vaccino

  • La deriva emergenziale e lo IATO istituzionale

    A quasi diciotto (18) mesi dall’inizio della pandemia la contrapposizione politica e soprattutto sociale relativa alle strategie sanitarie da utilizzare per fronteggiare l’emergenza sanitaria sta raggiungendo ormai livelli imbarazzanti per quanto riguarda i personaggi coinvolti e preoccupanti per quanto riguarda le tensioni sociali che ne scaturiscono.

    In questo contesto da un governo serio il singolo cittadino e l’intera popolazione si attendono, pur nell’adeguamento delle strategie alle evoluzioni del quadro sanitario, un comportamento coerente chiaro e soprattutto attendibile. Basterà ricordare come l’assoluta incompetenza del governo Conte 2 e del suo ministro dell’economia Gualtieri assicurarono manovre finanziarie a sostegno delle imprese e dei lavoratori pari alla metà del PIL (700 miliardi) e conseguentemente nessuno avrebbe perso il posto di lavoro. Dichiarazioni avventate e figlie della impreparazione dei singoli attori governativi ma che dimostrano come le responsabilità governative dovrebbero essere valutate con una maggiore obiettività.

    L’esasperazione sociale può venire in parte superata sia attraverso l’adozione del protocollo di vaccinazione governativo (scelto dalla maggioranza della popolazione) che attendendo nuove e più chiare spiegazioni dagli organi istituzionali, poiché questa incertezza governativa si è trasferita inevitabilmente nel contesto sociale e politico e determina una fortissima contrapposizione tra sostenitori della vaccinazione ormai al 80% e no-vax.

    Nessuno ricorda come nei mesi passati la soglia di sicurezza sociale (immunità di gregge) venisse dal governo indicata prima al 70% dei vaccinati ora al 80% e probabilmente un domani al 90% dimostrando ancora una volta come le affermazioni governative risultino in continua evoluzione e possano generare nella popolazione una giustificata dose di incertezza.

    Esiste, quindi, un vizio di fondo attribuibile interamente alle fonti governative le quali pur usufruendo di un stato di emergenza non riescono ad indicare con precisione innanzitutto sulla base di quali parametri questo sia stato adottato (1) ma soprattutto sulla base di quali altri parametri potrà venire sospeso (2).

    Questa deriva emergenziale porta, poi, i sostenitori del protocollo vaccinale governativo, nonostante la Costituzione tuteli la salute di ogni singolo cittadino, indipendentemente dai comportamenti nell’arco della propria vita, ad indicare come inevitabile il pagamento delle spese sanitarie per chi non si è vaccinato fino a spingere una parte della intelligentia di sinistra (Lerner) addirittura a proporre di  mettere fuori legge i no-vax. Di istituire quindi e reintrodurre il reato di opinione.

    Viceversa, uno stato di emergenza dovrebbe spingere il governo ad avere o quantomeno dimostrare di possedere idee e strategie molto più precise e chiare con l’importante obiettivo di renderle note e togliere cosi spazio alla speculazione fine a se stessa, magari anche scegliendo delle persone comprensibili nel loro linguaggio (piuttosto di indolenti personaggi da cabaret) con l’obiettivo di rassicurare la popolazione. Invece, ancora oggi, lo stesso ministro Speranza inneggia ad una possibile terza dose e ripropone come forma di pressione psicologica il terribile scenario di un’altra chiusura totale.

    Uno stato di emergenza non significa la sospensione delle prerogative democratiche alle quali ANCHE un governo è soggetto come espressione di quell’obbligo di trasparenza nei confronti dei cittadini-elettori. Una trasparenza ancor più necessaria in quanto il governo stesso si basa su una maggioranza parlamentare assoluta.

    Sembra incredibile come i sostenitori ma anche gli oppositori della vaccinazione e di un eventuale green pass non si rendano conto di come dal contesto nel quale esercitano il proprio diritto di confronto democratico emerga chiara questa deriva autoritaria in nome dell’emergenza. Una deriva  visibile a livello statale e verificabile a livello europeo in rapporto alla imposizione di  una transizione ambientale basata solo su paradigmi ideologici (https://www.ilpattosociale.it/attualita/linquinamento-ideologico/).

    L’alternativa a questa deriva autoritaria del nostro Paese si trova  a soli pochi chilometri da Milano, nella democrazia diretta della Svizzera. Poco prima dell’estate, infatti, con il solito referendum, è stato posto il quesito ai cittadini se volessero accettare i costi aggiuntivi di una transizione ecologica: la risposta è stata a  grandissima maggioranza NO.

