Venezuela

  • Sul blog di Grillo e su quello del M5S una lunga liason col Venezuela

    La liason tra grillini e Hugo Chavez e poi Nicolas Maduro è un tema ricorrente nel Blog di Beppe Grillo e nel Blog delle Stelle (house organ ufficiale del Movimento). E, come ha scoperto l’agenzia Adnkronos, il ‘bolivarismo’ grillino non nasce da interesse per Los Roques o Isla Margarita, mete turistiche di pregio.

    Il 22 febbraio 2019, sul sito di Grillo, Fabio Massimo Parenti scrive che “il mondo non accetta più i diktat statunitensi” e che “la maggioranza dei paesi rappresentati all’Onu” riconoscono “la legittimità dell’unica presidenza votata, quella di Maduro”. Pochi giorni prima sullo stesso Blog appare un post dal titolo ‘Venezuela: l’oro nero che fa gola a molti’ firmato da Danilo Della Valle (studioso di relazioni internazionali che scrive per ‘L’antidiplomatico’). Nel pezzo non mancano critiche a Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana dal 5 gennaio 2019 al 28 marzo 2019 e riconosciuto come presidente del Venezuela, tra gli altri, da Usa, Francia, Regno Unito. Ma non dall’Italia. “Prima dell’elezione a presidente dell’Assemblea nazionale” solo “un venezuelano su cinque conosceva Guaidó”, definito dal “sociologo Marco Teruggi un ‘personaggio creato ad hoc in laboratorio. Un mix di elementi che portano alla costruzione di un personaggio a metà tra il preoccupante e il ridicolo’; secondo lo scrittore venezuelano Sequera ‘Guaidó è più popolare all’estero, soprattutto nei circoli delle èlite della Ivy League di Washington”: sono solo alcuni dei giudizi sferzanti riportati dal Blog di Grillo, dove si ricorda che “il Paese che diede i natali a Bolivar possiede la più grande riserva al mondo di oro nero” e che dopo la morte di Chavez sono arrivate le “sanzioni imposte da Usa ed Ue, che costano al Venezuela circa 33 miliardi di dollari” gettando il Paese in una crisi, “con scarsità di beni di prima necessità e medicine, e un aumento della pressione interna ed internazionale, ai danni del governo in carica”.

    E’ del 2015 il post ‘Uscire dai #petrodollari, uscire dalle guerre’, questa volta a cura di Marinella Correggia, dove il Venezuela di Chavez viene citato tra i Paesi che si sono ribellati al petrodollaro. “Nel mirino – scrive l’autrice – sono del resto tutte le nazioni dell’Alleanza Alba (Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua) che non solo si sottraggono ai diktat del Fondo Monetario Internazionale ma cercano anche di sviluppare un proprio sistema finanziario basato sulla moneta virtuale sucre e perfino sul baratto”. Sempre nel 2015 il Blog di Grillo ospita un intervento del regista americano Oliver Stone dal titolo ‘Il colpo di Stato della Cia in #Ucraina’. “Ricordate il cambio di regime/colpo di stato del 2002, quando Chavez è stato temporaneamente estromesso, dopo che manifestanti pro e anti-Chavez erano stati colpiti da misteriosi cecchini nascosti in palazzine di uffici? Assomiglia anche alla tecnica usata all’inizio di quest’anno in Venezuela quando il governo legalmente eletto di Maduro è stato quasi rovesciato con l’uso di violenza mirata contro i manifestanti anti-Maduro”, si legge nel post del cineasta.

    Nel 2014 compare un articolo di Massimo Fini dedicato sempre alla situazione in Ucraina, dove però non mancano passaggi sul Paese sudamericano: “Prendiamo il Venezuela, adesso, dopo la morte di Chavez, guarda caso ci sono queste rivolte. E’ chiaro che in ogni Paese c’è del malcontento, a parte il fatto che la politica di Chavez in Venezuela era stata una politica non alla Castro. Chavez non era un comunista, ma un socialista e eletto democraticamente. E’ altrettanto chiaro che gli Stati Uniti soffiano su questi malcontenti o li foraggiano”.

