Covid

  • I vaccini in Italia hanno evitato 22mila morti tra gennaio e settembre

    Grazie ai vaccini sono stati evitati 22mila morti in Italia per Covid tra gennaio e settembre. E’ quanto emerge da uno studio Iss pubblicato dalla rivista Eurosurveillance insieme allo studio internazionale guidato dall’Oms in collaborazione con il Centro Europeo per la Prevenzione ed in controllo delle malattie. Delle 22mila morti evitate il 71% è negli over 80, la prima fascia di età a raggiungere alte coperture oltre a quella a maggior rischio di morte per Covid, il 18% nella fascia 70-79, l’8% nella 60-79 e il 2% negli under 60, ultima categoria ad essere vaccinata.

  • Può la Commissione sollecitare il Consiglio a interventi anti covid più armonici?

    Stella Kyriakides

    Commissaria alla Salute e sicurezza alimentare

    Rue de la Loi / Wetstraat 200

    1049 Brussels

    Belgium

    Milano, 24 novembre 2021

    Gentile Commissario,

    tutti, credo, siamo consapevoli del valore dell’accordo di Schengen per proseguire nella strada di una sempre più forte integrazione tra gli stati dell’Unione Europea in attesa che si arrivi alla tanto auspicata e necessaria Unione politica.

    Per evitare che il diffondersi del covid, particolarmente virulento in alcuni Paesi, possa portare a momentanee sospensione della libera circolazione e per tutela di tutti i cittadini europei non ritiene che debba diventare al più presto obbligatorio esibire, entrando in ogni Stato, un certificato di avvenuta vaccinazione o almeno un tampone? Sappiamo bene che ad oggi solo per chi valichi i confini del proprio Paese in aereo è previsto il tampone negativo mentre per chi viaggia in macchina o su autobus transfrontalieri non c’è questo obbligo.

    E non ritiene che per evitare nuove chiusure, alcune sono già cominciate, non sarebbe necessario indicare che anche all’aperto, in caso di presenza di più persone, si debba tenere la mascherina? Può la Commissione fare partire una nuova campagna di sensibilizzazione per convincere a vaccinarsi coloro che, specie in alcuni Paesi, ancora lo rifiutano?

    Può la Commissione sollecitare il Consiglio a interventi anti covid più armonici?

    La ringrazio e Le porgo i più cordiali saluti

    Cristiana Muscardini

  • Controlli e nuove regole per evitare che l’area Schengen diventi spazio libero solo per il covid

    Finalmente la Commissione europea si accorge che, in tempo di pandemia con contagi sempre più in salita, ci devono essere nuove regole nell’area Schengen per evitare che la grande conquista di un’Europa senza barriere interne si tramuti in un grande spazio di libertà assoluta ma solo per il covid. L’avevamo scritto sul Patto e lo riaffermiamo con tutta la nostra convinzione. Se ai confini interni ed esterni dell’Unione, fino alla fine della pandemia, non sarà, da tutti gli Stati, attuatala la regola che per entrare in un Paese, su qualunque mezzo di trasporto si viaggi, occorre mostrare, insieme ad un documenti d’identità, il green pass noi non usciremo più dalla strada perversa che abbiamo intrapreso. Abbiamo perso settimane che ci hanno portato a nuovi morti e ad un esponenziale aumento dei contagi, in alcuni Stati membri dell’Unione siamo di nuovo alle chiusure complete ed ai morti ammassati nei corridoi degli ospedali e tutto questo perché i governi nazionali, e di conseguenza il Consiglio europeo e la Commissione, si sono mostrati pavidi ed egoisti, chiusi nella rivendicazione dei loro diritti nazionali hanno affondato se stessi ed i loro vicini. Controlli dei certificati di vaccinazione alle frontiere, obbligo di mascherina all’interno ma anche all’aperto, quando si incontrano altre persone, ed una nuova campagna di sensibilizzazione per convincere i cittadini europei a vaccinarsi devono essere da subito le priorità dell’Europa che deve ovviamente continuare ad operare per ottenere e produrre vaccini e cure e per far sì che in tutti gli Stati membri sia riorganizzata la sanità sul territorio per fronteggiare l’espandersi del virus.