    Questa nostra deriva autoritaria attraverso la centralizzazione decisionale con  lo Stato ed il governo, quindi il solo potere esecutivo, e l’Europa in ambito continentale, uniti ad imporre stati di emergenza come transizioni ambientali ed ecologiche, per altro di chiara ispirazione ideologica, dimostra come il concetto di democrazia si stia impoverendo pericolosamente.

    Certamente la nostra era una democrazia delegata nella quale tuttavia da anni gli effetti delle decisioni economiche, sociali e sanitarie (si pensi ai tagli alla sanità dei governi Monti e Renzi ) non ricadono mai sugli autori di queste politiche ma sempre sui cittadini.

    Prende corpo cosi lo IATO ISTITUZIONALE tra organi istituzionali ed elettori. Lo stato e chi in suo nome opera, in altre parole, sta prendendo il sopravvento sulle legittime e democratiche aspettative dei cittadini.

  • Bruxelles centra l’obiettivo: il 70% degli adulti è vaccinato

    L’Unione europea ha centrato il suo obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione adulta entro la fine dell’estate. Un traguardo importante, non solo dal punto di vista simbolico per Bruxelles, considerato il contesto mondiale dominato dalle nuove varianti come la C.1.2, rilevata per la prima volta lo scorso maggio in tutte le province sudafricane, e dopo l’allarme dell’Oms sul rallentamento del ritmo delle immunizzazioni nel vecchio Continente.

    In totale, oltre 250 milioni di adulti nell’Unione hanno ricevuto un ciclo completo di dosi, ha annunciato la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen esultando per la meta conseguita. Solo sette settimane fa era già stato raggiunto anticipatamente l’obiettivo della Commissione di fornire agli Stati membri, entro la fine di luglio, un numero sufficiente di dosi del siero per vaccinare completamente il 70% degli europei adulti. “Ma la pandemia non è finita. Occorre fare di più. Invito tutti coloro che possono a vaccinarsi”, ha esortato la politica tedesca, precisando che va aiutato anche il “resto del mondo” a vaccinarsi, e che l’Europa continuerà a “sostenere i propri partner in questo sforzo, in particolare i Paesi a basso e medio reddito”.

    Tuttavia sul tasso di vaccinazione restano ancora alti i divari all’interno della stessa Unione. In cima ai Paesi che hanno completato il ciclo di vaccinazione rispetto alla popolazione totale, come evidenzia l’Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali), c’è Malta (con 79,84 somministrazioni di seconda dose per 100 abitanti), seguita da Portogallo (72,67) e Danimarca (71,40), mentre l’Italia è all’ottavo posto (61,18). Agli ultimi due posti ci sono Romania (26,67) e Bulgaria (16,72).

    “I nostri sforzi per aumentare ulteriormente le vaccinazioni in tutta l’Ue proseguiranno senza sosta”, ha precisato la commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides, annunciando che si continuerà a “sostenere in particolare gli Stati membri che incontrano ancora problemi. Dobbiamo colmare il divario di immunità e chiudere la porta alle nuove varianti”. Un punto quest’ultimo sul quale la commissaria ha voluto porre l’accento. “Per uscire dalla pandemia dobbiamo vaccinare, vaccinare, vaccinare”, ha insistito Kyriakides.

    La variante Delta, identificata per la prima volta in India e ora dominante, è tra il 40 ed il 60% più trasmissibile rispetto a quella Alpha. Uno studio britannico pubblicato sabato scorso ha infatti rilevato che le persone infette dalla Delta hanno il doppio delle probabilità di essere ricoverate in ospedale per il Covid-19 rispetto a quelle infettate dall’Alpha.

    Sul fronte dell’utilizzo del Green pass inoltre la panoramica all’interno dell’Unione mostra un quadro abbastanza variegato. Entrato in vigore l’1 luglio, il certificato che consente i viaggi oltre confine è obbligatorio in Francia per entrare in bar, ristoranti, treni e aerei, ospedali. Una decisione che ha portato in piazza recentemente gli anti-pass. La Germania, da parte sua, non desiste sul piano di introdurlo sui treni a lunga percorrenza e sui voli interni. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert ha citato come esempi “la Francia, che lo ha già introdotto, e anche l’Italia, che lo disporrà da settembre”, per motivare la sostenibilità di una misura che in Germania sta sollevando un forte dibattito interno. E se la Spagna non ha introdotto un obbligo nazionale lasciando alle autorità regionali le decisioni in merito, in Austria il green pass è necessario per accedere a musei, ristoranti e luoghi di cultura, come anche negli hotel e nei centri benessere. Nei Paesi Bassi non è obbligatorio per entrare nei locali, ma lo si può richiedere per i grandi eventi, mentre Estonia, Lituania e Lettonia lo richiedono per i ristoranti al chiuso, come in Grecia.

