la naturopata Milena Simeoni, Direttrice didattica di LUMEN e ideatrice di Salus, Lorenzo Del Moro, dottore in Medicina e Chirurgia e membro del Comitato Scientifico e della Fondazione Allineare Sanità e Salute. Introdurrà i lavori l’eurodeputata Eleonora Evi, presidente Interest Group Salus.

    Il Progetto SALUS: sani stili di vita al centro, per migliorare salute e sostenibilità ambientale ha come obiettivo la divulgazione di un nuovo concetto che pone al centro la promozione della salute e la prevenzione, non solo la cura delle malattie.

    La salute umana e la salute del pianeta sono temi urgenti, più che mai in questo momento storico, al centro dell’agenda globale, di cui non viene sufficientemente preso in considerazione il legame indissolubile.

    La proposta SALUS mette in evidenza questo legame e sostiene un reale cambiamento verso una società più sana e sostenibile a partire dall’uomo per arrivare all’ambiente in cui vive.

    Tra le azioni che SALUS sta mettendo in atto sui temi emergenti è prevista l’organizzazione di eventi, sostenibili e coerenti con i principi del progetto, che diffondano informazioni valide sulle concrete possibilità di un cambio di paradigma sul tema della salute globale.

    Interest Group Salus è costituito dagli eurodeputati Eleonora Evi (M5S), Patrizia Toia (PD), Rosa D’Amato (M5S), Carlo Fidanza (FdI) e Mara Bizzotto (Lega).

  • Arriva il massaggio a base di lumache

    La promessa è “riattivare il naturale flusso di energia” stimolando sul corpo umano il sistema del meridiano, la rete dei canali di energia codificata dalla medicina tradizionale cinese. Ma a sollecitare questi punti chiave non sono né aghi né dita, bensì lumache vive che passeggiano sulla pelle. Si chiama ‘Snail Therapy’ e sarà presentata a fine settembre a Cherasco, cittadina cuneese sede dell’Istituto internazionale di elicicoltura, nell’ambito del 48esimo Incontro internazionale di elicicoltura e del 14esimo Festival della chiocciola in cucina (in programma da venerdì 27 settembre a lunedì 30 nella cittadina delle Langhe).

    A proposito del nuovo massaggio, i promotori dell’evento parlano di «economia circolare della chiocciola: nutriente, sostenibile, ricca di proteine, il futuro della nostra cucina e della nostra economia». Ma anche, appunto, strumento di benessere utilizzato in medicina, in cosmetica e persino nella pet therapy. «Oltre ai momenti di incontri e di formazione – informano gli organizzatori – in anteprima mondiale si terrà la presentazione di Snail Therapy Experience, il trattamento di benessere innovativo che prevede l’utilizzo di chiocciole vive». Definita «ultima innovazione nel campo nel massaggio, un metodo mai utilizzato prima», la Snail Therapy sarà protagonista nel Villaggio del benessere allestito per la 4 giorni di festa.

    I fisioterapisti Marek Rozum e Dominilla Rozum, con il presidente dell’Ane (Associazione nazionale elicicoltura) Simone Sampò, hanno ideato questa tecnica che prevede «la combinazione di un massaggio stimolante del meridiano con chiocciole vive. Attivando il sistema del meridiano umano attraverso vari stimoli come il semplice tocco, le tecniche di spillatura, i diversi effetti della pressione dei gusci di lumaca vuoti e il posizionamento naturale delle lumache vive su punti specifici di agopuntura, si riattiva il naturale flusso di energia. Una delle particolarità di questo nuovo metodo è l’uso del guscio delle chiocciole che diventa protagonista dell’intervento. Sabato 28 e domenica 29 settembre sarà possibile conoscere da vicino e approfondire con gli specialisti questo tipo di massaggio, unico al mondo».

  • Animali in ufficio per il benessere dei dipendenti

    Dopo l’iniziativa alla quale in Italia alcuni piccoli comuni hanno dato il via, anche un colosso bancario apre ai pet  l’ingresso negli uffici al seguito dei loro umani. I dipendenti di Unicredit, che lavorano nel grattacielo della banca, in piazza Gae  Aulenti, possono andare al lavoro con i loro cani, gatti ed altri animaletti abituati alla vita domestica. Una stanza appositamente attrezzata consente la permanenza degli animali da compagnia, per ora  sono a disposizione 14 postazioni che potranno nel tempo aumentare e l’esperimento potrà essere esteso nel futuro ad altre filiali.

    Circa un mese fa l’ATS città metropolitana aveva emanato un regolamento che dava il via libera a cani e gatti negli uffici, condizionando la presenza di altri animali ormai domestici, come i furetti, i conigli ed i cincillà, al parere del veterinario. Per essere ammessi nel luogo di lavoro i cani e  i gatti devono avere un età di almeno 8 mesi, essere in possesso di tutte le vaccinazioni e delle cure antiparassitarie necessarie, essere iscritti all’anagrafe canina, con l’obbligatorio microchip, e il loro proprietario deve avere i documenti di proprietà e un’assicurazione in caso di eventuali danni.