  • Un po’ di sale in zucca a tutti

    Se, come dicono gli esagitati no pass, fossimo in un sistema che non tiene conto della libertà non si sarebbero rispettate fino ad oggi, anche in modo eccessivo, manifestazioni e proteste e tutti avremmo l’obbligo, da tempo, di usare le mascherina anche all’aperto, quando vi è la presenza di più persone. Dopo l’implacabile aumento dei contagi che continua da più giorni, non sarebbero possibili manifestazioni fatte senza utilizzare i dispositivi di sicurezza cha l’Oms e l’Istituto Superiore di Sanità continuano a ricordare come essenziali. Se fossimo in una democrazia capace di darsi regole e di farle rispettare il personale sanitario, che non si è vaccinato, sarebbe fuori dal lavoro e tutti coloro che fanno propaganda contro il vaccino sarebbero, da tempo, stati sanzionati. Se fossimo una democrazia, come la democratica repubblica austriaca, avremmo tutti l’obbligo del vaccino. Se fossimo in una democrazia autentica la risibile minoranza che, giorno dopo giorno, procurando disordine e aumento del contagio, sfila ed emana, via social, minacce non avrebbe quotidianamente pubblicità gratuita sui mezzi di informazione. E non vedremmo espulsi dagli ospedali e dai luoghi di cura tutti quei malati non covid che la pandemia ha emarginato e in alcuni casi, per colpa dei mancati ricoveri, condannato a morte. E se fossimo in una democrazia nella quale la rappresentanza politica avesse a cuore gli interessi collettivi, e non quello di cercare consenso per il proprio partito, con battute ad effetto o strizzando l’occhio alle frange più irragionevoli ed estreme, si sarebbe da mesi provveduto a riorganizzare sul territorio quell’assistenza sanitaria che manca da troppi anni e che, salvo rari ed encomiabili casi, è stata insufficiente soprattutto in periodo pandemico procurando ulteriori morti. Se fossimo in una democrazia autentica tutti coloro che, rivestendo un ruolo politico o pubblico, continuano ad ammiccare, più o meno palesemente, ai no vax e ai no pass dovrebbero rendere conto delle proprie azioni. Ma noi siamo noi perciò la stragrande maggioranza degli italiani continua ad essere costretta a rischiare più del necessario per colpa di qualche migliaia di esagitati che trovano appagante sfilare senza mascherina e sbandierando tricolori e bandiere che sviliscono proprio nel momento nel quale, per difendere la loro presunta libertà, mettono a repentaglio la salute di tutti gli altri. Ormai è nei fatti: la stragrande maggioranza degli italiani rischierà e subirà nuove restrizioni per colpa di una risicata minoranza, per l’incapacità della politica di fare prevenzione, emanare regole certe e per la mancanza di determinazione nel farle rispettare. Anche l’Unione Europea ha le sue colpe perché è stata, ed è priva, di un piano pandemico di prevenzione e risposta celere ed è incapace di chiedere agli Stati membri l’applicazione di regole comuni almeno per difendere i confini interni ed esterni dal sempre più incalzante diffondersi del virus. Mantenere Schengen dovrebbe sottendere l’immediato obbligo di gran pass per ogni spostamento dall’esterno e interno all’Unione, con qualsiasi mezzo si viaggi, sappiamo bene, infatti, che mentre per i passaggi aerei c’è l’obbligo di tampone chi viaggia in torpedone, auto etc non si deve presentare nessun documento che attesti non si sia malati di covid. E resta comunque in attesa di risposta una domanda che assilla specialmente le fasce economicamente più deboli: il denaro speso per curare chi non ha voluto vaccinarsi inciderà sulle tasse, sulla maggiore futura carenza di servizi, sul debito pubblico? E se si può consentite a pochi di mettere a rischio la salute e la vita fisica, economica e sociale di molti qual è il concetto di democrazia che si applica in Italia?