  • Coronavirus: 70% della popolazione adulta dell’UE completamente vaccinato

    L’UE ha raggiunto una tappa fondamentale: il 70% della popolazione adulta ora è completamente vaccinato. In totale, oltre 256 milioni di adulti nell’UE hanno ricevuto un ciclo completo di vaccino. Sette settimane fa è già stato raggiunto anticipatamente l’obiettivo della Commissione: fornire agli Stati membri, entro la fine di luglio, un numero sufficiente di dosi di vaccino per vaccinare completamente il 70% della popolazione adulta dell’UE.

    La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affermato: “La vaccinazione del 70% degli adulti nell’UE completata già in agosto è un grande risultato. La strategia dell’UE di procedere insieme sta dando i suoi frutti e pone l’Europa all’avanguardia nella lotta globale contro la COVID-19. La pandemia tuttavia non è finita. Occorre fare di più. Invito tutti coloro che possono a vaccinarsi. E dobbiamo aiutare anche il resto del mondo a vaccinarsi. L’Europa continuerà a sostenere i propri partner in questo sforzo, in particolare i paesi a basso e medio reddito.”

    Cooperazione e solidarietà a livello mondiale

    La vaccinazione rapida e completa di tutte le popolazioni di interesse – in Europa e nel mondo – è essenziale per controllare l’incidenza della pandemia. L’UE è alla guida della risposta multilaterale. L’UE ha esportato circa la metà dei vaccini prodotti in Europa verso altri paesi del mondo, pari a quanto ha fornito ai suoi stessi cittadini. Team Europa ha offerto circa 3 miliardi allo strumento COVAX per contribuire a garantire almeno 1,8 miliardi di dosi per 92 paesi a basso e medio reddito. Ad oggi il COVAX ha fornito oltre 200 milioni di dosi a 138 paesi.

    Team Europa mira inoltre a condividere, entro la fine del 2021, almeno 200 milioni di dosi supplementari di vaccini, garantite nell’ambito degli accordi preliminari di acquisto dell’UE, con i paesi a basso e medio reddito, in particolare attraverso il COVAX, nell’ambito degli sforzi di condivisione dell’UE.

    Preparazione alle nuove varianti

    Data la minaccia costituita dalle nuove varianti, è importante continuare a garantire la disponibilità di un numero sufficiente di vaccini, compresi i vaccini adattati, anche nei prossimi anni. Per questo motivo il 20 maggio la Commissione ha firmato un nuovo contratto con BioNTech-Pfizer, che prevede la fornitura di 1,8 miliardi di dosi di vaccini tra la fine dell’anno e il 2023. Allo stesso scopo, la Commissione ha anche esercitato l’opzione di 150 milioni di dosi prevista dal secondo contratto con Moderna. Gli Stati membri hanno inoltre la possibilità di rivendere o donare dosi a paesi extra UE in difficoltà o di utilizzare lo strumento COVAX, contribuendo a un accesso equo e globale ai vaccini in tutto il mondo. Potranno essere stipulati anche altri contratti. Questa è la polizza assicurativa comune dell’UE per le prossime eventuali ondate di COVID-19.

    Contesto

    Un vaccino sicuro ed efficace è il migliore strumento a nostra disposizione per sconfiggere il coronavirus e tornare alla vita normale. La Commissione europea si è adoperata senza sosta per garantire dosi di potenziali vaccini che possano essere condivise con tutti.

    La Commissione europea ha finora garantito fino a 4,6 miliardi di dosi di vaccini contro la COVID-19 e sono in corso negoziati per ulteriori dosi. La Commissione sta inoltre collaborando con l’industria per aumentare la capacità di produzione dei vaccini.

    Nel contempo la Commissione ha iniziato a lavorare per affrontare le nuove varianti, con l’obiettivo di sviluppare rapidamente e produrre su larga scala vaccini efficaci contro tali varianti. “Hera incubator” contribuisce a rispondere a questa minaccia.

