Natale

  • In attesa di Giustizia: Buon Natale

    Continua a tenere banco la querelle innescata dalla Presidente dell’Ufficio GIP di Milano che ha richiamato i giudici ad uniformare le decisioni (allineandosi sulle richieste della Procura) relative all’indagine sulla edilizia privata: si ha ora notizia di un comunicato congiunto con il  Primo Presidente del Tribunale di Milano – forse una pezza peggiore del buco – da cui si apprende che la prassi del “fascicolo contenitore” rimane ben salda nella tradizione milanese: solo “dopo un certo periodo di tempo in presenza di una nuova richiesta proveniente dalla Procura, la stessa può essere riassegnata ad altro giudice”  il tutto senza che sia indicato un criterio temporale preciso, ma soprattutto si ricava che l’assegnazione rimane un atto discrezionale del dirigente. Sarebbe preferibile rendere conoscibili le logiche di assegnazione, a partire dal criterio di funzionamento dei softwares impiegati ai quale viene affidata la prima assegnazione dei fascicoli: rimane il criterio dei turni? i criteri sono noti ai P.M. per il c.d. canestro?

    La precostituzione del giudice naturale è un principio che la Costituzione affida alla legge, non a prassi, regolamenti e nemmeno ai macchinari o alle valutazioni discrezionali dei presidenti di sezione o del CSM, meno che mai è nota la promulgazione in Gazzetta di un codice di procedura penale ambrosiano.

    Cambieranno le cose con la separazione delle carriere? Proviamo ad immaginare come potrebbe essere vissuto il prossimo Natale negli Uffici Giudiziari…

    Un effetto collaterale potrebbe registrarsi proprio la sera della Vigilia: un Pubblico Ministero ed un Giudice, che da anni passavano il Natale insieme come vecchi amici e colleghi di scrivania, si fermano sulla soglia del Palazzo di Giustizia con il panettone in mano e l’imbarazzo negli occhi. “Scusa se non vengo nella tua stanza a festeggiare”, dice il P.M., “ora non si può più ed è meglio evitare commistioni: sai, l’apparenza…”.
    Poi, con un filo di voce, quasi commosso: “Ma tu mi vuoi sempre bene?”. Il giudice lo guarda e risponde: “SÌ, ma ognuno a casa sua. Se ci vedono mentre brindiamo, domani dicono che le mie sentenze sanno di spumante e tanto ci pensano i criteri di assegnazione dei fascicoli a tenerci vicini vicini”.  Così ognuno torna mestamente verso il proprio albero, con le lucine accese e il codice sotto il braccio.

    Si fa sera, sulla mail nome.cognome@giustizia.it di entrambi arriva quella di un avvocato proprio mentre stanno preparando la pasta con le vongole: gli avvocati, si sa, non vanno mai in ferie (quelle, tra l’altro, sono retribuite…) e sono pronti a difendere anche a Natale, a difendere il Natale.

    “Ma fate seriamente e vi separate pure la sera della Vigilia? Non vi hanno spiegato che non è una questione fisica ma di terzietà ed indipendenza? Cosa state a casa da soli a fare la scena e poi andate in vacanza insieme e vi telefonate tutti i giorni!  Venite da me, a casa mia potete stare tranquilli: è come un campo neutro, come dovrebbe essere l’aula del Tribunale, ed io sono la parte processuale che presidia il rispetto elle garanzie ad ogni costo e con il codice vigente non quello di Mani Pulite!”.

    Buon Natale al P.M., al Giudice e all’Avvocato che si ritrovano attorno allo stesso tavolo. Il P.M. porta lo spumante, il Giudice vigila sull’equo taglio delle fette di panettone e pandoro, l’avvocato assaggia per primo e se deve fare qualche obiezione sulla bontà delle bollicine o dei lievitati la formula senza esitazioni (quasi) certo della equidistanza del Giudice.

    Abbiamo voluto scherzare un po’, almeno una volta, in una rubrica che leggendola non ha mai messo allegria, nemmeno quando al Ministero della Giustizia sedeva Fofò Bonafede (ora assurto, per ignoti meriti, al Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria): può sembrare – ed è – una sorta di vignetta quella che si è intesa offrire ai lettori questa settimana. Sarebbe, però auspicabile assistere ad un simile brindisi di mezzanotte, tutti insieme: in alto i calici alla giustizia giusta ed alla separazione delle carriere ma, almeno, non a quella del Natale.

  • Speranze per il nuovo anno

    Eccoci, ancora insieme, ad augurarci buon Natale e buon anno.

