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Costruire la pace significa sapersi opporre alle violazioni dei diritti umani di tutti non solo di alcuni

Ora le forze politiche, con toni diversi ma più o meno tutte, condannano i vandalismi e le aggressioni avvenuti durante le manifestazioni per Gaza.

Dimenticano che il linguaggio aggressivo e violento, che gran parte di loro ha usato negli ultimi anni, ha fortemente contribuito all’escalation di sentimenti di odio non solo in quei gruppi che già in passato avevano aggredito la polizia, i carabinieri e proferito serie minacce contro gli avversari politici, ormai identificati come nemici da abbattere.

A prescindere dalle ovvie considerazioni che non saranno gli scioperi e le manifestazioni a salvare i civili di Gaza, a fermare il premier israeliano e ancor di più a far desistere Hamas dal trattenere gli ostaggi ed usare gli abitanti di Gaza come scudo umano, ci sorge spontanea la domanda “perché non ci sono state manifestazioni contro Hamas sia dopo il 7 ottobre che a seguito di tutte le innumerevoli volte nelle quali abbiamo capito che è responsabilità dei terroristi di Hamas che tanti civili perdono la vita?”.

Ed ancora: cosa ha impedito ed impedisce a Landini e company di sfilare contro l’aggressione continua all’Ucraina, l’uccisione di uomini, donne, vecchi, bambini, la loro deportazione, la distruzione sistematica di infrastrutture, ospedali, scuole, case, gli sconfinamenti di velivoli russi sul suolo dei paesi Nato che dimostrano la volontà di Putin di creare quell’incidente che può significare l’inizio di una guerra globale?

Come può progredire in pace una società nella quale, ormai a livello globale, si vive di odio, potere, sopraffazione delle idee e poi delle vite altrui? Una società nella quale i popoli, cloroformizzati dai social, diventano una massa amorfa non più un insieme di individui pensanti capaci di comprendere, accettare, anche il pensiero che non condividono.

Mentre ci astraiamo dalla realtà postando le immagini delle nostre vacanze o dei piatti che mangiamo al ristorante, mentre altri consumano la loro vita leggendo le storie, più o meno vere, dei personaggi noti ed altri si accaniscono sulla tastiera lanciando messaggi di odio e parlando di cose che non conoscono, mentre i ragazzi sono bulli violenti o vittime di bullismo e perdono la vita in sfide create dall’intelligenza demenziale di un sito, la realtà, che non è mai la nostra verità, è che in una società, sempre più brutale ed indifferente, sfilare per la pace non serve a nulla se non siamo in pace con noi stessi e con gli altri intorno a noi.

Costruire la pace significa potersi e sapersi opporre alla violenza, ai soprusi, alle violazioni delle leggi e dei diritti umani di tutti non solo di alcuni, chi non lo fa è complice dei tanti tiranni che, attraverso le oligarchie o le pseudo democrazie, ogni giorno, ormai da troppo tempo, erodono un po’ della nostra libertà.

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