    Fonte: Commissione europea

  • Libertà vo cercando

    “Libertà vo cercando, che è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta”: nel Purgatorio di Dante sono queste le parole che Virgilio rivolge a Catone Uticense.

    Mai come in questo anno, che commemora Dante Alighieri e che vede l’Italia, come gran parte del resto del mondo, combattere ancora contro la pandemia, questa parole dovrebbero ricordare a tutti che per difendere la propria libertà non si può mettere a rischio la libertà e la salute degli altri. I nostri diritti individuali trovano confine nel rispetto dei diritti altrui, della collettività. Chi dimentica questo, sia che si tratti di un politico, di un giornalista, di una persona immagine o di un semplice cittadino, si mette fuori da quell’ordine sociale che ha dato vita, e tiene in vita, la democrazia. Tutte le polemiche e le proteste messe in essere in questi giorni, in totale spregio di qualunque misura cautelare contro il diffondersi del virus, dimostrano come intolleranza, ignoranza, disprezzo degli altri e confusione mentale si stiano diffondendo in una società che preferisce sposare acriticamente qualunque falsa notizia che appaia sulla rete che tenere conto della realtà. Una realtà tragica che, in questi lunghissimi mesi, ha visto morire 127.971 persone ed altre decine di migliaia a non essere completamente guarite e ancora portatrici di patologie gravi ed invalidanti. Una società che sembra accettare che battere la gran cassa dei propri personali interessi sia consentito a prescindere dalle conseguenze che ci saranno e dove l’intolleranza è alleata alla stupidità di chi, per non mettere la mascherina, mette a rischio gli altri e se stesso, salvo poi pretendere di essere curato a spese di tutti, in ospedale. La libertà individuale, se non si svolge un’attività che porta a contatto con gli altri, dà diritto a non vaccinarsi, a non mettere la mascherina, a non lavarsi le mani ma, in questo caso, il diritto alla libertà di tutti gli altri deve imporre che chi non accetta le regole comuni deve starsene a casa sua fino alla fine della pandemia, deve pagarsi le spese sanitarie, se contrae il virus, deve rispondere, a termini di legge, se ha infettato altri e procurato danni ai singoli o alla collettività.

    Avvilisce che per alcuni il vaccinarsi o meno sia diventato un elemento divisivo che porta a vere manifestazioni di violenza, non solo verbale, e a posizioni pseudo politiche e pseudo culturali che danneggiano una vita civile e relazionale corretta. Anche questi sono tra i danni del covid. Tra i possibili scenari invece ottimisti quello che questa pandemia possa portarci ad affrontare più preparati il futuro, partendo dalla Medicina del territorio, dalla prevenzione ed organizzazione a monte, dal controllo globale sulle ricerche scientifiche per evitare quelle scorrette e pericolose, dallo scambio tempestivo di informazioni utili ad una maggior serietà e consapevolezza di tutti coloro che, a vario titolo, si occupano della cosa pubblica, dalla gestione delle reti all’informazione, dalla politica, all’economia, alla cultura.

  • Dire sì al vaccino anti Covid-19 è one health, lo afferma l’ANMVI, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

    Riceviamo un comunicato dall’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) che pubblichiamo di seguito

    (Cremona 22 luglio 2021)- Dire sì alla vaccinazione anti-Covid-19 per alzare uno scudo sanitario anche a protezione del mondo animale.

    L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani lancia una campagna social per incoraggiare le persone alla vaccinazione anti Covid-19. Le motivazioni sono “one health”: la storia dell’interfaccia uomo-animale insegna che persone e animali vivono nello stesso eco-sistema sanitario.

    Ad oggi, le evidenze scientifiche sul coronavirus che causa la malattia Covid-19 dicono che il vettore è l’uomo e che il contagio è interumano. I rari casi di trasmissione dalle persone agli animali si sono verificati in contesti ad elevata circolazione virale di SARS CoV-2, in condizioni di contatto stretto con alcune specie animali suscettibili e da parte di persone infettate da SARS CoV-2 che avevano sviluppato la malattia Covid-19.

    Abbattere la pressione di SARS CoV-2 sulla popolazione umana è fondamentale per tutti- spiega il Presidente dell’ANMVI Marco Melosi. “Noi Medici Veterinari siamo la barriera sanitaria per eccellenza fra persone e animali ed è naturale incoraggiare sempre alla prevenzione delle zoonosi. Anche delle zoonosi emergenti quale è considerato SARS CoV-2 sia dall’OMS che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE)”- conclude.