    Il tempo vola inesorabile e tanti progetti e speranze sono rimaste lì ad aspettare un nuovo anno, in ogni caso, con tutte le difficoltà ed i problemi di tutti, Il Patto Sociale ha cercato di darvi informazioni corrette, commenti ed analisi non di partito preso, insomma abbiamo cercato di essere uno strumento utile mantenendo ad ogni costo la nostra totale indipendenza.

    Pensiamo di interpretare il vostro pensiero elencando alcune delle speranze che il nuovo anno dovrebbe rendere realtà concreta.

    Una pace giusta e dignitosa per l’Ucraina e la condanna per tutti coloro che, partendo da Putin, si fanno beffa delle leggi internazionali e dei diritti delle persone.

    Una società che non dipenda dall’intelligenza artificiale ma dall’intelligenza degli esseri umani capaci di non diventare, inconsapevolmente, schiavi delle macchine e della tecnologia, capaci di non cedere alla tentazione del profitto ad ogni costo.

    Un ritorno al rispetto reciproco, all’empatia, alla consapevolezza che se non si ha cura di tutto quanto è intorno a noi rischiamo di perdere la nostra stessa vita perché l’ecosistema non è una cosa astratta ma la vita di ciascuno dipende dalla vita degli altri, uomini, animali, alberi, terra, aria, acqua.

    Uno sguardo più attento, che ci faccia poi agire concretamente, per aiutare i tanti che hanno bisogno di aiuto.

    E tutto il resto che sappiamo se guardiamo dentro il nostro cuore, auguri ed un abbraccio,

    Cristiana Muscardini e Il Patto Sociale

  • Logistica sotto stress per le consegne natalizie

    Nel trimestre natalizio le aziende europee vivono il loro “golden quarter”, ovvero settimane in cui la domanda esplode, le linee di produzione accelerano e i magazzini si riempiono fino all’ultimo metro. Secondo lo studio condotto da Effigy Consulting per FedEx Corporation, nel 2024 le spedizioni europee hanno superato i 6,2 miliardi di colli, contro i 5,7 miliardi del 2023. Un incremento che racconta da un lato un mercato in fermento, dall’altro un’infrastruttura logistica sottoposta a una pressione inedita.

    Dietro le luci delle feste e il ritmo serrato delle consegne si nasconde una realtà meno visibile ma cruciale, più merci significa più rischio. Con l’aumento dei volumi i magazzini diventano sempre più verticali e automatizzati per guadagnare spazio e velocità.

    Questo rappresenta senza dubbio un vantaggio competitivo notevole, infatti secondo un’analisi condotta da FSE PROGETTI, un magazzino verticale automatizzato può arrivare fino a quattro volte la capacità utile di una scaffalatura tradizionale, pur occupando la stessa superficie a pavimento. Ma questo aumento di capacità porta con sé un effetto collaterale importante: più prodotti nello stesso spazio significa anche più materiale che può prendere fuoco.

    In pratica il rischio di incendio cresce in proporzione e, di conseguenza, le strutture devono essere progettate per resistere a incendi più intensi, passando da standard di protezione normalmente sufficienti (R 90–R 120) fino a livelli molto più elevati (R 240).

    In questi magazzini automatizzati di nuova generazione, affidarsi solo alle protezioni tradizionali può diventare costoso e poco pratico. Come fare, dunque, a tutelare la sicurezza e l’operatività di queste strutture nel periodo più intenso dell’anno? La soluzione passa da un cambio di prospettiva, ovvero la progettazione ingegneristica della sicurezza antincendio (Fire Safety Engineering, FSE).

    Questo approccio consente di adattare le misure di protezione alla realtà concreta di ogni magazzino, studiando i possibili scenari di incendio e implementando le misure di sicurezza più adatte ad ogni struttura. Così si possono integrare impianti automatici di spegnimento ad alta affidabilità, capaci di garantire un livello di sicurezza anche molto elevato (fino a R 240).
    Un magazzino progettato con criteri ingegneristici non è solo più sicuro, ma è anche più resiliente e affidabile, capace di adattarsi rapidamente ai picchi di attività, prevenire interruzioni e ridurre al minimo i rischi che possano compromettere la continuità operativa. Per le aziende che vivono di tempi certi e performance costanti, questo significa proteggere investimenti importanti, garantire la regolarità delle consegne e mantenere la fiducia dei clienti, soprattutto nei periodi di maggiore pressione come il trimestre natalizio.

    “Quando la domanda esplode e ogni minuto conta, non basta consegnare i pacchi in tempo, bisogna assicurarsi che l’intera catena logistica continui a funzionare senza intoppi. La progettazione ingegneristica della sicurezza antincendio ci permette di pianificare scenari realistici, ridurre i rischi e permettere che le operazioni procedano senza interruzioni, proteggendo al contempo persone, merci e investimenti,” conclude Gianluca Galeotti, presidente di FSE PROGETTI.

