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Dovute riflessioni su alcune alleanze e promesse

Non c’è mai alleanza con chi è potente.

Fedro

Dopo la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ebbe inizio anche il processo dello sgretolamento della stessa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, comunemente nota come Unione Sovietica. La dissoluzione dell’Unione Sovietica è avvenuta tra il 19 gennaio 1990 e il 31 dicembre 1991. Tutte le quindici repubbliche socialiste che allora componevano l’Unione Sovietica dichiararono la loro indipendenza.

Una di quelle repubbliche era anche l’Ucraina, la cui indipendenza è stata proclamata proprio il 24 agosto 1991, in seguito alla sua approvazione dal parlamento. Una decisione, quella, confermata in seguito anche dal referendum popolare, svoltosi il 1º dicembre 1991.

Bisogna però evidenziare che nel frattempo in Ucraina sono accaduti degli sviluppi politici che poi hanno permesso di nuovo alla Russia di essere attiva e presente. Nel novembre 2013, in seguito alla decisione del governo di allora di sospendere le trattative in corso per la conclusione di un accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea per raggiungere un’intesa sul libero scambio globale tra l’Ucraina e l’Unione europea, i cittadini sono scesi in piazza. Delle proteste massicce iniziarono nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013 nella principale piazza Maidan a Kiev, subito dopo alla sopracitata decisione del governo.

Quelle proteste, note come la rivoluzione ucraina o la rivoluzione di Maidan, continuarono anche all’inizio del 2014. I manifestanti si sono affrontati con la violenza delle forze speciali della polizia, fedeli dell’allora presidente ucraino. Durante le manifestazioni svolte tra il 18 e il 20 febbraio 2014 purtroppo hanno perso la vita decine di cittadini. Il 22 febbraio 2014, dopo la fuga in Russia del presidente ucraino, finirono anche le proteste della piazza Maidan a Kiev.

Bisogna però evidenziare che la Russia, in seguito a quelle proteste, preparò ed attuò nel marzo 2014 l’annessione della Crimea, la più grande penisola appartenente all’Ucraina, affacciata sul Mal Nero. E, guarda caso, il presidente che ordinò l’invasione della Crimea era proprio l’attuale dittatore russo, Vladimir Putin, che il 24 febbraio 2022 ordinò l’occupazione dell’Ucraina, tramite una cosiddetta “operazione militare speciale”. Tra il 20 ed il 27 febbraio 2014 la Russia inviò in Crimea a prendere il controllo del governo locale dei militari senza simboli di riconoscimento, comunemente noti come “omini verdi”, che indossavano uniformi verdi anonime per nascondere la loro vera identità. Accusata di queste spedizioni, la Russia ha negato tutto.

L’11 marzo 2014 un nuovo governo filorusso di Crimea, dichiarò l’indipendenza della Crimea dall’Ucraina e chiese l’annessione alla Russia in caso di consenso dal referendum popolare appositamente indetto. Solo cinque giorni dopo, il 16 marzo 2014 si tenne il referendum per decidere sull’autodeterminazione della Crimea. Ebbene quel referendum, con un’affluenza dichiarata dell’84,2% degli aventi diritto al voto, ha proclamato, con il 95,32% dei voti, la vittoria dell’opzione che proponeva l’annessione della Crimea alla Russia.

In seguito le nuove autorità della Crimea, il 18 marzo 2014, firmarono l’adesione formale alla Russia. Lo stesso 18 marzo 2014 il presidente russo ha firmato il trattato di annessione della Crimea alla Russia. Un’annessione che però è stata fortemente contestata dall’Ucraina. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha altresì contestato l’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Il 27 marzo 2014 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che considerava non valido il referendum del 16 marzo 2014.

Nel frattempo sono passati più di quattro anni dall’invasione russa avviata il 24 febbraio 2022. Da allora decine di migliaia di cittadini inermi, compresi bambini e anziani, hanno perso la vita nei bombardamenti dei centri abitati ucraini e nei combattimenti sul fronte. Anche durante questi ultimi giorni in Ucraina ci sono registrate diverse vittime civili causate dagli attacchi con droni e missili lanciati dalla Russia contro la capitale ed altre città ucraine.

