e-commerce

  • Fatturato in crescita per la Casaleggio Associati: prima di coronavirus e lockdown incassati 48,5 miliardi

    Le vendite online nel 2019 in Italia hanno registrato una crescita del fatturato del 17% per un totale di 48,5 miliardi di euro. Lo riferisce il report ‘E-commerce in Italia 2020 – Vendere online ai tempi del Coronavirus’ della Casaleggio Associati, pubblicato il 19 maggio e nel quale emerge che la pandemia colpisce e modifica anche il mercato dell’e-commerce.

    Agli italiani acquistare online piace. Il 76% dei consumatori acquista da mobile, il 98% ha acquistato almeno una volta sui marketplace e oltre 31,6 milioni di persone nel 2019 hanno acquistato online da siti esteri, in particolare da Cina, Regno Unito, Stati Uniti e Germania.

    Le aziende e-commerce italiane che vendono all’estero sono state il  61% (+5% dallo scorso anno), mentre il 39% vende solo in Italia. La  carta di credito è il mezzo di pagamento più diffuso (28%), seguita dai digital wallet (23%), dal bonifico (19%), dal pagamento alla  consegna (17%), pagamento via mobile (7%) e altri per il 6%.

    Nel 2019 il Tempo libero è stato il settore più importante per l’e-commerce (rappresenta il 42,7% del fatturato totale), seguito dal Turismo (25,6%). Il primo cresce del 21% rispetto all’anno precedente, mentre il turismo che è un settore maturo in termini di e-commerce del 7%. I centri commerciali rappresentano il 15,5% con una crescita del 25%.

    Gli altri settori rappresentano tutti dati più bassi del 5% dello share e raggiungono complessivamente il 16,2% del totale del  fatturato. Le Assicurazioni, che crescono del 4% in fatturato, rappresentano il 4,6% dello share. Salute e bellezza cresce del 27%, seguendo il trend dello scorso anno ma rappresenta ancora solo lo 0,4% sul totale. Casa e arredamento cresce del 25% e arriva a rappresentare lo 0,9% del totale. Alimentare cresce del 19%, grazie sia al food delivery che al largo consumo, e rappresenta il 3,1% del totale.

    Elettronica di consumo cresce del 17% (3,3% del totale), Moda cresce del 16% (2,1% del totale), Editoria dell’11% (1,8% del totale) dove più di un libro su quattro oggi viene venduto online. Ma con l’avvento del coronavirus tutto è cambiato e l’alimentare, con il suo 3,1 per cento del totale del fatturato dell’e-commerce in Italia diventato il settore merceologico con più transazioni.

     

  • Il coronavirus innova le modalità di consumo e l’e-commerce fa il botto

    L’e-commerce è esploso durante il lockdown ma il settore dei corrieri è in affanno e si prepara a un anno difficile. Per alcune aziende, specialmente le più piccole, specializzate nel B2B (business to business), ovvero nelle consegne a imprese e negozi, la perdita di fatturato è arrivata al 70% solo nel primo mese di lockdown, secondo le stime di Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica. La consegna a domicilio al consumatore finale, l’e-commerce B2C (business to consumer), il vero ‘vincitore’ nella pandemia, ha corretto in minima parte un mercato che le associazioni di categoria come la Fedit definiscono “in grande crisi” e che in Italia vale circa 6,6 miliardi con poco più di 700 imprese attive, secondo i dati dell’ultimo censimento (2017) dell’Osservatorio Contract logistics del Politecnico di Milano.

    Il balzo dell’e-commerce è stato importante – e inevitabile – nei due mesi di picco dell’emergenza sanitaria. L’Istat ne ha rilevato una crescita del 20,7% nel mese di marzo; nel trimestre, Poste ha consegnato il 15% in più di pacchi e secondo Nielsen, per la Gdo e i prodotti di largo consumo il trend è stato +144% da inizio emergenza.