  • A Natale ogni famiglia italiana spreca mediamente cibo per 90 euro

    Il Natale è il momento delle tavole imbandite, dei piatti della tradizione e dei pranzi trascorsi all’insegna della convivialità. È però anche il periodo dell’anno in cui il rischio di sprecare cibo aumenta sensibilmente.

    Secondo le stime, durante le festività il costo “invisibile” dello spreco alimentare può raggiungere i 90 euro per famiglia. Per vivere un Natale più attento, gustoso e sostenibile, Too Good To Go propone una guida antispreco ricca di consigli e suggerimenti pratici per celebrare le feste con un approccio davvero “spreco zero”.

    Già nel 2023, un sondaggio condotto da Too Good To Go in collaborazione con YouGov mostrava come l’86% degli italiani dichiarasse di sprecare cibo durante le feste natalizie, con il 37% che affermava di gettarne via oltre un quarto rispetto a quanto acquistato.

    Le analisi più recenti confermano che questo trend si mantiene anche nel 2024. Dal punto di vista economico, il periodo natalizio si distingue per una spesa rilevante: solo per il pranzo e il cenone del 25 dicembre le famiglie italiane spendono in media 108 euro[footnoteRef:1] e, secondo le stime di Ener2Crowd.com, il costo dello spreco alimentare durante le festività si aggira intorno ai 90 euro per nucleo familiare. Complessivamente, tra la Vigilia e Capodanno in Italia si sprecherebbero circa 575.000 tonnellate di cibo, per una perdita economica che supera i 9 miliardi di euro. [1: Fonte: Coldiretti/Ixe]

    Questi dati dimostrano come lo spreco alimentare nel periodo festivo rimanga un problema persistente, con impatti non solo economici, ma anche ambientali e sociali. La vera sfida è trasformare questa criticità in un’opportunità per adottare comportamenti più consapevoli e sostenibili, soprattutto nei momenti di festa.

    «Questi dati ci ricordano che il cibo che finisce nella spazzatura non rappresenta solo una perdita economica per le famiglie, ma anche un danno per l’ambiente e per la società” commenta Mirco Cerisola, Country Director di Too Good To Go Italia. “Il cibo non è un ornamento da esporre a tavola e poi buttare: sprecarlo significa perdere valore, risorse e occasioni di condivisione. A Natale possiamo scegliere di evitare questo costo nascosto e celebrare con consapevolezza. La scelta è nelle nostre mani».

    Too Good To Go invita a vivere le feste con attenzione e originalità. Dalla lista della spesa, alla pianificazione dei pasti, al riuso degli avanzi: ogni gesto può ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse. Proprio per questo, il Natale è un’occasione per sperimentare nuove ricette, attuare comportamenti più attenti e reinventare tradizioni in chiave responsabile. In questo modo, il Natale diventa non solo attento, ma anche più divertente e sorprendente.

    Prima di acquistare, è bene controllare cosa si ha già a disposizione: spesso qualche ingrediente dimenticato può rivelarsi prezioso per le ricette delle Feste. E attenzione alla sindrome del buon padrone di casa, quella sensazione che spinge a comprare più del necessario per paura di non fare bella figura. Frigo e dispensa vanno orgnizzati con ordine: ciò che scade prima va davanti. Basta un semplice spostamento per evitare sprechi ed evitare di comprare troppo cibo.

    I dolci natalizi come panettone e pandoro risultano tra le specialità più sprecate durante le feste. Per evitare sprechi, basta un po’ di creatività: il panettone avanzato può diventare un crumble, la base per un tiramisù alternativo o una colazione golosa. Il pandoro invece può diventare un french toast natalizio o ad esempio un ingrediente per un gustoso budino al cioccolato o un classico trifle inglese. Un’attenzione in più va prestata anche al pane: si stima che ogni persona ne sprechi in media un panino a settimana. Il pane avanzato può avere nuova vita: si possono preparare gustose zuppe per i giorni successivi, oppure tostarlo e utilizzarlo per realizzare bruschette, crostini o canapè. Può anche diventare un ingrediente versatile per passatelli, canederli polpette o ripieni.

    Per oltre un italiano su tre (36%) a Natale “regalo” fa rima con cibo e prodotti gastronomici. A confermarlo è un recente sondaggio condotto da Too Good To Go tra gli utenti della propria community, dove il 74% afferma che è solito regalare cibo a Natale, spesso prodotti tipici regionali (22%) o con cesti natalizi con prodotti tipici per le festività (19%). Questa tendenza è accompagnata però da una necessità per gli italiani di contenere le spese per i regali: un terzo dei rispondenti al sondaggio ha infatti affermato che la spesa media per regalo a persona è tra i 10 e i 20 euro, mentre il 36% ha come budget tra i 20 e i 50 euro.