  • Indagine Eurobarometro: ampio sostegno alla vaccinazione contro il COVID-19, ma riluttanza in alcune fasce della popolazione

    L’ultima indagine Flash Eurobarometro condotta alla fine di maggio mostra che tre quarti della popolazione dell’UE (75%) considerano i vaccini contro il COVID-19 l’unico modo per porre fine alla pandemia. Quasi sette intervistati su dieci (69%) sono già vaccinati o disposti a essere vaccinati il prima possibile e il 79% intende essere vaccinato entro la fine dell’anno. Vi sono tuttavia differenze significative tra gli Stati membri e a seconda dell’età dei rispondenti: chi ha meno di 45 anni tende a essere più titubante.

    In media, il 70% ritiene che l’UE svolga un ruolo fondamentale nel garantire l’accesso ai vaccini contro il COVID-19 nel proprio paese. La maggioranza relativa è soddisfatta del modo in cui l’UE ha gestito la strategia di vaccinazione (47% soddisfatto, 45% insoddisfatto). I pareri sul modo in cui i governi nazionali hanno gestito questa strategia sono leggermente più critici (46% soddisfatto, 49% insoddisfatto). I risultati completi dell’indagine Flash Eurobarometro, condotta tra 26 106 persone tra il 21 e il 26 maggio 2021, sono disponibili al seguente link https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2512

    Fonte: Comunicato stampa Commissione europea

  • In attesa di Giustizia: caccia al colpevole

    Nei giorni del timore degli effetti collaterali e della dilagante, improvvisa, sfiducia nei vaccini in seguito ad alcuni decessi di persone vaccinate con AstraZeneca, la magistratura inquirente non ha perso l’occasione per una muscolare dimostrazione del proprio potere, dando avvio alla caccia al colpevole.

    Il riferimento non è certo all’Autorità Giudiziaria che ha, responsabilmente, disposto il sequestro dei lotti sospetti di vaccino quanto al Procuratore di Siracusa che, in seguito alla morte di un ufficiale della Marina ha iscritto sul registro degli indagati una decina di persone tra personale medico ed infermieristico impegnato a livello locale nella campagna di somministrazione.

    Iniziativa formalmente legittima seguita dalla notifica della informazione di garanzia:  “atto dovuto” come si suol dire in questi casi, volto a stimolare il diritto di difesa sin dalle prime battute di un indagine.

    Già, ma la difesa da che? Ammettendo senza concederlo che sia stato commesso un reato, ciò potrebbe essere avvenuto a monte: nella produzione ovvero nella catena di distribuzione/conservazione del vaccino ma, a prescindere dal fatto che – allo stato – manca persino un principio di prova che qualcosa di simile sia accaduto, per quello che riguarda, a valle,  il personale sanitario non è ipotizzabile alcuna responsabilità.

    Il nostro codice penale, infatti, prevede la scriminante (cioè a dire una circostanza, una condizione, che esclude la antigiuridicità della condotta) dell’adempimento di un dovere: e quello di somministrare il vaccino era ed è sicuramente un compito specifico dei sanitari.

    Cose che si studiano al secondo anno di giurisprudenza e il Procuratore di Siracusa dovrebbe saperle…tuttavia, ormai è storia nota, così van le cose nel Paese del diritto dove è spesso buio fitto: un P.M., con buona pace di quello che cerca di sostenere a contrario Piercamillo Davigo, può indagare chi vuole e come vuole anche in assenza di un indicatore pur minimo della commissione di un reato.

    Nel frattempo, l’“atto dovuto” determina ansia, spese, tempo da dedicare a difendersi a carico dei destinatari della informazione di garanzia esposti – per non farsi mancare nulla – ad un giudizio anticipato di condanna da parte dell’opinione pubblica.

    Vero è che l’azione penale è obbligatoria ma esercitarla con prudenza dovrebbe essere suggerimento che il buon senso detta ad ogni Pubblico Ministero.

    Gli accadimenti, anche sul versante giudiziario – che fa sempre audience – rischiano di determinare un diffuso senso di sfiducia nella campagna vaccinale di cui non si sentiva il bisogno dopo avere scampato l’effetto rebound della campagna pubblicitaria messa in campo da Domenico Arcuri prima di essere sostituito, discretamente interrotta dopo la messa in onda del primo inquietante spot di una serie di tre: duetto in chiaroscuro tra madre-figlia, in una RES, con la genitrice che sollecita la figlia a farsi vaccinare perché “deve volersi bene”.

