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Il food delivery è un cattivo affare, non soltanto per i rider

Un’indagine su 1.946 consumatori italiani mostra che il food delivery è ormai molto diffuso: il 41,1% dichiara di utilizzare piattaforme di consegna. Il peso economico complessivo di questi servizi resta però contenuto: circa l’1,5% della spesa alimentare totale. I principali motivi per cui le persone utilizzano le piattaforme di delivery sono la comodità (27,2%), la voglia di gratificazione o di piatti specifici (17,2%) e la mancanza di tempo (14,1%). Gli elementi che contano di più quando si sceglie un servizio di consegna sono la qualità del cibo (4,4 su 5) e la chiarezza su tempi e costi (4,3 su 5). I temi legati alla sostenibilità, invece, pesano meno nelle decisioni concrete (3,6 su 5).

“Le grandi piattaforme di consegna di cibo a domicilio si sono imposte grazie alla loro efficienza operativa, all’ampia copertura geografica e alla standardizzazione dell’esperienza utente”, spiega Annamaria Tuan, professoressa di Marketing all’Università di Bologna e coordinatrice della ricerca. “Ma questi vantaggi si accompagnano a criticità strutturali sempre più evidenti, come segnalano anche recenti indagini della magistratura relative al settore del food delivery: condizioni di lavoro controverse, impatto ambientale significativo, asimmetrie di potere nei confronti dei ristoratori e progressiva estrazione di valore dai territori”.

I 265 ristoratori coinvolti nell’indagine confermano questa visione. Emerge infatti una tensione strutturale: da un lato le piattaforme globali sono riconosciute come uno strumento necessario per raggiungere i clienti, ma dall’altro sono accompagnate da molte criticità, come commissioni elevate, perdita di controllo sulla relazione con il cliente, visibilità regolata da algoritmi poco trasparenti.

Le aziende di delivery peraltro versano in cattive condizioni. L’ultimo bilancio depositato da Foodinho, cui fa capo Glovo, risale al 2022 ed attesta una forte espansione del fatturato (+30%, da 113 milioni del 2021 a 147,4), quindi una crescita del business, ma ricavi sotto zero: nel 2022 la società ha registrato una perdita netta di 50,9 milioni di euro, rispetto ai 47,8 milioni del 2021, per via di svalutazioni di partecipazioni per 11,3 milioni di euro relative a Glovo Infrastructure srl e Social Food srl, oltre che per il costo del personale, raddoppiato a 15,4 milioni, e per i costi per servizi (156,3 milioni); somme a cui vanno aggiunti 42,3 milioni di euro accantonati in un fondo rischi legato proprio alle cause pendenti dal 2021 con i rider. Per ovviare al default la capogruppo ha messo mano al portafoglio per un totale di 64 milioni di euro. Negli anni, la controllante diretta, ovvero la spagnola Glovoapp23 Sa, e la capogruppo, cioè la holding tedesca Delivery Hero Se, hanno iniettato in Glovo 109,2 milioni di euro e prestato altri 34,8 milioni, per non parlare dell’accensione di nuovi finanziamenti per 32,4 milioni. Tuttavia questo denaro è stato usato per ripianare i buchi delle imprese controllate.

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