  • Il Santo Natale ci aiuti alla riflessione e ci guidi in azioni giuste

    Sta per finire un anno sempre più segnato da guerre, violenze, solitudini, sofferenze.

    Sperare nel nuovo anno non basta se ciascuno non sarà capace di fermarsi, almeno un attimo, per guardare dentro di se, per cercare di capire quanto può fare per contribuire ad una rinascita di valori e sentimenti nel rispetto per gli altri.

    Anche la politica, o per meglio dire i partiti, rifletta sulla urgente necessità di linguaggi più moderati e di maggior attenzione alle tante necessità dei più deboli e riconosca il fondamentale ruolo di chi deve quotidianamente occuparsi della sicurezza ,del futuro o della solitudine altrui.

    Nonostante tutto vogliamo credere che ci sia ancora tempo e spazio per ricostruire una società che sappia sedare i conflitti, che sia capace di confronti senza pregiudizi, attenta alle inquietudini dei più giovani ed alle angosce dei più anziani

    Una società volta ad un progresso giusto e consapevole perché, nonostante i Musk di turno, ogni epoca ha il suo, la macchina non può sostituirsi all’essere umano e l’intelligenza artificiale non ci può privare della nostra capacità di un giudizio ed una scelta che derivano da sapere, conoscenza e coscienza.

    Crediamo nel Progresso,  che non può, non deve,  essere così repentino da lasciare indietro i più semplici e nella tradizione di quello che di meglio ci ha lasciato il passato, tutti dovremmo essere un po’ conservatori e un po’ riformatori , e daremo consapevoli di quello che siamo solo se avremo rispetto di quello che è stato prima di noi, nel connubio tra tradizione e futuro avremo possibilità di una crescita armoniosa.

    Per questo nuovo anno che arriva a tutti l’augurio di una speranza consapevole e per tutti la speranza deve essere supportata dalla volontà di realizzare quanto è meglio per noi e per gli altri perché “nessuno si salva da solo”.

    Il Santo Natale ci aiuti alla riflessione e ci guidi in azioni giuste.

  • Gesù bambino settimino in Venezuela, Maduro anticipa il Natale

    Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha annunciato di aver anticipato per decreto il Natale al primo ottobre. Lo ha comunicato durante una diretta trasmessa dalla televisione nazionale, poche ore dopo l’annuncio del mandato di cattura del candidato di opposizione Edmundo Gonzalez Urrutia. “Siamo già a settembre e c’è aria di Natale. Sì, c’è aria di Natale e per questo, in omaggio e ringraziamento a tutti voi, vi annuncio che decreterò di spostare questa festività al primo ottobre. Sarà Natale per tutte e tutti il primo ottobre. È arrivato Natale con pace, felicità e sicurezza”, ha detto Maduro.

    Non si tratta della prima iniziativa del genere: nel 2020 il presidente aveva annunciato per il 15 ottobre l’inizio delle festività e nel 2021 lo aveva anticipato al 4 ottobre. Durante le settimane che precedono il Natale, il governo venezuelano è solito intensificare gli aiuti e i bonus, soprattutto attraverso la distribuzione di pacchi alimentari, pratica iniziata negli anni peggiori della crisi economica. Ancor prima, già nel 2013, Maduro anticipò la festività all’1 novembre per distogliere l’attenzione del popolo dalla grave crisi economica che attanagliava il Paese, così come dalla carenza di cibo e dall’aumento di criminalità a Caracas.

    Dietro la decisione, gli osservatori vedono un modo per tentare di placare le contestazioni sulla regolarità del conteggio dei voti in base al quale Maduro avrebbe vinto le elezioni a luglio scorso. I funzionari di alcuni seggi si sono rifiutati di rilasciare i conteggi cartacei del voto elettronico mentre sono state diverse le segnalazioni di brogli e intimidazioni ai danni degli elettori. Convalidata dalla Corte suprema venezuelana, la vittoria di Maduro sarebbe arrivata grazie al 52% dei voti arrivati dal Consiglio nazionale elettorale (CNE). Ma l’amministrazione non ha mai reso pubblici i resoconti dei seggi elettorali e numerosi Paesi, latinoamericani e occidentali, hanno criticato i risultati per la mancanza di trasparenza. A livello locale la crisi politica si è tradotta in violenza fra i sostenitori di Edmundo Gonzalez Urrutia, candidato dell’opposizione da molti ritenuto il vero vincitore dell’elezione, e i lealisti. Oltre 1.700 persone, sin qui, sono state arrestate e 24 sono morte.

