La domanda di grazia al gioielliere Mario Roggero continua a tenere banco e da più parti viene arricchito lo stupidiarium juris di accompagnamento alla sentenza di condanna ed alla perorazione per un sollecito provvedimento di clemenza che – detto da un avvocato difensore qual è il curatore di questa rubrica – oggi, sarebbe un grave errore: significherebbe porre nel nulla i presupposti del riconoscimento della legittima difesa che è un istituto giuridico, ampiamente esteso con una iniziativa di legge proprio a matrice salviniana, in anni recenti ma senza autorizzare condotte analoghe a quelle del gioielliere piemontese. Ed allora, se la legge voluta da chi oggi la contesta dovesse essere vanificata dalla concessione della grazia che ne sarebbe della certezza del diritto e della giustizia? Chi potrebbe mai sostenere, infatti, che se dovesse verificarsi da qui in avanti un caso analogo il responsabile non dovrebbe essere subito graziato dal Presidente della Repubblica, “come nel caso Roggero”? Si autorizzerebbe di fatto, seppur indirettamente, il superamento della disciplina penale, l’inseguimento del rapinatore in fuga e la sua esecuzione sul posto: una “giustizia” fai da te, una vendetta legalizzata. Resta più che comprensibile il dramma umano che questa vicenda porta con sé la figura tragica di un uomo che da vittima è diventato carnefice e ed ha varcato la soglia del carcere, ma una società matura e civile ha il dovere di fare rispettare le sue regole sempre, senza scorciatoie emotive, populiste e pericolose per gli equilibri di una convivenza ordinata tra le persone. Chi alimenta pulsioni istintive e sommarie nell’opinione pubblica è un irresponsabile, alla ricerca di un consenso facile, ma con un prezzo altissimo da pagare per l’intera società…né più né meno che mutatis mutandis sta accadendo con la vicenda bolognese che ha visto morire un immigrato. L’indagine della Procura dovrà accertare come è morto Fakir.
Quello che abbiamo visto indica comunque un fatto certo: un uomo è morto nelle mani dello Stato, quello Stato che dovrebbe proteggere i cittadini, che sia avvenuto per colpa, per incapacità, per ignoranza, di polizia e operatori del 118 presenti, non cambia la sostanza delle cose perché lo Stato deve anche sapere prendere in custodia una persona, perché quando la vita di una persona è nelle mani di chi ne esercita funzioni e poteri non deve essere stritolata. Senso di impunità, fondato sulle leggi-sicurezza che preservano gli operatori delle Forze dell’ordine dalla perseguibilità dei loro errori, o scarso addestramento o le due cose insieme rischiano di distruggere la civiltà della nostra convivenza e anche la percezione della sicurezza generale, messa in crisi da un sistema di polizia che non rispetta l’essere umano e davanti al quale avere paura, se non si interviene immediatamente a ristabilire l’equilibrio dei rapporti tra la forza dello Stato e i cittadini. Nessuno si senta escluso, asserita brava gente compresa.
Le riprese dell’intervento su Fakir sono durissime ma bisogna guardarle e non è questo il genere di tutela che si auspica per evitare che ci si faccia giustizia da sé in condizioni di reale o presunta autodifesa altrimenti non si è altro che in presenza di declinazioni diverse del codice di Hammurabi.