In attesa di Giustizia: diario del giorno
A Dio piacendo, tra poco più di una settimana sarà finita e almeno la campagna referendaria resterà tra i ricordi da non conservare: ormai nella contesa manca solo la gara a chi fa la pipì più lontano e c’è da preoccuparsi per un “dopo referendum”, quando tutti avranno vinto o perso perché qualcuno ha barato e ricomincerà il tormentone.
Tiene ancora banco il “caso Bartolozzi” la cui posizione come Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia (per fortuna la Grazia dalla dicitura l’hanno tolta da un pezzo…) appare inspiegabilmente blindata mentre altrettante sciocchezze fioccano da ambo i fronti oscurando persino la bestialità di Travaglio quando ha affermato che il PM è il primo difensore dell’indagato perché ha il dovere di cercare la verità e di fare indagini a favore dell’accusato stesso: nei 37 anni da quando la norma che prevede ciò è in vigore al sottoscritto è capitato una volta sola e da parte di un Magistrato che, infatti, è stato “fatto fuori” dal suo Procuratore Capo, con cui e con la corrente del quale era entrato in contrasto, spedito a fare il giudice civile in un’altra regione per poi dimettersi dalla magistratura. Di PM che, invece, le prove a favore non solo non le hanno cercate ma se ci sono incappati per caso le hanno nascoste ne ho incontrati molti di più…bye bye Travaglio ma c’è chi lo ascolta.
Giorgia Meloni non è stata brillantissima nel comizio milanese conclusivo della kermesse di FdI per il “SI”: sostenere che se passa il “NO” al referendum “ci saranno più stupratori è, francamente, una bestialità degna di Fofò Bonafede…non ce ne voglia la Premier che ha fatto insorgere persino l’ex “avvocato degli Italiani”, quel Giuseppe Conte misteriosamente diventato professore ordinario di diritto privato – forse con i punti Fragola della Esselunga – che ha detto “delegittimare costantemente i magistrati mina la fiducia dei cittadini in tutte le istituzioni e la Premier è così sconcertante da essere sconvolgente. E’ una venditrice di fumo e quello che ha detto a Milano è osceno e vergognoso”.
Per non essere da meno, anche il fronte non politico del “NO” non ha risparmiato fuorvianti allarmi infuocati: “La riforma Nordio – ha detto il presidente del Comitato per il NO al referendum, Enrico Grosso (che sarebbe docente di Diritto Costituzionale) – non danneggia i magistrati ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini. Per loro possono vedere drasticamente ridursi gli spazi di tutela dei diritti”. Addirittura la vita! A Grosso ha replicato il viceministro della Giustizia Paolo Sisto (uno che si sente poco, forse perché resta volentieri lontano dai riflettori e stupidaggini non ne dice) commentando che lo scenario disegnato da Grosso è “oltre l’inaudito, una follia, una sciocchezza lontana anni luce da qualsiasi analisi giuridica: è mera propaganda, grottescamente apocalittica”.
Avanti così: chissà i cittadini cosa avranno capito se hanno messo in campo la pazienza per cercare di orientarsi in vista del voto…e se poi andranno alle urne con percentuali risibili nessuno si stupisca. A questo proposito in vista del 22 e 23 marzo Confindustria, bontà sua, non si è schierata ma il suo presidente ha lanciato un appello “a partecipare al voto, perché la partecipazione è sempre un segnale di responsabilità verso il Paese”. Già, ma a votare cosa se nessuno ha avuto l’onestà intellettuale di spiegare esattamente cosa si va a votare e chi deve temere cosa dalla riforma?