    L’eCommerce Netcomm Forum parla di due milioni di nuovi consumatori online in Italia da inizio anno. I volumi, spiega all’Adnkronos Ivano Russo, dg di Confetra, sono stati “prenatalizi”, ma il grosso di questo business è in mano alle multinazionali che consegnano a domicilio, come Tnt, Ups o Dhl. I piccoli corrieri italiani, che lavorano per lo più per il commercio al dettaglio, sono rimasti a secco.

    Il boom degli acquisti online, in realtà, ha fatto fare grandi affari a poche realtà iper-specializzate. “Oggi aziende che facciano esclusivamente B2B o B2C non esistono, almeno per quanto riguarda le grandi. Fanno entrambe le cose. E il comparto dei corrieri ha perso valore, mediamente in entrambi i casi”, spiega Enzo Solaro, segretario generale di Fedit. “C’è stato un aumento dei pacchi da consegnare, certo, ma questo non sempre ha corrisposto a un andamento positivo del conto economico”. Le consegne business, argomenta, “sono un mercato pregiato, più profittevole, perché la merce ha un volume e un peso diverso, e da questo dipende la tariffa di spedizione”.

    Il problema del distanziamento, poi, ha comportato che l’organizzazione del lavoro diventasse “più complessa e decisamente meno performante, con meno persone nei magazzini”. Le caratteristiche dell’e-commerce di consumo, “piccoli pacchi da consegnare in luoghi diversi con valore aggiunto molto basso, non sempre fanno corrispondere a molto lavoro una marginalità elevata, anzi è stato esattamente il contrario”. Senza contare che in molte regioni i prodotti ritenuti non essenziali sono rimasti in magazzino. Per la filiera, quindi, “sono stati due mesi complicati da gestire perché alla quantità di lavoro cresciuta ha fatto da contraltare un fatturato non corrispondente in modo proporzionale”. I corrieri che lavorano prevalentemente con le aziende “hanno perso parecchio, chi consegna principalmente ai privati forse è riuscito a galleggiare”. L’aspetto più positivo della faccenda è che con la Fase 2 e poche riaperture graduali, l’e-commerce potrebbe fare nel 2020 i passi avanti attesi da almeno un decennio. La sua quota di mercato rispetto al volume delle vendite totali in Italia è ancora molto bassa. Secondo l’ultimo report dell’Eurostat sull’argomento, nel 2019 si attesta al 12%, in aumento rispetto agli anni passati ma ancora tra le più basse dell’Unione europea. Peggio di noi fanno solo Bulgaria, Cipro, Grecia e Romania.

    “Per capire la quota di mercato aumenterà significativamente – sottolinea Solaro – bisognerà aspettare maggio e giugno, con la riapertura dei negozi, vedere quanto si tornerà nei luoghi fisici o meno. Se dovessi fare una previsione sull’anno, penso che nel 2020 quel 12% sarà superato”. Lo scorso anno, c’erano già stati dei passi avanti: gli acquisti di prodotti, secondo i dati del Politecnico, erano aumentati del 21% nell’eCommerce di consumo rispetto al 2018, l’acquisto di servizi, invece, era cresciuto del 9%.

  • Allarme di Confagricoltura: Italia troppo indietro in Europa nell’impiego di Internet

    L’attuale situazione di emergenza causata dal coronavirus rende ancor più necessario l’uso di internet e di servizi informatici: dai rapporti con la Pubblica Amministrazione allo smart working, dall’attività didattica all’home banking, all’e-commerce, molte attività in questo periodo si stanno trasferendo sul web, con nuove modalità. L’Italia, da quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi di Confagricoltura su dati Eurostat 2019, risulta più indietro rispetto agli altri Paesi europei per l’utilizzo di internet e dei servizi informatici in generale.