    Solo qualche ora prima dell’annuncio della festività anticipata, la Procura del Venezuela ha chiesto l’arresto del candidato dell’opposizione alle presidenziali González, accusandolo dei «reati di usurpazione di funzioni, falsificazione di documenti pubblici, istigazione a disobbedire alle leggi dello Stato, cospirazione, sabotaggio per danneggiare i sistemi ed associazione terroristica». La richiesta, emessa dal procuratore ausiliario Luis Ernesto Dueñez Reyes, è già stata approvata dal Tribunale di prima istanza con funzioni di controllo e resa dunque effettiva.  González Urrutia non si è presentato a tre convocazioni in tribunale – l’ultima venerdì scorso – per essere ascoltato sul contenuto di una pagina pubblicata sul sito della coalizione di opposizione Piattaforma unitaria democratica (PUD) in cui il 75.enne viene indicato come vincitore delle elezioni presidenziali. L’ex ambasciatore, che vive in semi-clandestinità, non appare in pubblico dal 30 luglio. Per giustificare le sue assenze, González Urrutia ha detto di temere una magistratura «senza garanzie di indipendenza».

  • Buon Natale con amicizia

    Non è ancora Natale ma lo sarà tra pochissimo e in un attimo saremo nel nuovo Anno e voglio dirvi tutto quello che non mi è piaciuto, non mi piace e non mi piacerà, visto che immagino che le cose non cambieranno molto.

    1) Non mi piace Elon Musk con buona pace di tutti coloro che lo invitano, lo invidiano, lo cercano di imitare, nel loro piccolo, o ne fanno un esempio.

    Non mi piace che abbia utilizzato la maternità surrogata per arrivare a 11 figli, alcuni dei quali hanno nomi che sembrano formule chimiche, figli che sembrano costruiti come i suoi robot, gli androidi, le macchine che vuole fare diventare sempre più simili nell’aspetto all’essere umano e con un’intelligenza artificiale che presto sarà in grado di pensare al posto dell’uomo e di decidere di conseguenza. Macchine, futuri umanoidi che toglieranno anche posti di lavoro.

    Non mi piace che continui a sparare in aria i suoi satelliti che, a questo ritmo, rischieranno presto, come dicono coloro che hanno sommato i numeri, di impedirci la vista delle stelle.

    Non mi piace che mentre noi dobbiamo sottostare alle nuove regole, necessarie per tentare di preservare il pianeta, lui porti in giro nello spazio i suoi amici miliardari, che pagano profumatamente per inquinare l’aria: strano mondo il nostro dove non sono impediti i voli privati nello spazio ma l’accensione del caminetto in casa.

    Non mi piacciono le sue pericolose macchine elettriche, i licenziamenti delle sue aziende, il monopolio di X, simbolo di una lettera che nell’immaginario collettivo ha sempre rappresentato un simbolo di anonimato, di mancanza di alfabetizzazione. X come la firma di chi non sapeva scrivere, X per manipolare milioni di persone che lentamente ed inesorabilmente hanno smesso o stanno smettendo di pensare.

    Non mi piace che ora sembri aiutare l’Ucraina ma poi strizzi l’occhio alla Russia, che si senta un maschio bianco dominante, che nasconda, dietro la sua sicura intelligenza ed inventiva, tante fragilità pericolose per gli altri.

     

    2) Non mi piacciono gli influencer perché, come dice la parola stessa, influenzano gli altri guadagnandoci sopra, mi dispiaccio che tante persone siano così insicure d’aver bisogno del consiglio degli influencer per comperare una borsa o uno shampoo.

    Molte dittature sanguinarie sono nate sotto l’influenza di persone capaci di affabulare il prossimo, ancora oggi scontiamo le conseguenze di quel passato, recente e lontano nei secoli della storia

    Dovremmo cercare di liberarci dall’influenza di chi ci spinge a comperare un oggetto e tornare a capire che la nostra peculiarità, il nostro sentirci qualcuno, non dipende da cosa indossiamo ma da come siamo.

    Dovremmo essere più attenti alle manipolazioni della rete, dei media, della politica o dell’intellighentia, quello che dicono spesso tira acqua al loro mulino, non al nostro oggettivo interesse, i manipolatori si ammantano di sorrisi o promesse e così si veicola anche la violenza contro intere categorie.