  • Cristiana Muscardini sabato 20 novembre ospite a Rai Radio 1 per parlare del suo libro ‘I nostri domiciliari ‘

    Dopo il successo dell’evento ‘Librorum’, Cristiana Muscardini torna a parlare del suo libro I nostri domiciliari in un’intervista che andrà in onda su Rai Radio 1 sabato 20 novembre, alle ore 7,35, all’interno del programma Caffè Europa.

  • Ai lettori: leggere e valutare

    Una coppia ordina un figlio da madre surrogata, nasce una bambina, poi i coniugi cambiano idea e l’abbandonano, possono essere i bambini il giocattolo dei grandi? …I migranti continuano ad arrivare sulle nostre coste e ai confini della Polonia i profughi, nel freddo dell’inverno, sono respinti con gli idranti, fino a quando sarà accettabile che l’Europa non sia capace di intervenire e di collocare i migranti con quote per ogni Stato europeo? …La libertà degli italiani vaccinati conta meno di quella di coloro che sfilano, protestano e si assembrano senza mascherina? …Chi rimborserà gli italiani delle spese sanitarie, pagate con le nostre tasse, per i costosi ricoveri in rianimazione di chi ha rifiutato, senza valido motivo, il vaccino? …E chi ci rimborserà del reddito di cittadinanza, decine di milioni di euro, pagati a furfanti ed imbroglioni per mancanza di controlli prima di elargire il sussidio? Cosa si sta facendo per impedire che nelle coppie transnazionali un genitore possa sottrarre i figli all’altro genitore, cosa fa l’Italia per difendere i bambini italiani portati con la frode all’estero? …E cosa si fa per impedire che avvengano ancora tragedie come quella di Matias assassinato dal padre che gli ha squarciato la gola? Domande e ancora domande senza risposta.

  • Pechino fa uccidere cani e gatti di chi è in quarantena

    Shiangrao, provincia di Jiangxi, sud est della Cina. Un piccolo corgie viene svegliato di colpo da forti rumori fuori dalla porta di casa. Esce dalla sua cuccia e si nasconde sotto al tavolo. Due uomini, che indossano tute e visiere anti-Covid, entrano in casa tenendo in mano un sacchetto giallo ed un piede di porco. “Il capo ha detto che dobbiamo sistemare la cosa direttamente qui, sul posto no?”, chiede uno. “Sì”, risponde l’altro, che prende il piede di porco e lo usa per far uscire il cane da sotto al tavolo. L’animale spaventato corre in un’altra stanza ed esce dall’inquadratura. Sono i suoi ultimi momenti di vita, ripresi da una telecamera di sicurezza, che la sua padrona ha condiviso su Weibo, il sito di microblogging cinese. Il video ha suscitato sgomento e indignazione ed è diventato il simbolo della linea durissima traguardo di “zero casi Covid” nel Paese da cui tutto è partito.

    La proprietaria del piccolo corgie era stata costretta alla quarantena dopo la scoperta di un focolaio di coronavirus nella sua città, nonostante lei fosse risultata negativa al test. A tutti gli inquilini era stato ordinato di lasciare la porta dell’appartamento aperta per permettere la disinfezione di ogni stanza. Fu, questo il nome della padrona del cane, era stata rassicurata dagli operatori che nessuno avrebbe preso né ucciso il suo cane. E invece il corgie è stato barbaramente abbattuto con un colpo alla testa. Le immagini scioccanti hanno scatenato un dibattito online sui diritti degli animali in Cina ma anche su quanto, in questo periodo d’emergenza, il governo di Pechino abbia ampliato i suoi poteri di controllo sull’individuo.