    Il nostro Paese si colloca al 20° posto per l’accesso a internet: solo l’85% delle famiglie italiane ha questa possibilità, contro una media europea del 90%. Dalle cifre relative alla banda larga (almeno 30 Mbits/secondo) risulta, inoltre, che l’Italia è al 18° posto in Europa, con l’84% delle famiglie (rispetto alla media europea dell’89%) che può disporre di una tale velocità di connessione. Se si guarda poi alla banda ultralarga (100Mbits/secondo) scendiamo addirittura al 25° posto, seguiti solo da Croazia, Cipro e Grecia (elaborazione Corte dei Conti UE su dati Commissione UE 2017). Anche sul fronte dei servizi on line per l’espletamento di adempimenti vari, il Centro Studi di Confagricoltura rileva dati poco confortanti: sebbene ci sia stato un aumento (fra il 2015 e il 2019 dal 28% al 36% della popolazione) nell’utilizzo dell’internet banking, ovvero nella gestione dei conti correnti bancari on line, siamo comunque al 23° posto in Europa (media UE 58%).

    Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (per informazioni, pagamenti e gestione pratiche) la situazione non è certo migliore: in Italia i cittadini che si avvalgono di internet sono solo il 23%, rispetto a una media UE del 55%, collocandoci al 27° posto in Europa, precedendo sola la Romania. Quanto all’e-commerce, nel nostro Paese solo l’8% della popolazione effettua acquisti di beni e servizi on line, rispetto al 20% della media europea: una percentuale che ci relega al 24° posto in Europa. “Nonostante gli impegni fissati a livello nazionale ed europeo e l’approvazione del progetto ‘Strategia Digitale Italiana’ nel 2015 (per gli obiettivi di crescita UE 2020), che prevedeva che entro il 2020 almeno il 50% delle abitazioni fosse dotato di connessione a banda ultra larga, il nostro Paese – commenta il presidente di Confagricoltura Alessandria, Luca Brondelli di Brondello – continua a scontare un pesante ritardo, anche culturale, su questo fronte. L’emergenza Coronavirus, che sta costringendo la popolazione a ricorrere necessariamente ai servizi telematici per diversi adempimenti, fa affiorare in maniera ancora più evidente l’inadeguatezza del sistema infrastrutturale digitale italiano”.

  • Airpods2, Dr Martens per lei e iPhone i tre prodotti più ricercati dagli e-shopper nel 2019

    Le cuffie Airpods 2, le scarpe da donna Dr. Martens, gli smartphone iPhone XR e iPhone 7, il videogioco FIFA 20, le console di gaming Nintendo Switch e Sony PlayStation 4 Slim. Ancora, gli smartphone iPhone 11 e Samsung Galaxy A50 e le sneakers Adidas Stan Smith. Sono i 10 prodotti più ricercati dagli italiani nel 2019, secondo quanto emerge da un’analisi di idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa – relativa al comportamento sul web dei consumatori  nel 2019.

    Tra le macro-categorie con la maggiore crescita di interesse online nel 2019 idealo ha evidenziato i prodotti per animali (+100,1% di ricerche rispetto al 2018), i prodotti appartenenti alla categoria moda e accessori (+92,3%) e infine gli articoli per auto e moto (+77,4%). Nel corso del 2019, inoltre, sono stati registrati diversi “boom dell’e-commerce”, vale a dire crescite di interesse pari a oltre il +200% rispetto al 2018. Tra queste, per esempio, gli accessori per seggiolini auto, i monopattini elettrici, gli integratori alimentari, gli smartwatch, le cuffie e i videogiochi, senza dimenticare le capsule e cialde per caffè. Per numerose categorie, in ogni caso, la crescita nelle intenzioni di acquisto online è stata maggiore del +50%. Tra queste, per esempio, si segnalano gli pneumatici estivi (+131,1% sempre in riferimento al 2018), i giochi per la PS4 (+93,5%), le console di gioco (+92,2%) e gli altoparlanti (+ 91,1%).

    Nel corso del 2019 i prezzi dei prodotti sono fluttuati del 23,7% se consideriamo la media delle fluttuazioni per le prime 20 categorie maggiormente cercate nel 2019, sempre in base all’interesse online sul portale italiano di idealo. Nel dettaglio, i prodotti i cui prezzi hanno subito maggiori oscillazioni sono stati gli zaini (fluttuazioni del 53,3% nel corso dell’anno), giochi per la PS4 (47,2%), casse altoparlanti (41,0%), aspirapolvere (40,0%), obiettivi fotografici (28,0%), televisori (26,3%), console di gioco (25,6%), smartphone (24,4%), cuffie (23,9%) e infine tablet (19,8%).