    Campione di zapping immediato verso altri canali nel brevissimo tempo della sua programmazione, questo capolavoro è stato firmato d Giuseppe Tornatore, la colonna sonora è di altro premiato con l’Oscar, Nicola Piovani, e c’è solo da sperare che all’ex Commissario Straordinario tutto ciò sia stato generosamente offerto e non pagato con denari pubblici meglio destinabili altrove. Rimane una quasi certezza visti gli sviluppi della campagna vaccinale e l’apertura del fronte giudiziario: sia mai che Domenico Arcuri, oltre che essere un paradigma del flop, porti anche un po’jella?

  • Un percorso comune per riaprire l’Europa in sicurezza

    Alla vigilia della riunione dei leader europei del prossimo 25 marzo, la Commissione invita gli Stati membri a prepararsi a un approccio coordinato in vista di una revoca graduale delle restrizioni per il COVID-19 quando la situazione epidemiologica lo consentirà.
    In una comunicazione adottata il 17 marzo viene tracciata la via da seguire per una politica equilibrata e un approccio comune a livello di UE, con indicazione di ciò che occorre fare per anticipare il momento in cui potremo recuperare il nostro stile di vita europeo, in sicurezza e in modo duraturo, tenendo sotto controllo il virus.

    Se da un lato la situazione epidemiologica richiede un controllo continuo fino al raggiungimento di una copertura vaccinale sufficiente, dall’altro è necessario creare le condizioni in tutto il mercato unico per consentire una riapertura sicura e duratura, che consenta ai cittadini di tornare a godere pienamente dei loro diritti e di riprendere l’attività economica e sociale. Tra le misure del caso rientrano il “certificato verde digitale” relativo alla vaccinazione, ai test e alla guarigione, il ricorso a un quadro comune per le misure di risposta, orientamenti su ulteriori strategie diagnostiche, quali il monitoraggio delle acque reflue per il tracciamento delle varianti, investimenti nella diagnostica e nelle cure. Nella comunicazione è inoltre indicata una serie di provvedimenti finalizzati a rafforzare la resilienza globale attraverso il COVAX e il meccanismo dell’UE di condivisione dei vaccini.

    La Commissione ha adottato una proposta legislativa che istituisce un quadro comune per un certificato verde digitale relativo alla vaccinazione, ai test e alla guarigione. Si tratta di un approccio a livello di UE per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificati per agevolare la libera circolazione all’interno dell’UE basato sul rispetto rigoroso del principio della non discriminazione e dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione europea.

    Sarà definito un quadro tecnico a livello di UE, da applicarsi entro la metà di giugno, che garantirà la sicurezza, l’interoperabilità e il pieno rispetto della normativa a tutela dei dati personali. Sarà inoltre possibile estenderlo ai certificati compatibili rilasciati in paesi terzi.

    Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sta mettendo a punto un quadro per aiutare gli Stati membri a prendere decisioni sull’applicazione delle misure restrittive. Con questo approccio saranno definiti livelli in grado di rappresentare la situazione epidemiologica in ciascuno Stato membro. Saranno quindi possibili simulazioni sul margine di manovra a disposizione di ogni Stato membro per ridurre le misure di risposta senza il rischio di un’inversione di tendenza e di un nuovo aumento dei contagi. Ad aprile sarà operativo uno strumento digitale interattivo che potrà essere utilizzato dagli Stati membri.

    Stanno cominciando ad essere commercializzati test autodiagnostici per il COVID-19 (sia kit di autoprelievo che autodiagnostici). IL Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie pubblicherà a breve orientamenti tecnici sui test autodiagnostici per il COVID-19 recanti informazioni sulla disponibilità di tali test, sulla loro affidabilità rispetto ai test RT-PCR, che costituiscono lo standard di riferimento, sulle relative implicazioni per il flusso delle informazioni e la sorveglianza epidemiologica e sulle modalità d’uso.

    La Commissione ha inoltre adottato una raccomandazione in cui chiede agli Stati membri di monitorare le acque reflue per effettuare il tracciamento del COVID-19 e le sue varianti, condividere i dati con le autorità sanitarie competenti per l’individuazione precoce della presenza del virus e individuare i cluster epidemici. Essa promuove il ricorso a metodi comuni di campionamento, diagnosi e analisi dei dati, con il sostegno di una piattaforma europea di scambio, prevedendone il corrispondente sostegno finanziario.