    Facendo un salto indietro nel tempo – è il 2007 – ci si può imbattere in una lettera dello scrittore americano Gore Vidal con uno sperticato elogio a Chavez: “Guardo con ammirazione a quello che sta facendo Hugo Chavez, per esempio. E’ un’ispirazione per il mondo intero, a differenza degli Stati Uniti, che non sono un’ispirazione per nessuno, tranne per potenziali dittatori”. Non è da meno il Blog delle Stelle quando il 12 febbraio 2019 riporta il lungo intervento pronunciato in Aula dal deputato Pino Cabras sulla situazione in Venezuela. “Siamo ben lontani dal considerare Maduro un modello”, affermava il parlamentare, sottolineando però che riconoscere Guaidó presidente “in termini diplomatici, è un atto impraticabile, avventato e incompatibile con gli obiettivi dell’Italia”. Sempre il Blog delle Stelle ospitò il 4 febbraio dello stesso anno un post di Alessandro Di Battista che invitava il governo a mantenere una posizione “neutrale” rispetto alla crisi venezuelana: “L’Europa – scriveva l’ex deputato – dovrebbe smetterla una volta per tutte di obbedire agli ordini statunitensi”. Si contano poi diversi interventi a firma Manlio Di Stefano: tra questi, il post del 4 marzo 2017, nei giorni in cui l’attuale sottosegretario agli Esteri guidava una delegazione pentastellata in visita in America Latina: in Venezuela, racconta il parlamentare, il M5S tenne “diversi incontri con i rappresentanti delle organizzazioni regionali dell’America Latina, come la Celac, l’Unasur e l’Alba-TCP” nonché “incontri bilaterali con i diversi rappresentanti governativi della regione” che arrivarono a Caracas il 5 marzo in occasione dell’anniversario della morte di Hugo Chavez.

     

  • Borsino delle immigrazioni: boom di richieste di asilo nella Ue da parte di venezuelani

    I richiedenti asilo registrati per la prima volta nella UE nel 2019 sono stati 612.700, in aumento del 12% rispetto al 2018. In termini assoluti, fa sapere Eurostat secondo quanto riporta l’Ismu, quasi 1 su 4 ha chiesto asilo in Germania, seguita da Francia (20% del totale) e Spagna (19%). L’Italia rappresenta il 6% del totale per numero di prime richieste di asilo nella UE.

    A fronte di un aumento generale, in alcuni paesi però si registrano importanti diminuzioni rispetto al 2018: in particolare proprio in Italia (-34%), Germania (-12%) e Austria (-7%).  Secondo i dati Eurostat, le persone in cerca di asilo nella UE provengono soprattutto dalla Siria (74mila), seguita dall’Afghanistan (53mila) e dal Venezuela (45mila). Dei 45mila venezuelani che nel 2019 hanno chiesto protezione d’asilo per la prima volta nella UE, la stragrande maggioranza (90%) ha fatto domanda di asilo in Spagna (40.300). E mentre il numero di richiedenti provenienti dalla Siria è diminuito rispetto al 2018 (-7%), il numero di afghani e di venezuelani è aumentato rispettivamente del 35% e del 102%.

    Per quanto riguarda l’Italia, sempre in base ai dati elaborati Ismu, questa volta su dati del ministero dell’Interno, emerge che a fronte della rilevante diminuzione del totale delle richieste di asilo registrata (nel

    2018 erano 54mila), nel 2019 in Italia il numero totale dei richiedenti asilo è stato di 39mila unità (mentre i dati Eurostat sopracitati si riferiscono solo al sottogruppo di coloro che hanno fatto domanda per la prima volta). Nel 2019 si è riscontata la crescita del collettivo proveniente dall’America Centrale e Meridionale: oltre 6.700 richiedenti asilo – il 17% del totale – provengono infatti da Paesi di quest’area geografica, le cui domande di asilo sono quadruplicate in tre anni. Inoltre questi Paesi sono tra quelli con un tasso di riconoscimento di protezione alto.

  • Telenovela Venezuela: i pm americani accusano Maduro, quelli venezuelani Guaido

    Le sorti della governabilità del Venezuela passano sempre più per le vie giudiziarie. Dopo che gli Stati Uniti hanno posto una taglia di 15 milioni di dollari su Nicolas Maduro, ciò che dovrebbe bastare in un Paese letteralmente alla fame a organizzare la cattura del presidente, in quanto accusato dalla magistratura yankee di narcotraffico, il procuratore della Repubblica venezuelano, Tarek William Saab ha fatto sapere che il leader dell’opposizione Juan Guaido sarà chiamato a testimoniare nell’ambito di una indagine aperta contro l’ex generale venezuelano rifugiatosi in Colombia, Cliver Alcala Cordones, accusato di aver coordinato un piano per uccidere alti responsabili governativi ed eseguire un colpo di stato in Venezuela.