    L’analisi ha permesso di individuare quali siano i mesi più vantaggiosi per i vari tipi di acquisto. Per gli smartphone, ad esempio, il mese più conveniente del 2019 è stato febbraio, per le sneakers giugno, per gli smartwatch agosto e per le cuffie ottobre. Verificando invece i momenti clou dello shopping, idealo ha scoperto che i tre prodotti maggiormente cliccati il 25 dicembre sono stati l’iPhone 11, le AirPods 2 e la Nintendo Switch; viceversa, il 31 gli utenti hanno maggiormente cercato le giacche Napapijri Jacket Rainforest Winter e K.Way Le Vrai e anche in questo caso al terzo posto l’iPhone 11. Interessante notare poi come il 31 dicembre le intenzioni di acquisto relative ai sex toys sono aumentate del +48,8% rispetto alla media giornaliera del 2019. Lo stesso giorno, anche l’interesse online verso spumante, prosecco e champagne è aumentato del +46,9% rispetto allo stesso giorno della settimana precedente.

    Il pubblico maggiormente attivo nelle ricerche e nello shopping online è stato quello tra i 35 e i 44 anni (26,9%) subito seguito dai giovani 25 – 34 (23,4%) e dalla fascia 45 – 54 (21,6%). Gli uomini hanno raggiunto il 61,7% delle intenzioni di acquisto contro il 38,3% della controparte femminile.

    Le ricerche da mobile sono aumentate del +40,6% rispetto al 2018 e hanno raggiunto il 60,1% delle modalità complessive di navigazione. A seguire il desktop (32,3%) e poi il tablet (7,6%). Analizzando soltanto le ricerche da mobile è stato infine possibile scoprire che il 77,1% degli utenti ha utilizzato un dispositivo Android mentre il 22,4% un device iOS.

    Il momento di navigazione preferito dagli italiani nel 2019 è stato il lunedì sera, l’orario prediletto quello tra le ore 21 e le 22.

    A livello regionale Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna rimangono le regioni maggiormente coinvolte, ma il 2019 ha visto crescere la Puglia (+45,4%), l’Umbria (+39,5%), la Sicilia (+37,2%), la Valle d’Aosta (+36,1%) e infine la Basilicata (+32,6%).

  • E-commerce brillante anche nei mesi estivi

    Tendenzialmente Novembre e Dicembre sono i mesi in cui gli acquisti online tirano di più, per via di Black Friday e Cyber Monday e dello shopping natalizio in generale, ma anche in estate l’e-commerce gode di ottima salute: idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa –  ha rilevato che dal 21 Giugno al 22 Luglio le ricerche online sono cresciute del 21,4% rispetto allo stesso periodo del 2018. 

    I dieci prodotti maggiormente cercati nel periodo estivo sono stati: smartphone, sneakers, frigoriferi, scarpe da corsa, televisori, profumi donna, zaini, caschi per la moto, lavatrici e infine cuffie. Seguono poi obiettivi fotografici, tablet, macchine fotografiche reflex, notebook e infine fotocamere digitali mirrorless. Tra i prodotti meno cercati figurano invece, a sorpresa, piscine, ventilatori e prodotti solari. L’impressione, per quanto riguarda questi prodotti, è che gli e-consumer siano consapevoli del fatto che per ottenere i migliori prezzi è (quasi) sempre meglio effettuare gli acquisti fuori stagione. Considerando i prodotti presenti sul portale italiano di idealo, quelli con il prezzo migliore nel mese di Luglio rispetto ai restanti 11 mesi dell’anno sono stati TV, frigoriferi, scarpe da corsa, lavatrici, fotocamere mirrorless, orologi sportivi, calzature outdoor, fornelli, trapani e infine giacche e cappotti da donna. Complessivamente, per questi prodotti, a Luglio il risparmio massimo medio è stato pari all’8,8% rispetto al prezzo da pagare per lo stesso acquisto nel resto dell’anno.