    Lo scambio di dati tra le autorità degli Stati membri che si occupano del tracciamento dei contatti può essere particolarmente importante quando i viaggiatori attraversano le frontiere stando a distanza ravvicinata, ad esempio in aereo o in treno. Gli Stati membri possono utilizzare moduli digitali di localizzazione dei passeggeri per raccogliere i dati dei viaggiatori transfrontalieri che entrano nel loro territorio. Per consentire agli Stati membri di scambiarsi i dati attraverso la piattaforma di scambio sviluppata dalla Commissione e dall’AESA, la Commissione ha pubblicato oggi progetti di misure che stabiliscono le condizioni giuridiche necessarie per il trattamento di tali dati personali, da adottarsi entro la stagione estiva dei viaggi.

    Con una strategia comune sulle cure prevista per la metà di aprile si cercherà di accelerare la ricerca e la produzione, per giungere rapidamente a cure valide. Per le cure saranno adottate misure normative più flessibili, come agevolazioni per l’etichettatura, per consentire approvvigionamenti rapidi su larga scala durante la pandemia.

    Per il settore del turismo e dell’ospitalità la Commissione ha chiesto al Comitato europeo di normazione di mettere a punto, in collaborazione con l’industria e con gli Stati membri, un sigillo sanitario volontario da utilizzarsi per le strutture ricettive. Questo sigillo sarà disponibile entro l’estate.

    La Commissione promuoverà siti del patrimonio culturale dell’UE e itinerari culturali, eventi culturali e festival mediante una campagna sui social media sul turismo culturale sostenibile. Quando le condizioni lo consentiranno saranno supportate nuove iniziative attraverso Erasmus+ e la relativa azione DiscoverEU per promuovere la scoperta da parte dei giovani del patrimonio culturale europeo in treno, durante e oltre l’Anno europeo delle ferrovie.

    Un percorso duraturo per uscire dalla pandemia di COVID-19 nell’UE dipende dai progressi ottenuti a livello mondiale. Nessun paese o regione del mondo sarà al riparo dal COVID-19 se non vi sarà un contenimento a livello globale del virus. L’UE e i suoi Stati membri stanno investendo nello strumento COVAX e definendo un approccio europeo coordinato alla condivisione dei vaccini con l’istituzione di un meccanismo dell’UE di condivisione dei vaccini per aiutare i paesi partner a superare la pandemia. L’approccio europeo alla condivisione dei vaccini, che aiuterà i paesi vicini e i paesi partner a superare la pandemia, si aggiunge agli investimenti per 2,2 miliardi di euro del Team Europa (formato da Commissione, Stati membri e BEI) nello strumento COVAX.

    I prossimi mesi della pandemia di COVID-19 richiederanno un’azione risoluta per giungere a una riapertura sicura e duratura delle nostre società e delle nostre economie. È necessaria un’azione coordinata a tutti i livelli per fare in modo che con le prossime iniziative si riesca a ridurre nella maniera più efficace la diffusione del coronavirus, a sostenere i cittadini e le imprese e a permettere alle nostre società di tornare a una situazione più normale. L’UE sta predisponendo “HERA Incubator”, un piano europeo di preparazione alla difesa biologica contro le varianti della COVID-19 che riunirà ricercatori, aziende di biotecnologie, produttori, autorità di regolamentazione e autorità pubbliche per monitorare le varianti, scambiare dati e collaborare all’adattamento dei vaccini. Nel lungo periodo, inoltre, l’UE deve attuare un quadro più solido per la resilienza e la preparazione ad eventuali pandemie future. È già questo l’obiettivo delle proposte per un’Unione europea della salute.

    Su richiesta del Consiglio europeo, la Commissione europea pubblicherà nel giugno 2021 un documento sugli insegnamenti tratti dalla pandemia e sulla via da seguire per un futuro più resiliente.

  • Appello dei Veterinari di tutta Europa: vaccinateci!

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato diramato dall’Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani 

    ANMVI: I Medici Veterinari sono una barriera sanitaria. Vaccinarli è una priorità di sanità pubblica che nessun piano può trascurare

    (Cremona 1 febbraio 2021) – I Veterinari di tutta Europa stanno sollecitando le autorità nazionali ed europee ad includerli fra le categorie prioritarie da vaccinare contro il virus SARS CoV-2. ANMVI aderisce all’appello internazionale lanciato oggi dalla Federazione dei Veterinari Europei (FVE).