    Guaido, ha riferito la tv statale Vtv, è stato chiamato a comparire davanti a due pm nazionali giovedì “2 aprile per dichiarare riguardo alla confessione di Alcala Cordones realizzata dopo il sequestro di un arsenale da guerra in Colombia, a partire del quale il disertore ha riconosciuto che lo stesso Guaido sarebbe stato il mandante dell’operazione”. Il procuratore Saab ha concluso il suo annuncio affermando: “Vediamo come ci siano dei soggetti al margine della legge, totalmente ossessionati dalla conquista del potere solo per ottenere vantaggi economici, per promuovere come già lo hanno fatto a livello nazionale ed internazionale la corruzione”.

    La sera precedente l’esternazione del magistrato, il 30 marzo, in un discorso dal palazzo presidenziale, il presidente Maduro aveva avvertito che “la giustizia arriverà, con una ‘operazione tun-tun’ a tutti i terroristi, cospiratori violenti e complottisti”. E, aveva aggiunto: “arriverà anche da te (riferendosi a Guaido) che mi vedi, arriverà. Pensi che non verrà da te, la giustizia verrà da te e quando ti toccherà ‘tun-tun’, non metterti a piangere sui social”.

  • Maduro narcotrafficante, taglia da 15 milioni di dollari

    Gli Stati Uniti hanno accusato il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e altri alti funzionari del Paese di “narco-terrorismo” e hanno messo sulla testa del capo di Stato una taglia da 15 milioni di dollari. Le accuse a carico del novello ‘Pablo Escobar’ che è subentrato a Chavez nella sciagurata gestione del Paese sudamericano sono state formulate dalle corti di New York e Miami e rese note dal ministro della Giustizia a stelle e strisce, William Barr: cospirazione con una organizzazione terroristica per inondare gli Stati Uniti di cocaina e usare la droga come arma per minare la salute degli americani, nonché favorire il traffico di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti, grazie all'”alleanza” tra governo venezuelano e le rinate Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Il Venezuela avrebbe anche sostenuto il gruppo militare libanese di Hezbollah.

    La Casa Bianca aveva già riconosciuto ufficialmente l’oppositore di Maduro, Juan Guaidò, come legittimo presidente del Venezuela. “Il regime di Maduro – ha commentato Barr – è inondato da corruzione e criminalità”. Insieme al presidente sono stati incriminati altri dirigenti del governo, dal direttore dell’intelligence venezuelana al generale dell’esercito, fino al ministro dell’Industria. Su di loro è stata posta una taglia da 10 milioni di dollari.

    Secondo la procura di Miami, alcuni membri del governo venezuelano avrebbero riciclato il denaro sporco in Florida, investendo in proprietà immobiliari. Secondo Washington i ribelli colombiani “hanno ottenuto il sostegno del regime di Maduro, che sta permettendo loro di usare il Venezuela come un rifugio sicuro dal quale possono continuare a condurre il loro traffico di cocaina”. Maduro ha negato tutto e su Twitter ha accusato gli Stati Uniti e la Colombia di voler “scatenare la violenza in Venezuela”. “Come capo di Stato – ha aggiunto – ho l’obbligo di difendere la pace e la stabilità di tutto il Paese in ogni. Non ce la faranno neanche stavolta”.

    Era da 32 anni che il dipartimento di Stato americano non accusava un capo di stato straniero: l’ultima volta era avvenuto nel 1988, quando era toccato al leader panamense Manuel Noriega, accusato di essere un narcotrafficante in combutta con il cartello colombiano di Medellin.

  • Scontri in Venezuela tra l’opposizione e la polizia di Maduro

    Scontro tra le forze di sicurezza venezuelane fedeli al presidente Nicolas Maduro e i manifestanti guidati dal leader dell’opposizione Juan Guaido nella capitale del paese, Caracas.

    Dopo aver contestato la controversa rielezione di Maduro nel 2018, Guaido si è proclamato presidente provvisorio del paese ed è stato sostenuto da quasi 60 paesi, tra cui UE, Stati Uniti e Regno Unito. Tale mossa aveva scatenato numerose proteste ontro il governo socialista di Maduro.