     

    3) Non mi piace che si confonda il patriarcato con il maschilismo imperante che porta le donne a cercare l’eterna giovinezza e gli uomini a perdere il rispetto dell’altro, non mi piace una società liquida dove l’identità è annullata

    Legittimo per tutti scegliere di tatuarsi come di cambiare sesso, se lo si sente necessario per la propria stabilità, ma non certo in età adolescenziale, ma non certo per cercare una strada d’uscita all’angoscia che fa parte della vita stessa e che va combattuta con la conoscenza di se ed il rispetto dell’altro.

     

    4) Non mi piacciono la verità a senso unico, la discriminazione, il preconcetto, l’indifferenza, l’ostentazione, l’arrivismo, la prevaricazione, la banalizzazione, la strumentalizzazione, la negazione della storia, l’uso della tecnologia senza regole certe, la superficialità di troppi genitori, l’impreparazione della scuola rispetto ai nuovi problemi del terzo millennio, la violenza verbale e fisica, l’impreparazione culturale e politica, l’attenzione dei media solo all’audience senza valutare le conseguenze di quanto trasmettono

    5) Non mi piace una società che mette troppe regole a chi onestamente cerca di rispettarle e lascia che altri le calpestano impuniti

    Non mi piace la burocrazia inutile e la mancanza di una politica europea che sappia difendere valori ed accogliere chi ha necessità di accoglienza.

    Non mi piace il politicamente corretto quando diventa la strada per cercare di impedire la libera espressione ed apre il percorso che porta la normalità della maggioranza ad essere subordinata ad altre realtà minoritarie.

     

    Mi rendo conto che sono troppe le cose che non mi piacciano e non voglio rattristarvi oltre, tra poco sarà Natale ed un nuovo anno perciò ricordiamoci che la democrazia e la libertà sono beni preziosi che ogni giorno vanno preservati all’interno di regole chiare, condivise, applicate e difese sia dalla classe dirigente, di maggioranza ed opposizione, in politica e nella cultura, sia da ciascuno di noi singoli individui.

    Che noi si abbia una religione di riferimento, o che si sia laici in modo assoluto, dobbiamo sapere tutti che c’è un mondo intorno a noi fatto di essere umani, come noi o diversi da noi, e questo mondo, tutte queste persone, hanno diritto alla vita ed al rispetto

    Il mio augurio è che si riesca a camminare insieme agli altri con la disponibilità a comprendere le unicità e le diversità, in una società che diventi capace di affrontare tutte le forme di progresso valutando le conseguenza di ogni grande e piccola scelta.

    Il mio augurio è di guardare all’ecosistema sapendo che senza averne rispetto anche noi contribuiamo alla lenta morte della terra perché le leggi di natura possono essere, per qualche tempo, violate ma alla fine sarà la natura stessa a renderci la vita impossibile

    Il mio augurio è che, guardando dentro di noi, troviamo umanità, empatia, rispetto per noi, per il nostro corpo, per la nostra anima e per gli altri

    Un pensiero a chi vivrà questi giorni, e purtroppo i futuri, in zone di guerre o minacciati dal terrorismo, dalla fame, dalla siccità, dalla violenza o dalla paura, a chi non ha nulla o a chi ha troppo e non se ne accorge

    Buon Natale con amicizia

  • E’meglio accendere un lumino che maledire l’oscurità

    A Natale, il giorno della vigilia, penso non vi sia buio nel mondo. Almeno, non nel mondo in cui sono cresciuto e che mi si è impresso profondamente nell’anima. E nel cuore.

    Da piccolo, aspettavo tutto l’anno la messa di mezzanotte, settimane prima della vigilia ci si litigava, tra fratelli, il privilegio di portare la lampada, poiché a quei bei tempi le luci stradali non c’erano ovunque, anzi, in certe valli sperdute non ci sono ancor oggi. Così, nella notte di Natale molti – e noi tra di loro – portavano la lampada, anche se il cielo era pieno di stelle e la luna largiva un ampio sorriso.

    Ma così doveva essere.

    Eppure, in lungo e in largo si diffondeva la canzone “Tu scendi dalle stelle, o re dei cieli…

    ” E come avrebbe potuto essere altrimenti?

    A quel tempo mi sembrava che tutte le stelle si fossero date appuntamento nelle nostre valli e avrebbero preso a muoversi, laggiù, come in cielo.

    Penso che il buio neppure sfiorasse le nostre menti, come se il buio, al mondo, non ci fosse per niente. Le finestre della chiesa risplendevano, dentro era pieno di luce e la gente aveva negli occhi tanta gioia…

    Tanta gioia, tanti lumini li avevamo anche sull’albero di Natale e desideravamo averne ancora di più.

    Ma gli anni passavano e con gli anni arrivarono Natali di ogni genere. Infatti, s’approssimava anche la tenebra.

