Necessaria una legge in Italia che vieti la sperimentazione sugli animali
Sbagliando ci eravamo convinti che, dopo tante battaglie anche in Europa e tante nuove scoperte scientifiche, fosse ormai finito il tempo della sperimentazione animale, dolorosa ed inutile.
Purtroppo, invece, in troppe università ci sono ancora animali che soffrono perché non si vuole passare ai metodi alternativi che, ormai da anni, hanno dimostrato la loro affidabilità.
All’Università di Parma, ad esempio, sono ancora utilizzati due macachi più volte già operati al cranio ed al cervello, operazioni che hanno compromesso la vista e la vita stessa. L’Università di Torino, che collabora con quella di Parma, ne detiene altri due, immobilizzati e destinati alla cecità per i test e gli esperimenti dolorosi ai quali sono sottoposti.
In Italia, contrariamente a quello che avviene in altre parti del mondo, non esistono ancora finanziamenti per la ricerca scientifica alternativa e cioè quella ricerca che non usa come cavie gli animali, non solo per non farli soffrire inutilmente ma anche perché è ormai chiaro che la sperimentazione sugli animali non può essere utilizzata, sic et simpliciter, per individuare cure umane.
Purtroppo in Italia benché esista una legge che vieta l’allevamento di questi animali a scopo di sperimentazione non c’è una legge che vieti di comperarli in altri paesi, un vuoto normativo che le associazioni animaliste chiedono da tempo di sanare, ancora una volta ci associamo con un appello a parlamentari e senatori, prossimamente si tornerà alle urne e ciascuno dovrà dare conto di quello che ha fatto, di bene o di male, o di quello che non ha fatto per indifferenza o per interesse.