    “Oggi torniamo di nuovo in piazza, lo spazio in cui i cittadini sono liberi”, è stato il commento di Guaido, aggiungendo che i manifestanti sono la legittima rappresentazione del popolo venezuelano.

    I manifestanti chiedono nuove elezioni. La polizia ha sparato gas lacrimogeni sulla folla. Nel frattempo, il partito al potere ha invitato il Paese ad un’altra mobilitazione in concomitanza con quella dei sostenitori di Guaido.

    Sotto la guida di Maduro, il Venezuela ha subito un collasso economico. Più di 4 milioni di cittadini sono fuggiti dal paese, molti in Colombia. Coloro che rimangono affrontano carenze di elettricità, cibo e medicinali.

    Gli attivisti per i diritti umani hanno ripetutamente condannato la situazione e gli attacchi del governo Maduro contro manifestanti e giornalisti.

     

  • La Ue proroga le sanzioni a carico del Venezuela

    Il Consiglio dell’Ue ha deciso di prorogare fino al 14 novembre 2020 le misure restrittive nei confronti del Venezuela per azioni contro la democrazia, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Un comunicato rilasciato dal consiglio di Bruxelles afferma che la decisione è stata presa in relazione alla «crisi politica, economica, sociale e umanitaria» che il Paese sudamericano sta attualmente vivendo.

    Tra le misure adottate dal Consiglio dell’Ue c’è embargo sulla fornitura di armi e attrezzature adatte a scopi repressivi interni. Inoltre, stiamo parlando di un divieto d’ingresso nell’Ue e del congelamento di partecipazioni bancarie per 25 persone che ricoprono incarichi ufficiali nello stato e sono responsabili della violazione dei diritti umani o di attentati contro la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela.

    «Queste misure hanno lo scopo di promuovere la ricerca di soluzioni democratiche comuni al fine di garantire la stabilità politica nel paese e soddisfare le urgenti esigenze della popolazione. Queste misure mirate sono flessibili e reversibili e progettate in modo da non danneggiare la popolazione venezuelana», spiega il Consiglio dell’UE.

  • In Venezuela è sempre più crisi umanitaria

    La scorsa settimana, su queste colonne, abbiamo affrontato il dramma dei caminates del Venezuela, oggi ci tocca fornire qualche altro dato che giunge da quel Paese, e non attraverso organi di stampa canonici ma da notizie divulgate da associazioni di volontariato che operano da tempo nelle aree più economicamente depresse del Sud America. E così, mentre i giornali e le Tv del mondo si sono dedicate, e si dedicano, alle proteste di piazza in Cile, senza rivelare alla fine qual sia il reale stato di disagio economico e sociale che pervade le campagne e i piccoli centri, ben lontani dalla capitale Santiago in cui si sono riversate tutte le attenzioni, sul Venezuela, se non in presenza di atti eclatanti, è calato il sipario o lo si socchiude di tanto in tanto. Eppure la situazione è tragica perché la povertà, la situazione economica sempre più drammatica, la mancanza di cibo e di beni primari hanno fatto raggiungere altissimi livelli di insicurezza alimentare.Secondo  l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), inoltre, i casi di malaria confermati sono costantemente aumentati negli ultimi anni, da meno di 36.000 nel 2009 a oltre 414.000 nel 2017. Dal 2016 sono stati segnalati più di 2.500 casi sospetti di difterite mentre dal 2017 i casi di morbillo sono 9.300. Cos’altro aggiungere?