    Ricordo una grande tormenta, bioccoli di neve fradicia frustavano il viso, ma ciononostante andavamo alla messa di mezzanotte, forse sentendo che avevamo bisogno di racimolare più luce possibile, anche per domani, anche per gli anni futuri…

    Il buio sta sempre in guardia. Subito ti si fa addosso, solo che per un attimo tu dimentichi di pensare allo splendore, che tu dimentichi di accendere un lumicino.

    Un Natale uno dei fratelli si ammalò.

    Un altro Natale la nostra madre non fu più con noi…

    Poiché gli anni passavano.

    Una volta, durante la guerra, in trincea, avevamo solo una candela, la vigilia di Natale. Qualcuno l’aveva serbata apposta per quella sera e così l’accendemmo, in quell’umido scavo, sotto ad un mantello e a turno l’andavamo a guardare.

    Nel ’44, la sera della vigilia, sotto le nostre finestre scorrazzavano i carri armati, tremolavano i lumini sull’albero di Natale, gli aerei gironzolavano sotto le stelle, c’era tanta tenebra, tanta angoscia intorno, in molti si sapeva già che quello era l’ultimo Natale in Slovachia per noi, giacché erano vicine ormai anche luci, quali quelle di interi villaggi dati alle fiamme…

    E tuttavia, quella sera cercammo di tenere a bada l’angoscia, e provammo a cantare “O Bambino mio divino, io ti vengo qui a trovar…”

    Ma non c’era la gioia propria a quella sera, non c’era l’impeto della vigilia, c’era dell’altro.

    C’erano i lumini che albergavano in noi dai Natali passati, i canti annidatisi nelle nostre anime in quei giorni di gioia, i Padrenostro instillatici nel profondo del cuore dalle nostre madri, la fede nella redenzione, in Cristo, nel Salvatore, erano i vecchi, remoti lumini, che ora ci proteggevano perché il buio non ci soffocasse, erano le speranze accese tempo addietro, che saremmo sopravvissuti anche a queste angustie…

    Erano i doni più preziosi lasciatici dai nostri genitori e mi piacerebbe avere ora una voce capace di risuonare in ogni dove, di richiamare tutte le madri, tutti i padri:

    – Meglio accendere un lumino per tempo!… Accendete per tempo, nelle anime dei vostri figli, dei lumini per Gesù Bambino, per il grande dono di Betlemme, i lumini della fede, i lumini della speranza, perché per ciascuno di noi da qualche parte sta in agguato il buio, ma chi porterà dentro di sé la luce non maledirà i momenti difficili…

    Da tempo sono ormai canuto, ma non di rado mi sembra di stringere ancora in mano l’impugnatura di quella lampada natalizia della mia infanzia, ed essa mi illumina, mi indica una via chiara ancor oggi, nei momenti di smarrimento.

    Jozef Cíger Hronský, è uno dei più celebri scrittori slovachi del Novecento. Per salvare la propria libertà di uomo e di artista davanti all’invadente e disumana ideologia comunista, nel 1945 egli lasciò la Patria e, passando per l’Austria, Baviera e Italia, trovò rifugio in Argentina. Il pseudonimo Hronský trae origine dal fiume Hron, sulle rive del quale Marco Aurelio aveva iniziato la stesura dei suoi Ricordi e che scorre lungo la città di Zvolen, nella Slovachia centrale, dove Jozef Cíger nacque ne 1896. Prima di espatriare, egli diresse la più importante istituzione culturale slovaca, Matica slovenská, portandola alla massima fioritura. Lo scrittore scomparve prematuramente nel 1960 a Lujan (Buenos Aires). Nell’estate del 1993, in adempimento di un suo desiderio ardente più volte espresso in esilio, i suoi resti mortali furono traslati in Slovachia e tumulati al Cimitero Nazionale di Turčiansky Sv. Martin.

  • Natale

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Michel Lodigiani

    L’anno che ci lasciamo alle spalle sembra averci fatto fare un desolante viaggio a ritroso nel tempo: la pandemia non ha cessato di falcidiare vite umane, imponendo quotidianamente un tributo che grava soprattutto sui più deboli e, forse per questo, non sembra interessare più di tanto agli altri; la guerra è tornata in Europa, segno che le tragedie del ‘900 non sono state sufficienti a vaccinarci contro di essa; la crisi alimentare, che per noi si traduce in uno scontrino più alto alla cassa di supermercati comunque saturi di prodotti, altrove assume il nome sinistro di carestia; i regimi totalitari impongono brutalmente le loro regole mentre le democrazie esitano e sacrificano i princìpi fondatori, per necessità o per scelta, ai dettami della “real politik” quando non, peggio ancora, ad astratte diatribe ideologiche e a meschini giochi di potere.