E proprio oggi in Ucraina si celebra il 35° anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Sono arrivati a Kiev diversi dirigenti dei Paesi nordici, baltici e dei Paesi della coalizione dei volonterosi, nonché alti rappresentanti dell’Unione europea. Non sono stati presenti invece i rappresentanti ufficiali statunitensi, come avevano confermato in precedenza.

Mentre alla vigilia delle celebrazioni del giorno dell’indipendenza, la Commissione europea ha ribadito il proprio sostegno alla sovranità, all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina, affermando: “Continuiamo a sostenere l’Ucraina nel perseguimento di una pace globale, giusta e duratura e nel suo percorso verso l’Europa”. A fine dello scorso luglio l’Unione europea ha annunciato altre restrizioni, approvando il 21o pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Oggi, durante le celebrazioni del 35° anniversario dell’indipendenza, è intervenuto anche il nuovo premier britannico che, tra l’altro, ha dichiarato, riferendosi all’Ucraina: “Avete supportato 12 anni di aggressione, l’occupazione della Crimea e ora quattro anni e mezzo di invasione, su vasta scala, della Russia. Tutto con l’obiettivo di schiacciare l’indipendenza, che siamo qui a celebrare e spezzare la vostra volontà. Ma oggi, come ogni giorno, dimostrate che [i russi] hanno fallito.”. E sempre oggi l’Unione europea ha annunciato un altro supporto finanziario di 6,1 miliardi di Euro, destinato, tra l’altro, “…a rafforzare la difesa aerea e le capacità ucraina in missili e munizioni”. Il presidente del Consiglio europeo, presente alla celebrazione, ha dichiarato: “Quest’estate, più che mai, possiamo vedere che la guerra sta prosciugando le risorse della Russia. Anche le nostre sanzioni, senza precedenti, stanno avendo un impatto”.

Durante questi mesi invece il presidente statunitense ha generato non poche preoccupazioni al suo omologo ucraino, non mantenendo determinate promesse per la fornitura di materiali e missili, come era stato ufficialmente concordato. Nel frattempo però il presidente statunitense ha spesso strizzato l’occhio al dittatore russo, con il quale mantiene sempre rapporti di collaborazione.

E, come sempre, anche l’Ucraina ha attaccato con successo diversi centri produttivi, raffinerie e depositi di carburante in varie aree della Russia. Attacchi che hanno messo in difficoltà il governo russo. In questi ultimi giorni la Russia, noto produttore di greggio, deve comprare carburanti in Paesi come Bielorussia, Kazakhstan ed altri per far fronte alle sue emergenze. Una situazione, quella, che ha costretto alcuni giorni fa il dittatore russo ad accettare una simile situazione. Proprio intervenendo al Consiglio per lo Sviluppo strategico e i Progetti nazionali, lui ha riconosciuto che “le incursioni ucraine contro i siti industriali, le infrastrutture e i centri logistici stanno arrecando un danno effettivo all’economia russa”, pur escludendo delle conseguenze “critiche”.

Ma durante la scorsa settimana, però, il governo ucraino ha licenziato, nell’ambito della nuova operazione anticorruzione chiamata “Forrest Gump”, la presidente del consiglio di sorveglianza della banca statale Sense Bank. Ragion per cui l’ex ministro della Difesa, destituito più di un mese fa, ha chiesto pubblicamente al presidente ucraino, se avesse delle domande sulla corruzione nel suo governo. Una domanda rimasta però senza risposta.

Chi scrive queste righe considera che bisogno fare simili riflessioni su alcune alleanze e promesse, riferendosi soprattutto agli accordi fatti e poi disdetti dal presidente statunitense. E aveva ragione Fedro, il noto scrittore della Roma antica, che affermava: “Non c’è mai alleanza con chi è potente”.

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