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Scagliare la prima pietra

Manifestare è legittimo, in alcuni casi sarebbe doveroso, ma chiunque voglia manifestare dovrebbe conoscere, non solo per slogan o per sentito dire, il perché si protesta e cosa ci si propone di cambiare non solo a parole, parole che troppo spesso incitano all’odio invece che al confronto, con i conseguenti atti di vandalismo estremo.

Chi manifesta a favore dei palestinesi, se è in buona fede, dovrebbe manifestare anche contro Hamas, sia per la strage del 7 ottobre in Israele che per le angherie fatte subire ai civili palestinesi, perché non si combatte la violenza a senso unico, e avrebbe dovuto e dovrebbe scendere in piazza contro l’invasione dell’Ucraina condannando la distruzione di case civili, ospedali, parchi gioco dei bambini che i droni ed i missili di Putin continuano a fare.

Le scuole hanno, in gran parte, bisogno di ristrutturazioni importanti, lo aveva già detto Renzi quando era Presidente del Consiglio, lo sanno i manifestanti quanti governi di sinistra, compreso quello tra Cinque Stelle e Pd, si sono succeduti senza che ci siano stati interventi per risanare gli edifici scolastici? Sono stati quattro. Perché non si chiedono i motivi per i quali questi governi non hanno ristrutturato le scuole? Non hanno risolto gli annosi problemi che oggi denunciano?

Tutti coloro che comunicano attraverso la Rete sono in grado di distinguere le notizie false da quelle vere? Sanno che i sistemi informatici consentono un controllo quasi totale su ciascuno di noi, che hacker di ogni tipo potrebbero in poco tempo modificare la nostra vita bloccando ospedali, stazioni, aeroporti, caselli autostradali, supermercati, canali di informazione? Che per queste azioni molte persone, compreso loro stessi, potrebbero morire? Che la rete veicola comunicazioni essenziali per terroristi, pedofili, spacciatori di droghe, trafficanti di esseri umani e di armi?

Ragazzini che spaccano vetrine, derubano e picchiano passanti sono vandali, non giovani che manifestano per una società migliore chiedendo di avere gli strumenti per costruirsi un futuro, sono adolescenti abituati alla violenza che ogni giorno troppi social elargiscono a mani basse creando quella impossibilità, per menti ancora in via di sviluppo, di saper distinguere tra reale e virtuale, tra il sangue finto e quello vero, tra la vita reale e quella degli Avatar, e troppi adulti speculano, per ragioni politiche ed interessi di parte, sulle fragilità dei giovani e di altri adulti male o poco informati.

Tutti coloro che sono scesi in piazza, ripetendo come un mantra meno soldi per la difesa e più per la sanità, hanno mai passato un pomeriggio visitando un ospedale, una casa di riposo? Hanno mai pensato che quelle tragedie che stanno vivendo milioni di persone, nelle troppe zone di guerra, potrebbero toccare anche a noi e che le risorse per la difesa sono spese per tutti, anche per avere sistemi di sicurezza cibernetica che impediscano ad altre nazioni o a terroristi di sconvolgere le nostre vite privandoci di libertà e democrazia?

Hanno mai pensato che la prima manifestazione da fare, sdraiandoci in decine di migliaia nelle piazze e nelle strade, dovrebbe essere contro Musk e gli altri padroni del cyberspazio che ci stanno privando della nostra capacita di ragionare attraverso sistemi che si appropriano delle nostre vite, dei dati sensibili di ciascuno, degli stessi stati, che ci controllano e manipolano? Poche decine di uomini al mondo, più ricchi e potenti degli stessi stati nei quali vivono, con strumenti a noi sconosciuti ormai controllano tutto e tutti e noi, inconsapevoli, li arricchiamo usando i loro strumenti e consegnando alla rete la nostra capacità di ragionamento!

Manifestare non è solo lecito, è giusto per chiedere una società più equa, più umana, per questo non bisogna usare la violenza ma la determinazione che nasce solo dalla comprensione della realtà che i problemi vengono da lontano, che la stessa tecnologia in molti casi li aggrava, che nessuno è senza peccato, nessuno può scagliare la prima pietra.

Occorre manifestare prima di tutto perché la politica torni ad avere equilibrio e capacità di confronto tra idee e progetti diversi, temo però che questo sia chiedere troppo in un paese, il nostro, che è sempre in campagna elettorale, anche quando non ci sono elezioni, e nel quale per ciascuno la colpa è sempre di qualcun altro.

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