Europa

Ripicca della Ue per Aukus: rinviato il negoziato per il libero scambio con l’Australia

Non si sono ancora rimarginate le ferite aperte dal Patto Aukus. Nonostante la dichiarazione congiunta di Joe Biden ed Emanuel Macron e la riuscita del Consiglio commercio e tecnologia Ue-Usa di fine settembre, sono ancora diversi gli strascichi lasciati dal patto siglato tra Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti. A cominciare dalle trattative sull’accordo commerciale tra l’Ue e l’Australia, che hanno subito un rallentamento ma non uno stop. La Commissione europea conferma che “il round dei negoziati”, che era previsto per il 12 ottobre, “è stato rinviato di un mese” e la decisione è stata presa “qualche giorno fa”, ha riferito una portavoce dell’esecutivo Ue. La motivazione ufficiale è la necessità di approfondire i contenuti ma il sospetto è che Bruxelles voglia fare un dispetto al governo di Canberra.

“Come abbiamo sempre detto la sostanza prevale sulla velocità, quando si tratta di negoziati. Questo mese in più ci consentirà di prepararci meglio per il prossimo negoziato. Posso anche confermare che questa non è la fine dei negoziati – ha aggiunto – ci sono questioni ancora aperte, come l’accesso al mercato, le regole di origine, gli acquisti pubblici, la proprietà intellettuale e lo sviluppo sostenibile. C’è ancora non poco lavoro da fare in queste aree e per questo abbiamo bisogno di un po’ di tempo per riflettere sui prossimi passi”. Il portavoce capo della Commissione, Eric Mamer, ha detto che non si tratta di una punizione, rispondendo a chi gli chiedeva se il rinvio fosse una ritorsione nei confronti dell’Australia per aver stretto il patto Aukus con Usa e Regno Unito e ritirato la commessa sui sottomarini alla Francia. “Non è nell’interesse della Ue punire nessuno, l’Australia è un partner dell’Ue con cui abbiamo dei negoziati sul commercio in corso. La sostanza dei negoziati richiede molti sforzi, non è insolito che venga presa una decisione come questa”, ha commentato.

I negoziati con l’Australia vanno avanti dal giugno 2018, quando l’Ue, con la Commissione Juncker, aveva già deciso di puntare in quell’area del mondo. Da poco erano stati conclusi gli accordi con il Giappone e il Messico ed era entrato in vigore quello con il Canada. “Il futuro accordo tra l’Ue e l’Australia rafforzerà ulteriormente l’impegno dell’Unione nella regione Asia-Pacifico”, aveva detto all’epoca la Commissione europea. Il prossimo round negoziale, in videoconferenza, era previsto per la metà di questo mese. Un funzionario con conoscenza diretta della questione ha affermato che all’origine del rinvio c’è la tensione legata ai sottomarini, ma ha insistito sul fatto che le parti non sarebbero comunque state pronte a siglare l’intesa.

Dall’altra parte del mondo, il ministro del commercio australiano, Dan Tehan, ha annunciato che restano in vigore i suoi piani di incontrare la prossima settimana la controparte dell’Unione europea, Valdis Dombrovskis, per discutere delle trattative sul libero scambio. “Comprendiamo la reazione francese alla nostra decisione sui sottomarini, ma alla fine ogni nazione deve agire nel proprio interesse nazionale – ed è ciò che l’Australia ha fatto”, ha affermato Tehan.

Intanto, la Francia sembra continuare la sua battaglia attraverso relazioni bilaterali. L’Europa ha mostrato qualche segno di solidarietà ma non vuole essere coinvolta in una partita che riguarda una commessa commerciale di un paese. Il 4 ottobre il Segretario di Stato Usa Antony Blinken è atterrato a Parigi per presiedere la riunione del Consiglio ministeriale dell’Ocse e commemorare il 60° anniversario dell’organizzazione. Blinken ha colto l’occasione per “continuare le discussioni sull’ulteriore rafforzamento della vitale relazione Usa-Francia su una serie di questioni tra cui la sicurezza nella regione indo-pacifica, la crisi climatica, la ripresa economica dalla pandemia di Covid-19, le relazioni transatlantiche, e il lavoro con gli alleati e partner per affrontare le sfide e le opportunità globali”. La regione indo-pacifica, appunto, quella su cui sembrano convergere gli interessi delle potenze mondiali per i prossimi anni. E su cui sia il Patto Aukus che la Strategia Ue sull’Indo-pacifico puntano, cercando di tenere fuori le mire espansionistiche di Pechino.

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