    Non è la prima volta dall’inizio della pandemia che le autorità cinesi uccidono animali domestici. A settembre tre gatti nella città nord-orientale di Harbin sono stati uccisi dopo essere risultati positivi al Covid senza il consenso del loro proprietario, che era in quarantena in ospedale. Nell’ambito delle strette misure contro il coronavirus, Pechino ha deciso di accelerare il passo sui vaccini. Il Paese ha già inoculato il siero anti-Covid ad oltre il 75% dei suoi 1,4 miliardi di abitanti, per lo più adulti e anziani, e adesso mira a vaccinare tutti i bambini tra i 3 e gli 11 anni, pari a circa 160 milioni, entro la fine dell’anno. Oltre la metà – 84,39 milioni – ha già ricevuto la prima dose, mentre in 49,44 milioni hanno completato l’intero ciclo.

    Intanto l’Europa è tornata ormai da settimane il centro della pandemia con il virus che viaggia veloce. Mentre in Austria è entrato in vigore il lockdown per i non vaccinati, in Olanda, l’unico Paese europeo finor ad aver reintrodotto chiusure per tutti, sono stati registrati oltre 19.000 nuovi casi giornalieri, un record di gran lunga superiore a quello registrato appena qualche giorno fa di 3.000. Il Belgio, con una riunione del Comitato tecnico-scientifico il 17 novembre, si prepara ad una stretta per contrastare l’aumento di contagi. Previsti il ripristino dell’obbligo della mascherina al chiuso dai 9 anni, il ritorno al lavoro da casa dove possibile, la chiusura per almeno 3 settimane delle discoteche e delle attività sportive al chiuso. Anche la Francia si difende sia all’interno, ritorno della mascherina alle elementari, che all’esterno, con l’obbligo per i viaggiatori sopra i 12 anni non vaccinati e provenienti da Germania, Belgio, Irlanda, Olanda, Austria e Grecia di presentare il risultato di tampone negativo molecolare o antigenico realizzato meno di 24 ore prima della partenza. In Gran Bretagna, il primo Paese in Europa che è stato travolto dalla nuova ondata spinta dalla variante Delta, si punta tutto sulla terza dose di vaccino con il via libera al booster per tutti i quarantenni. Cresce infine la pressione sugli ospedali in Germania, dove si continuano a registrare record di nuovi casi, e nei prossimi giorni si attendono nuove restrizioni.

  • Riaprono le frontiere Usa e subito aumentano i viaggiatori europei diretti negli States