  • Il dramma dei caminantes del Venezuela

    Un flusso umano continuo che dura da quattro anni, da quando è scoppiata la grande crisi politica ed economica in Venezuela. Migliaia di persone ogni giorno si mettono in cammino verso i Paesi limitrofi da dove poter raggiungere possibilmente gli Stati Uniti. Fuggono dalla fame, dalla miseria, dalla disperazione. Eppure del dramma dei caminantes, così vengono definiti nello spagnolo dell’America latina, questi migranti in transito se ne parla poco. Gente in transito, proprio così. Perché camminano, camminano incessantemente, di giorno e di notte, da soli, con famiglia seguito, adulti, bimbi, anziani, a volte scalzi, altre volte con abiti leggeri per attraversare il confine tra Venezuela e Colombia, incuranti del freddo di Bogotà e delle Ande. Un fiume umano che ricorda altri esodi, passati e presenti, alcuni documentati, altri raccontati, tanti, spesso, dimenticati. Quella del Venezuela è un’autentica emergenza, una crisi umanitaria molto grave e tra quelle meno finanziate del 2019. Nonostante oltre 4 milioni di venezuelani abbiano lasciato il Paese, il flusso di migranti e rifugiati ha registrato un nuovo picco nell’estate 2019. Fuggono da un Paese piegato da una crisi economica, dall’inflazione selvaggia, dalla mancanza di beni primari e dal crollo dei servizi pubblici. Tra dicembre 2018 e aprile 2019, come riporta Intersos, i prezzi dei prodotti di base, sono aumentati di oltre il 1000%. Anche se il cibo è ancora disponibile nei mercati, molte persone non possono permettersi di acquistarlo. La dieta si impoverisce, fino alla fame. Agli attuali prezzi di mercato lo stipendio medio di 15mila bolivar consente l’acquisto di circa 3 pagnotte di pane. Mancano elettricità e carburante. Il sistema sanitario è al collasso. Molti medici hanno lasciato il Paese. La carenza di personale, insieme alla mancanza di medicine e attrezzature, ha portato alla sospensione di attività e alla chiusura di reparti ospedaliere. I programmi di vaccinazione e profilassi sanitaria sono crollati. E non solo: se tra il 2008 e il 2015 è stato registrato un solo caso di morbillo (nel 2012), da giugno 2017 sono stati segnalati oltre 9.300 casi, di cui oltre 6.200 confermati. L’Organizzazione mondiale della sanità riferisce che i casi di malaria sono costantemente aumentati negli ultimi anni, da meno di 36.000 nel 2009 a oltre 414.000 nel 2017. Le ultime statistiche ufficiali disponibili dal Ministero della Salute venezuelano indicano che nel 2016 la mortalità materna è aumentata del 65% e la mortalità infantile è aumentata del 30% in un solo anno. Nell’area di confine della Colombia, migranti e rifugiati trovano alloggio in edifici, spesso attraverso affitti collettivi in alloggi sovraffollati, e in insediamenti informali, spesso insieme a sfollati interni e rimpatriati. Condizioni igieniche precarie e pericolo di subire abusi, dallo sfruttamento sessuale a quello lavorativo. Nella speranza di poter trovare altrove una vita migliore.

  • En NY: se reúne el GCI sobre Venezuela y del Grupo de Lima

    Los Ministros de Relaciones Exteriores de Canadá, Chile y el Perú, miembros del Grupo de Lima, junto con la Alta Representante de la UE y los Ministros de Relaciones Exteriores de Portugal y Uruguay, miembros del Grupo Internacional de Contacto, se reunieron hoy en las Naciones Unidas, en Nueva York, para abordar la situación de Venezuela.

    La reunión reflejó la decisión de ambos grupos de aumentar los contactos a efectos de contribuir a una solución política, pacífica y democrática a la crisis venezolana. Ellos acordaron que si bien la solución requiere que sea venezolana, el impacto regional de la crisis demanda que la región y la comunidad internacional jueguen un rol más activo en apoyar un pronto retorno de la democracia en Venezuela.

    Ambos grupos confirmaron su compromiso para una transición pacífica dirigida a elecciones libres y justas. A este respecto, expresaron su apoyo a todos los esfuerzos en curso hacia este objetivo. Ellos reiteraron su apoyo a la Asamblea Nacional democráticamente electa y afirmaron la necesidad de restaurar y respetar plenamente sus poderes, así como la liberación de todos los prisioneros políticos.

    Acordaron continuar una estrecha coordinación, incluyendo el acercamiento a otros actores internacionales relevantes. Ambos grupos continuarán asimismo trabajando juntos denunciado las violaciones de derechos humanos en el país, en el marco del Consejo de Derechos Humanos y otros organismos multilaterales.