    Sinceramente, confesso, mi riesce difficile in questo quadro trovare i motivi di speranza con cui vorrei accompagnare i miei auguri, se non nella possibilità che la consapevolezza della gravità di questo momento storico costituisca la molla, per i potenti come per ognuno di noi nella propria quotidianità, per trovare la strada del bene. “La crisi” – scriveva Einstein – “può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perchè è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura”. Speriamo che avesse ragione! Potremo tuttavia godere dei frutti straordinari della mente umana soltanto se sapremo dar loro vita con quelli del cuore, facendo nostri gli scandalosi comandamenti che ci ha lasciato quel bambino di cui ci accingiamo a celebrare il 2022° compleanno: “ama il tuo prossimo” e “ama il tuo nemico”.

    Buon Natale e Buon Anno!

    Michele

  • Pensieri

    Questo Natale sarà il primo senza la grande paura del covid, ma il covid non è sparito, molte persone devono ancora andare all’ospedale e qualcuno non sopravvive, l’influenza si sta espandendo, i pronto soccorsi sono pieni e mancano medicine, un consiglio per tutti: nei luoghi affollati, nei grandi magazzini, sui mezzi pubblici e nei negozi mettiamoci la mascherina, disinfettiamoci le mani, un po’ di saggia precauzione aiuta!

    Questo sarà il primo Natale di guerra per gli ucraini senza luce, acqua, riscaldamento e che da febbraio sono sotto le bombe. Moltissimi sono rimasti senza casa, vestiti, ricordi di una vita, troppi  sono stati i morti ed i feriti, molti bambini e vecchi soffrono più di tutti, facciamo, ciascuno, quello che possiamo per alleviare le loro sofferenze, se abbiamo già dato diamo ancora un po’ perché la loro resistenza è anche il nostro futuro di libertà.

    Sarà il primo Natale nel quale, per quanto possano officiare ed assistere a funzioni religiose, Kirill e Putin saranno guardati dal mondo civile, di qualunque religione, come i mandanti ed i finanziatori di assassini, siano questi uomini della Wagner o di altre formazioni. Il primo Natale nel quale gran parte del popolo russo dovrà piangere i suoi figli mandati a morire inutilmente in una guerra ingiusta e crudele iniziata e continuata, contro ogni ragionevolezza ed in spregio ad ogni legge internazionale, solo per appagare la sconfinata sete di potere del nuovo zar e del suo accolito Kirill che ha utilizzato ed utilizza la religione per arricchirsi.

    Non si festeggia il Natale in molti paesi nei quali la violenza, il sopruso, la mancanza di libertà, dei più elementari diritti umani, sono la norma. Pensiamo al coraggio dei tanti che manifestano in Iran, che sono uccisi per strada o sul patibolo solo perché cercano libertà e giustizia. Pensiamo alle donne afgane, alla bieca arretratezza dei talebani, ad un popolo ridotto allo stremo, pensiamo alle stragi perpetrate degli Shabaab non solo in Somalia, ai folli lanci di pericolosi missili fatti con sempre più frequenza del dittatore coreano, alle migliaia e migliaia di lavoratori morti in paesi come il Qatar, ai troppi migranti vittime dei trafficanti di esseri umani e a tutti quelli morti in mare mentre tentavano la strade dell’Europa e di una vita senza fame e guerre.

    Non può essere Natale senza pensare a tutti coloro, partendo dall’Italia, che attendono giustizia, al tragico numero di giovani morti per droga, a come dovremmo rivedere il nostro modo di vivere affinché il progresso si coniughi con il rispetto per chi ha bisogno di più tempo e cechiamo di far sì che il riconoscimento dei diritti vada di pari passo con il riconoscimento dei doveri di ciascuno e delle istituzioni.

    È Il primo Natale per il governo presieduto da Giorgia Meloni che, con determinazione e fatica, ha rotto steccati e pregiudizi. C’è molta strada da percorrere per il bene dell’Italia, dell’Europa, della democrazia e della libertà, passo dopo passo impegniamoci tutti, di qualunque parte politica, a percorrerla sapendo che il confronto corretto, anche acceso, fa crescere il Paese mentre insulti, preconcetti e menzogne scatenano spirali violente che non vogliamo veder tornare.

    Per troppi sarà ancora un Natale povero e freddo, di solitudine e paure, ascoltando Papa Francesco non dimentichiamoci di loro nei pensieri e nelle azioni, come singoli cittadini e come istituzioni.

    Buon Natale

Pulsante per tornare all'inizio