    E’ bastato l’annuncio delle Autorità americane per creare subito un effetto positivo nelle prenotazioni dei viaggi. E così lunedì 8 novembre, il primo giorno, dopo 20 mesi, in cui si può tornare a viaggiare liberamente verso gli Usa a condizione di aver completato il ciclo vaccinale ed aver effettuato un tampone entro tre giorni dall’imbarco, è stato celebrato, tra gli applausi, da Aeroporti di Roma con le compagnie aeree che operano voli da e per gli Stati Uniti e con i passeggeri, omaggiati con gadgets e colazione made in Italy. Una “svolta”, a detta anche di molti passeggeri, per il turismo, gli affari e, dopo tanto tempo, i ricongiungimenti familiari. A Fiumicino, solo in questa prima settimana, si registrano voli verso gli Usa quasi a pieno regime con una media di 200 passeggeri prenotati, tendenza confermata ed in progressivo aumento già per tutto il mese. L’attuale offerta di novembre prevede fino a quattro voli diretti giornalieri tra Fiumicino e gli Stati Uniti operati rispettivamente da Delta Air Lines per New York JFK e Atlanta, United per Newark e da ITA Airways per New York JFK. Offerta prevista in aumento con l’aggiunta di ulteriori frequenze settimanali nel mese di dicembre. In previsione della prossima stagione estiva 2022 sono già in vendita ulteriori tratte operate dei vettori attualmente presenti a cui si aggiungerà il ripristino dei voli di American Airlines. Storicamente, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di Lungo Raggio da e per Roma Fiumicino e il quinto mercato internazionale in assoluto, dietro a Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania. Nel 2019, prima della pandemia, quasi 2,8 milioni di passeggeri hanno volato da/per Roma Fiumicino con collegamenti diretti con 13 aeroporti negli Usa, con una crescita del 7,5% rispetto al 2018. Con i protocolli covid tested flight e successivamente grazie ai parziali allentamenti delle restrizioni in ingresso in Italia, quest’anno quasi mezzo milione di passeggeri ha ripreso a volare da/per gli Usa sui voli diretti da Fiumicino. “La decisione dell’amministrazione americana rappresenta un vero impulso per il settore dell’aviazione e un primo passo verso la riapertura delle nostre economie – ha dichiarato Ivan Bassato, direttore Operazioni Aviation di Aeroporti di Roma – E’ un giorno importante per Fiumicino, l’Italia ed il trasporto aereo. Abbiamo già visto un forte incremento di prenotazioni da quando l’amministrazione Usa ha annunciato la riapertura. Avremo quindi un incremento generale di traffico tra Italia ed Usa, il nostro mercato più importante al di fuori dell’Europa. Ed è una svolta anche di ricucitura sociale, con la possibilità di riunire famiglie. Ora abbiamo la perfetta bilateralità”. Riguardo ai limiti legati al vaccino Astrazeneca, Bassato ha detto che “sicuramente le autorità staranno esaminando questa situazione. Astrazeneca non è adottato negli Usa: ciò che chiediamo come industria del trasporto aereo è un’armonizzazione mondiale del tema delle vaccinazioni eseguite con protocolli sempre più uniformi e standardizzati”. Fanno eco i viaggiatori: “Era ora. Eravamo in attesa da diverso tempo di questa riapertura delle frontiere per gli Usa, per i vaccinati. Appena appresa la notizia abbiamo subito prenotato il volo. E’ il primo giorno di apertura e si spera sia un viatico sia per il turismo che per il business. Dopo uno scalo a New York, andremo in North Carolina nella zona del legno. E’ il primo viaggio dopo quasi due anni”, la testimonianza di due uomini d’affari nella lavorazione del legno e degli utensili, originari della provincia di Pesaro. “Finalmente si può viaggiare e posso incontrare dopo tanto tempo i colleghi, relazionarmi con loro. E’ la gioia di tutti. E’ una svolta importante. Siamo un po’ stanchi del face meeting. Un conto è dialogare su zoom, un altro è il contatto umano e professionale diretto che tanto mi è mancato”, le parole di un giovane ingegnere di Piacenza. “Non abbiamo aspettato neanche un giorno. Ci siamo sposati a metà ottobre e dovevamo farlo quasi due anni fa: non appena abbiamo saputo di questa opportunità, abbiamo prenotato per il volo di oggi. Faremo un giro di 20 giorni prima a New York e poi a San Francisco, Las Vegas, Grand Canyon, Los Angeles e poi a Miami”, racconta una giovane coppia toscana in luna di miele.

  • A Librorum, si parlerà de ‘I nostri domiciliari’ di Cristiana Muscardini

    Il 17 November 2021 dalle 18.30 alle 19.45 l’Associazione degli Ex deputati europei (FMA) organizza il sesto incontro “Librorum” durante il quale sarà presentato il libro di Cristiana Muscardini I nostri domiciliari. Con l’autrice discuteranno la Vice Presidente dell’Associazione Monica Baldi e Antonio Panzeri, già deputato europeo. L’incontro sarà trasmesso sulla piattaforma Zoom, per partecipare basta compilare il fom di seguito.

