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Dare vita ad una nuova società

Finirà, prima o poi finirà come sono finite tutte le grandi pestilenze, le migliaia di guerre e le tante catastrofi naturali o causate dall’uomo. Finirà e lascerà sul campo molti morti e feriti, sofferenze che avranno segnato famiglie e comunità, disastri economici grandi e piccoli e, speriamo, forse la capacità di capire la drastica lezione: la globalizzazione non guidata, la convivenza tra progresso ed arcaiche situazioni di igiene ed alimentazione, la corsa forsennata all’espansione di mercati e di aree di influenza devono essere riviste. Chi di noi si sveglierà nel primo giorno dopo il coronavirus dovrà ripensare il proprio modello di vita chiedendosi se chi governa, specie le grandi potenze, sarà in grado di capire e di cambiare. Saremo più poveri, saremo soprattutto più consapevoli delle nostra fragilità umana, noi così potenti da arrivare a Marte non siamo stati in grado prima di ammettere la presenza di una nuova peste e poi di mettere in atto misure adeguate di protezione perché per le leggi del mercato era più importante continuare negli scambi tra paesi che pensare alla salute pubblica.

Masturbazioni intellettuali e non sufficiente preparazione tecnica e scientifica sono state di supporto a sbagliati interessi economici dalla Cina all’Europa, al resto del mondo. Grandi potenze, come gli Stati Uniti, si sono trovate a fare i conti con un servizio sanitario inadeguato, basato praticamente solo sul privato mentre decine di milioni di cittadini non sono in grado di pagarsi l’assicurazione sanitaria. La Cina, che ha già conquistato così tanti porti del Mediterraneo e del nord Europa, che di fatto ha colonizzato metà Africa e comperato gran parte del debito pubblico americano, deve e dovrà fare i conti non solo col benessere diffuso che aveva promesso e non potrà mantenere ma con le usanze alimentari di tanta parte della popolazione abituata a mangiare cani, gatti ed animali selvatici non controllati.

Da dove arriva il virus? Sembra ancora un mistero individuare la causa scatenante ma certo la causa principale, sia che il virus derivi da carni contaminate, da ricerche di laboratorio o dall’ambiente, dalla natura stessa, è stata la gestione innaturale del progresso, l’aver anteposto l’interesse di alcuni a quello di tutti. In un mondo con le frontiere aperte dove gli scambi commerciali sono stati il primo interesse, senza tener conto se gli stessi annientavano tante peculiarità e realtà locali, aumentando troppo spesso l’illegalità e la contraffazione, dovremo ridisegnare regole, comportamenti, sanzioni sia come Unione Europea che come Organizzazione mondiale del commercio.

Intanto tutti, a partire da chi rappresenta le istituzioni e fa comunicazione, siamo chiamati ad un maggior senso di responsabilità, verso noi stessi, nessuno è immune, e verso i nostri concittadini cominciando da subito a immaginare la nuova società alla quale dovremo dare vita.

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