    El Grupo de Lima y el Grupo Internacional de Contacto coincidieron en la gravedad de la situación humanitaria, incluyendo la crisis migratoria, y se comprometieron a continuar proporcionando asistencia humanitaria a la población venezolana y a los países vecinos afectados, en consonancia con principios internacionalmente aceptados. Expresaron su apoyo a la respuesta coordinada de las Naciones Unidas y subrayaron la necesidad de incrementar el apoyo internacional, garantizando que los agentes humanitarios son capaces de llevar su asistencia sin restricciones ni interferencias

    Por su parte la Alta Representante de la UE y los Ministros de Relaciones Exteriores de Portugal y Uruguay, en representación del Grupo Internacional de Contacto (ICG), reiteraron que se reunieron en Nueva York con los Ministros de Relaciones Exteriores de Canadá, Perú y Chile, en representación del grupo de Lima, para discutir el situación en venezuela. Esto es parte de la decisión del ICG de intensificar el compromiso diplomático con los actores relevantes de la comunidad internacional. Discutieron la situación en Venezuela como parte de la decisión del ICG de intensificar el compromiso diplomático con los actores relevantes comunidad internacional.

    El intercambio fue precedido por una reunión preparatoria entre los miembros del Grupo de Contacto Internacional. También asistió el recientemente nombrado Asesor Especial del Alto Representante para Venezuela, Enrique Iglesias.

    Las discusiones se centraron en los esfuerzos en curso para contribuir a una solución política, pacífica y democrática, a través de elecciones libres y justas; así como en formas de ampliar la asistencia para enfrentar la grave situación humanitaria que afecta a la población venezolana.

    En este sentido, el Alto Representante Mogherini también tuvo una reunión con el Secretario General Adjunto de las Naciones Unidas y el Coordinador de Ayuda de Emergencia, Mark Lowcock.

    El Grupo de Contacto Internacional continuará su divulgación con jugadores internacionales. Un encuentro con la Comunidad del Caribe (Caricom) se llevará a cabo en un futuro próximo.

     

  • Venezuelan scavengers vie with vultures for Brazilian trash

    PACARAIMA, Brazil (Reuters) – Surrounded by vultures perched on trees awaiting their turn, Venezuelan migrants scrape out a living scavenging for metal, plastic, cardboard and food in a Brazilian border town’s rubbish dump.

    Trapped in a wasteland limbo, they barely make enough to feed their families and cannot afford a bus ticket to get away and find regular work in Brazilian cities to the south. They blame leftist President Nicolas Maduro for mismanaging their oil-producing nation’s economy and causing the deep crisis that has driven several million Venezuelans to emigrate across Latin America.

    “I left because I was dying of hunger. We are trying to get ahead looking through this rubbish. Every night I pray to God to take me out of here,” said Rosemary Tovar, a 23-year-old mother from Caracas.

    Tens of thousands of Venezuelans have fled the political and economic upheaval in their country through Pacaraima, the only road crossing to Brazil, overloading social services and causing tension in the northern border state of Roraima. More than 40,000 Venezuelans have swollen the population of state capital Boa Vista by 11 percent, Mayor Tereza Surita told Reuters. The influx has also been a headache for Brazil’s new, far-right government of President Jair Bolsonaro, who has so far resisted U.S. pressure to take a more forceful attitude against Maduro. About 3.7 million people have left Venezuela in recent years, mostly via its western neighbour Colombia, according to the World Bank. A dozen Venezuelans scramble to grab bags of rubbish that tumble from the Pacaraima trash truck twice a day. They then sift through the piles as fetid plumes of smoke rise from the smouldering landfill. Sometimes they scavenge at night using headlamps.

    “We are looking for copper and cans, and hopefully something valuable, even food,” said Astrid Prado, who is eight months pregnant. “My goal is to get out of here. Nobody wants to spend their life going through garbage.”

    Charly Sanchez, 42, arrived in Brazil a year ago and has not been able to get to Boa Vista to get his work papers so that he can find employment.

    “We live off this. We make enough to buy rice, maybe some sausage, but not enough to buy a ticket to Boa Vista,” he said.

    Copper pays best, 13 reais (£2.53) a kilo, but it takes Sanchez a whole week to gather that much “wire by wire.”

    On a lucky day he said he had found a discarded cellphone, but not today. Some spaghetti, a small jar of sugar and a bit of cooking oil was Sanchez’s pickings for the day.

    Samuel Esteban, using a breathing mask for the smoke, stuffed cardboard into a large sack. For 50 kilos he will earn five reais, one third of the minimum monthly wage in Venezuela but just enough to buy a litre of milk in Brazil and some bread.

    Tovar criticized Maduro for denying that Venezuela is facing a humanitarian crisis.

    “He is so wrong. Look at us here in this dump,” she said. “If Maduro does not leave Venezuela, I will never return there.”

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