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  • Giustizia ed equità, cercasi sindacalisti e politici

    Da un lato spendiamo centinaia di milioni di euro per mantenere strutture che non producono nuovi posti di lavoro, dall’altro, ogni giorno, muoiono proprio sul posto di lavoro 3,4 persone. Dall’inizio dell’anno sono ormai 772 i morti (secondo quanto dichiarato dall’Inail il 31 agosto ma da allora ci sono state, quasi ogni giorno, altre vittime) senza che si sia ancora riusciti a impedire la continua e tragica perdita di vite. Intanto continuano ad aprirsi contenziosi tra lavoratori ed imprese che chiudono, anche senza vera necessità, mentre altre imprese continuano a chiedere personale specializzato, che non c’è né si fa nulla per formarlo, mentre nella ristorazione è diventato quasi impossibile trovare chi accetti di lavorare il sabato e la domenica, come se certe attività potessero restare aperte solo durante la settimana. Ormai da tempo è stato lanciato l’allarme: non ci sono sufficienti giovani medici per sostituire i tanti che sono andati ed andranno in pensione e la carenza di sanitari sul territorio, dove l’assistenza dovrebbe essere completamente riorganizzata, vista anche l’esperienza covid, è pari alla carenza di infermieri e tecnici di radiologia negli ospedali.

    Sono questi solo alcuni dei tanti problemi che attanagliano il mondo del lavoro e la vita delle persone ma la sensazione che abbiamo in molti è che sia il mondo dei partiti che dei sindacati, al di là di qualche dichiarazione, facciano ben poco per intervenire con proposte concrete e anche per aiutare il ministro del Lavoro a capire meglio la reale situazione. Estrema destra e centri sociali, coadiuvati da qualche anarchico, sfilano insieme per il no green pass, seconda puntata del no vax, trascinando nell’orbita della protesta, anche violenta, cittadini vari che sembrano ignari di quanto è accaduto e di quanto sta ancora accadendo per il covid. Non importa ai manifestanti, e a coloro che in un modo o nell’altro strizzano l’occhio, che nei paesi dove non sono state applicate, come in Italia specie negli ultimi mesi, le misure di attenzione e contenimento della pandemia ci sia un esponenziale aumento di contagi e di morti. Così pochi pensanti, al governo e non, si devono occupare delle polemiche e delle proteste, lontane dai reali problemi, invece di poter esaminare proposte che possano risolvere i tanti problemi di cui sopra. Intanto i due milioni e mezzo di anziani ricoverati nelle strutture sono ancora, nella stragrande maggioranza dei casi, e nonostante una disposizione nazionale ad hoc, segregati ed impossibilitati ad incontrare i loro famigliari, con gravissime conseguenze sul piano cognitivo e della salute fisica.

    Ci si occupa dei diritti alla procreazione, uteri in affitto e quanto altro, delle coppie unisessuali ma non del vertiginoso calo delle adozioni nonostante tanti bambini, anche in Italia, siano in disperata attesa di una famiglia e non si prende neppure in considerazione l’ipotesi dell’adozione da parte di single che potrebbero, dopo accurati controlli e verifiche, diventare genitori di quei bambini che oggi sono soli. Per troppe forze politiche è più importante occuparsi ora dei transgender, per i quali si potrebbe ragionare con più serenità anche tra qualche mese, che delle tante famiglie cadute in completa povertà e alle quali il volontariato sta cercando di provvedere con quel cibo che a troppi manca.

    La Rete, senza regole, continua a creare gravissimi problemi, specie ai più giovani, e non si programmano, fin dalle scuole elementari, materie di studio che indirizzino all’utilizzo corretto dei social e spieghino come decodificare e comprendere i messaggi che, in modo palese o surrettizio, influenzano e influenzeranno la vita di milioni di adolescenti. Adolescenti che diventeranno adulti schiavi di quella parte della tecnologia che si sostituisce alla nostra capacità di valutazione e discernimento. Intanto aumentano femminicidi e violenze in una società con troppe regole non rispettate e priva di quelle necessarie ed urgenti. Noi crediamo che questo governo possa fare molto ma che ci sia ora bisogno di politici e sindacalisti che facciano la loro parte non urlando in piazza o in televisione ma studiando e poi facendo proposte e presentando soluzioni non di parte perché l’Italia va avanti se ogni proposta, basata sulla conoscenza e lo studio della realtà coniugate con un po’ di cultura, è una proposta per migliorare le condizioni di tutti e non per accaparrare qualche voto in più.

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