    Perché vaccinare i veterinari – Vanno protette le attività essenziali esercitate dalla Veterinaria, ovvero:

    – supporto diretto alle aziende zootecniche e alimentari;

    – continuità di approvvigionamento alimentare sicuro e sufficiente;

    – attività nei macelli e degli stabilimenti di trasformazione, riconosciuti come “hotspot” COVID, cioè particolarmente vulnerabili;

    – garanzia di salute e il benessere degli animali da compagnia che svolgono un ruolo importante nel sostenere il benessere fisico e mentale dei loro proprietari durante la pandemia.

    Esposizione critica- La FVE evidenzia che la professione veterinaria ha messo in atto importanti misure di gestione del rischio durante la pandemia (distanza fisica dai clienti, protezione dello staff, ecc.) ma anche la difficoltà che l’adozione di queste precauzioni può comportare nello svolgimento di attività pratiche (come maneggiare animali ed eseguire procedure mediche) e l’esposizione potenziale a persone infette, “nonché ad alcune specie animali che sappiamo possono essere infettate da COVID”- avverte la FVE.

    Vaccini e ricerca grazie a Veterinari– I laboratori veterinari eseguono i test COVID, i veterinari fanno parte dei comitati consultivi COVID dell’UE e di alcuni Paesi, fanno anche parte della missione dell’OMS in Cina per investigare sull’origine della pandemia.  I veterinari sono fondamentali per la ricerca, lo sviluppo e la fornitura di medicinali e vaccini, compresi i vaccini contro COVID-19- fa notare la FVE. Molte delle principali aziende che hanno un vaccino COVID sul mercato sono guidate da veterinari.

    Condividendo l’iniziativa, l’ANMVI torna a sollecitare le autorità nazionali, il Ministro della Salute Roberto Speranza, il Presidente delle Regioni Stefano Bonaccini e il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, che nei giorni scorsi aveva promesso il proprio interessamento, in risposta ad una lettera del Presidente ANMVI Marco Melosi. I Medici Veterinari, non va dimenticato, sono una barriera sanitaria tra Animali e Persone che impedisce la trasmissione di malattie.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

  • Piano vaccinale: il “miracolo italiano”

    Ricapitolando: nel periodo intercorso tra le ipotesi delle prime risposte vaccinali alla pandemia proposte dalle case farmaceutiche internazionali alla disponibilità effettiva dei vaccini il governo attuale non ha ancora allestito un piano vaccinale.

    Attualmente vengono vaccinati 15.222 persone al giorno: con questo ritmo saranno necessari dieci (10) anni per vaccinare tutti gli italiani. Viceversa, l’obiettivo di vaccinare 458.000 persone alla settimana definito dal governo Conte porta a tre (3) gli anni necessari per la vaccinazione dell’intera popolazione.

    Ora questi numeri potranno sembrare assolutamente indicativi e probabilmente lo sono anche.

    Da un governo, tuttavia, qualsiasi sia  l’orientamento politico si dovrebbe pretendere che tra la fine di ottobre e dicembre si adoperasse per l’allestimento di un piano vaccinale puntuale e già reso operativo in attesa dei vaccini. Si è pensato, invece, al cashback che verrà finanziato per di più con il recovery fund, esattamente come il bonus casa (mentre il recovery fund nasce con l’obiettivo di finanziare investimenti strutturali che si trasformino in fattori economici competitivi (https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-liberta-europea-ed-il-sovranismo-del-governo-conte/).

    Ancora oggi non risultano individuate le strutture idonee per una vaccinazione massiccia e veloce. Si è preferito riporre tutta l’attenzione nell’allestimento narcisistico di 1500 “Primule” all’interno delle piazze italiane esaltandole come la risposta “creativa italiana” ad una domanda potenziale di logistica straordinaria (https://www.ilpattosociale.it/attualita/le-1-500-primule-il-fiore-del-delirio-italico/) mentre in  Germania, già  da novembre, venivano allestiti interi padiglioni di strutture fieristiche che permettessero in modo pragmatico l’accesso al vaccino al maggior numero di persone all’interno di strutture coperte.

    Questo nuovo disastro organizzativo, l’assenza di un piano vaccinale, rappresenta l’ennesima conferma di una incapacità di una qualsiasi visione prospettica espressione di scelte e di priorità molto lontane da una elementare tutela della  salute pubblica.

    Il “miracolo italiano” assume i connotati di questo governo che esce dalla semplice manieristica divisione tra strategie politiche di sinistra o di destra, entra, invece, con pieno merito nel novero delle espressioni più cristalline della assoluta incapacità propria e della maggioranza parlamentare che lo sostiene.

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