    Precedentemente anche Purina, produttrice di cibo per animali, e Google avevano già iniziato la sperimentazione.

    Molti i dipendenti che hanno scelto di andare al lavoro con i loro amici pelosi, perciò c’è già un sistema di turni ed una lista di attesa. Da tempo negli Stati Uniti diverse aziende avevano accolto le richieste dei dipendenti ed evidenziato come questo sistema riduca lo stress di quei lavoratori preoccupati per aver lasciato a casa da solo il proprio amico peloso. I dipendenti, nei momenti di pausa, possono uscire per portare il cane a fare un giro e la passeggiata migliora anche la salute degli umani. Se teniamo conto che circa la metà degli italiani vive con un animale da compagnia si comprende bene come questa innovazione vada incontro alle necessità di milioni di persone, anche se non tutti potranno andare al lavoro con il proprio cane e magari non ne sentiranno la necessità, perché organizzati diversamente, la nuova possibilità renderà sicuramente migliore la percezione per tutti di quanto sia divenuto importante, in una società semi robotizzata, il rapporto affettivo tra uomo ed animale.

    Questa è una buona notizia sul fronte della maggior capacità di convivenza tra uomini ed animali e sul nuovo corso di comprensione, da parte delle aziende, di alcune esigenze dei loro dipendenti, le aziende cominciano anche a capire che la serenità di chi lavora per loro si traduce in maggiore  produttività. Quando le amministrazioni pubbliche capiranno che i cittadini che vivono in case più decorose, con spazi verdi e di ricreazione per bambini, giovani, anziani e cani sono cittadini più sereni e perciò più sani sarà sempre troppo tardi visto che la cementificazione selvaggia degli anni passati continua ancora rendendo sempre più ridotti gli spazi verdi vicino a casa e sempre più isolate le persone. Meglio una passeggiata con il proprio cane che serate collegati ai Social, meglio due chiacchiere tra amici, meglio fare giocare i propri bambini col gatto di casa che lasciarli a smanettare sul nostro cellulare per cercare di distrarli. Cerchiamo, attraverso il rapporto con gli animali, di ritrovare quell’empatia verso gli altri che abbiamo ormai perduto.

  • Benessere degli animali: Stati UE bacchettati dalla Corte dei Conti per inadempienze

    La Corte dei Conti europea ha espresso un severo giudizio per quanto riguarda l’applicazione, da parte degli stati membri, degli standard di welfare per gli animali. La relazione 31/2018, inerente gli anni tra il 2012 e il 2018, ha preso in esame un campione di 5 stati membri, Germania, Francia, Italia, Polonia, Romania, stati che rappresentano oltre il 50% del mercato della carne in Europa e il 40% della spesa prevista dai programmi di sviluppo rurale per  il benessere animale. L’ultima strategia della Commissione europea aveva il doppio scopo di affrontare problemi di conformità e di migliorare le sinergie con la PAC. La corte ha riscontrato varie criticità, sia per il trasporto degli animali che per la macellazione, evidenziando la mancanza di informazioni, da parte degli stati membri, per quanto riguarda la soluzione delle molte problematiche legate alle deroghe per la macellazione senza stordimento. In più occasioni avevamo denunciato, proprio dalle pagine del Patto, come sia dolorosa ed angosciante la macellazione senza stordimento e come l’uccisione rituale degli animali non dovrebbe essere consentita nei paesi dell’Unione specie dopo che tanto si è fatto per dare, anche agli animali da carne, una vita ed una morte priva di inutile dolore.

    La Corte ha sottolineato come gli stati abbiano impiegato molto tempo per recepire determinate raccomandazioni, come tutt’ora rimangano situazioni pendenti e non vi siano sufficienti elementi che dimostrino la corretta pianificazione delle ispezioni ufficiali. Anche all’interno dell’applicazione della PAC gli stati membri hanno fatto un uso limitato degli strumenti offerti dalla politica agricola comune per perseguire il benessere animale e in molti casi hanno proseguito nel disattendere le norme come nel caso del taglio della coda dei suini. In sintesi, i Paesi europei, pur avendo aderito a norme più civili per l’allevamento, il trasporto e la macellazione degli animali, hanno di fatto consentito, senza sufficienti controlli ed adeguate sanzioni, che continuassero ad esistere allevamenti non conformi o addirittura illegali, un sistema di trasporto di animali vivi che procura sofferenze, feriti e morti durante i viaggi, ed un tipo di macellazione rituale, tramite sgozzamento e dissanguamento dell’animale vivo, che contrasta con ogni norma dell’Unione stessa in tema di benessere animale e di civiltà.

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