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  • Nel piacentino un progetto contro l’inquinamento luminoso

    Da alcuni anni in Europa e in Italia si sono sviluppati progetti finalizzati a tutelare il cielo notturno, sempre più minacciato e reso invisibile dalle luci artificiali delle nostre città. Nel piacentino l’iniziativa “Notte sull’Aserei”, promossa da La Cura del bosco Aps insieme ad altre realtà locali, supporta attivamente il progetto LUM dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF), collegato a sua volta al progetto Interreg Europa Centrale Darkersky4CE, volto a ridurre l’inquinamento luminoso nell’Europa Centrale.

    La raccolta fondi promossa da “Notte sull’Aserei” punta a implementare la rete di misurazione di Darkersky4CE proprio nel piacentino con l’acquisto di tre buiometri da installare a Capannette di Pey (Zerba), all’Osservatorio di Lazzarello (Alta Valtidone) e al Giardino degli Alberi maestri (Bettola).

    Daniele Gardiol, astrofisico, Dirigente tecnologo presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e coordinatore del progetto Darkersky4CE spiega che «l’inquinamento luminoso non è prodotto dall’illuminazione notturna in toto, bensì dall’illuminazione notturna eccessiva. Un eccesso che può avvenire sia in quantità, ovvero quando la luce è troppa; sia in qualità, ovvero quando è rivolta verso il cielo o direzionata in orizzontale o, ancora, quando si assesta su toni freddi, con temperature di colore superiori ai 3000 gradi Kelvin. Un altro fattore importante che determina l’inquinamento luminoso è poi il tempo, con zone, urbane e non, che restano illuminate per l’intera durata della notte. La somma di queste circostanze porta a una forma di inquinamento di cui spesso si sottovalutano gli effetti».

    L’inquinamento luminoso, rimarca Gardiol, «ha influenze nefaste di vario tipo. In primis, sulla salute umana, dato che altera i cicli circadiani e dunque il sonno delle persone, aumentando il rischio di sviluppare una serie di patologie; e poi sugli ecosistemi, poiché moltissime specie animali hanno abitudini notturne. L’inquinamento luminoso riduce la biodiversità dei territori e minaccia alcuni servizi ecosistemici importanti».

    Posto che «molte persone ignorano i problemi correlati all’inquinamento luminoso» e che «in Italia, non esiste una legge quadro nazionale sull’inquinamento luminoso, ma la materia è regolata da singole leggi regionali, non sempre applicate. Si potrebbero compiere dei passi in avanti in tal senso, proprio grazie alla sensibilizzazione», Gardiol rassicura che «l’intenzione non è certo contrastare l’illuminazione notturna, ma è invece quella di problematizzarla, di capire come migliorarla. Alcune soluzioni sono semplici, già disponibili e parzialmente applicate. Penso all’utilizzo dei temporizzatori, dispositivi che permettono alle luci di azionarsi automaticamente in un determinato intervallo di tempo. Un modo di illuminare che, oltretutto, potrebbe anche essere più sicuro nell’ottica di furti o intrusioni: se una luce si accende solo quando è necessario, allora ci avverte anche della presenza di qualcuno. Poi, come accennavo all’inizio, sarebbe bene prediligere luci calde, con temperature di colore inferiori ai 3000 K ed evitare le luci “sparate” verso l’alto, come, ad esempio, i lampioni sferici. Infine, si potrebbe considerare anche di calibrare l’intensità luminosa in funzione del traffico e della zona».

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