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In attesa di Giustizia: ombre rosse

No, la rubrica non si occuperà del capolavoro del cinema western firmato da John Ford: le ombre rosse sono quelle che aleggiano sul provvedimento del GIP di Milano che ha immediatamente scarcerato il giovane accusato di essere il promotore dei violenti disordini che hanno flagellato il centro città e scatenato reazioni, francamente un po’ scomposte, da parte degli organi di governo.

Vero è che la giudice in questione è una militante di sinistra e pro Pal ma ha redatto un provvedimento giuridicamente ineccepibile e la sua appartenenza politica (la medesima del P.M. che ha richiesto la cattura in maniera decisamente più fantasiosa) non sembra in alcun modo gettare ombre rosse sulla decisione…anche se sarebbe sempre preferibile mantenere un profilo più basso dal punto di vista politico quando si esercita la funzione giudiziaria evitando in tal modo di attizzare le polemiche.

Fatto sta che l’accaduto in occorso di una manifestazione, che avrebbe dovuto essere di civile protesta per comprensibili problemi, ha portato all’ennesimo (l’ottavo in quattro anni, per l’esattezza) pacchetto sicurezza del governo. Praticamente una collezione primavera-estate e autunno-inverno, con Piantedosi direttore creativo. Con l’ultimo e secondo una conta attendibile siamo a 57 nuovi reati, 60 aggravanti e cinquecento anni di carcere aggiuntivi. Se la sicurezza si misurasse in decreti, potremmo dormire con la porta spalancata: peccato che i delinquenti siano poco sensibili alla produzione legislativa e continuino a delinquere.

La sensazione è che, come sempre, la politica cerchi consenso con provvedimenti manifesto che tendono a soddisfare la pancia dell’elettorato; l’ultima trovata è il reato di partecipazione violenta a una manifestazione: di fondamentale importanza per assicurare l’ordine pubblico perché prima, evidentemente, sfondare vetrine, rubare e devastare erano considerate attività ricreative. Mancava la legge.

Sia chiaro: chi spacca, ruba e aggredisce non è un rivoluzionario incompreso. È un criminale e va punito senza indulgenze sociologiche, ma anche senza l’ennesima sceneggiata muscolare del governo. Perché fare sicurezza e fare propaganda sulla sicurezza sono due mestieri diversi. Il primo richiede prevenzione, risorse, indagini e certezza delle sanzioni. Il secondo tre ministri con la faccia feroce e una conferenza stampa.  A questo punto varrebbe la pena proporre anche qualche nuovo reato: uso del vivavoce sul Frecciarossa, abbandono di monopattino e dichiarazione politica a vanvera, con aggravante per recidiva televisiva: serve il massimo rigore in tutti i settori sebbene i risultati tardino ad arrivare nonostante che sia stata dichiarata guerra alla criminalità così tante volte che i delinquenti dovrebbero aver già chiesto l’armistizio.

Tutto questo non significa che Fratoianni, Conte e compagnia allargata siano diventati simpatici. Significa che è possibile trovare il ridicolo in due schieramenti contemporaneamente e proposte apprezzabili in materia di sicurezza e di giustizia in nessuno dei due. Si chiama libertà di pensiero e non dà diritto a poltrone, non richiede tessere e, soprattutto, non obbliga a spegnere il cervello per restare fedeli alla curva.

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