La morte di Navalny fu un omicidio realizzato tramite il veleno di una rana sudamericana
Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi accusano Vladimir Putin di aver ucciso l’oppositore russo Alexei Navalny, morto in un campo di prigionia nel 2024, attraverso una «rara tossina».
«Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny, temendo la sua opposizione», ha dichiarato il ministero degli Esteri britannico (Londra ha segnalato Mosca all’organismo mondiale di controllo sulle armi chimiche). «L’assassinio» di Alexey Navalny è stato «provato dalla scienza», ha aggiunto Yulia Navalnaya, vedova dell’oppositore russo, durante una conferenza stampa al fianco dei ministri dei cinque Paesi europei che hanno puntato il dito ufficialmente contro Mosca.
Respinta da Mosca come «una bufala della propaganda occidentale» – secondo quanto dichiarato all’agenzia di stampa Tass dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova – l’accusa è stata formulata al termine di accertamenti condotti dai 5 Stati in base al quale la morte di Navali è risultata essere stata provocata da epibatidina, una neurotossina, uno dei veleni più letali sulla terra che si trova sulla pelle della rana freccia dell’Ecuador. I cinque Paesi affermano di basare le loro conclusioni «sull’analisi di campioni» del corpo dell’oppositore russo, morto a 47 anni mentre scontava una condanna a 19 anni di reclusione dopo essere rientrato in Russia ed essere stato subito arrestato in seguito alle cure ricevute in un ospedale di Berlino dopo essere stato avvelenato con un’altra sostanza tossica (novichock) dalla quale era stato miracolosamente salvato durante un volo, in Russia.
«Il Cremlino è pienamente responsabile», ha affermato anche l’Alto Rappresentante della Ue, Kaja Kallas. «I mandanti sono noti a tutto il mondo, ma noi vogliamo conoscere tutti coloro che hanno partecipato a questo», ha detto, la madre dell’oppositore, Alla Abrosimova.
Le rane freccia sono piccoli anfibi diffusi nelle foreste pluviali dell’America Centrale e Meridionale, molto pericolose a causa del loro potente veleno. Appartenenti alla famiglia delle Dendrobatidae e al genere Dendrobates, sono soprannominate “rane dal dardo velenoso” perché alcune popolazioni indigene sudamericane utilizzavano le tossine secrete dalla loro pelle per avvelenare frecce e cerbottane destinate alla caccia. Il loro veleno può causare paralisi e persino la morte se ingerito o se entra in contatto con ferite aperte. Non sono pericolose se non vengono toccate o disturbate. La loro colorazione vivace serve come avvertimento ai predatori della loro tossicità.