    Ad Agosto, invece i prodotti  più convenienti sono risultati smartphone, scarpe da ginnastica, stampanti multifunzione, monitor, mobili per il bagno, pneumatici estivi, giacche outdoor, fitness tracker, scarpe da uomo e infine pneumatici invernali. Per questi prodotti il prezzo medio di acquisto è stato del 9,1% inferiore rispetto agli altri mesi.

    Venendo agli acquirenti, si rileva che rispetto al resto dell’anno, durante il periodo estivo il divario tra acquisti effettuati da uomini e donne si riduce leggermente, arrivando ad un 58,9% di ricerche effettuate da uomini contro un 41,1% di ricerche effettuate da donne. Non cambiano, tuttavia, le fasce della popolazione più coinvolte nel fenomeno dell’e-commerce: troviamo in prima linea gli e-consumer 35-44 (27,1%), seguiti dalla fascia di età 25-34 (22,6%) e infine dai 45 – 54enni (20,2%). Anche durante il periodo estivo le ricerche da mobile sono in percentuale le maggiori (pari al 53,5%) contro le intenzioni di acquisto da desktop che si attestano al 38,8%. In diminuzione l’utilizzo del tablet – già molto limitato nel corso dell’anno – pari solo al 7,7% delle ricerche complessive. Analizzando nel dettagli le ricerche da mobile, è possibile vedere come queste derivino nel 73,8% dei casi da dispositivi Android e solo nel 24,1% dei casi da dispositivi iOS. Infine, in estate, l’orario di navigazione preferito dagli e-consumer è tra le 3 e le 4 del pomeriggio e tra le 10 e le 22 di sera; come giorno favorito, invece, il giovedì. 

  • Chi compra online chiede ai brand maggior protezione contro le truffe

    Secondo il recente Global Online Shopping Survey 2018 chi compra online è sempre meno sprovveduto: quasi i due terzi degli intervistati controllano l’affidabilità dei siti web esaminando le recensioni online mentre il 43% afferma di verificare i certificati SSL. 

    Nonostante queste accortezze, è ancora possibile venire ingannati e acquistare prodotti contraffatti: la diffusione dei falsi su Internet, unita ai metodi utilizzati dai contraffattori per commercializzarli e venderli, comporta che non siano sempre facili da individuare, e la ricerca mostra che un consumatore su tre ha inavvertitamente comprato un prodotto falso (il 68% di questi acquisti era destinato a essere un regalo di Natale).

    L’88% degli intervistati vittime di contraffattori afferma che i brand debbano fare di più proteggerli nei loro acquisti online. Le conseguenze della commercializzazione impropria di prodotti contraffatti sono di contro di vasta portata e non riguardano non solo i brand, la fiducia dei clienti e il fatturato, ma anche l’economia in generale in termini di perdita di posti di lavoro, salute e sicurezza e persino il finanziamento di attività criminali.

    Acquistare un prodotto contraffatto, peraltro, non è solamente uno spreco di denaro, ma comporta anche rischi di sicurezza. Secondo il Journal of Trading Standards, in Gran Bretagna i prodotti elettrici difettosi causano 7.000 incendi domestici ogni anno. Anche i giocattoli, i cosmetici e i prodotti farmaceutici possono avere un impatto molto grave sulla salute.

    Secondo i dati elaborati da idealo, il comparatore prezzi leader in Europa, la fascia di over 55 italiani che compara prezzi per acquisti online in Italia sta diventando sempre più attiva, rispetto agli anni passati. Composta al 62,2% da uomini (contro il 37,8% di donne), cerca il prezzo più conveniente dei prodotti di e-commerce anzitutto tramite desktop (47,2%) e mobile (41,4%), molto più che tramite tablet (solo nell’11,4% dei casi). Android e Windows sono i sistemi operativi decisamente preferiti (rispettivamente 44,5% e 44,2%); iOS usato sono nel 6,3% dei casi, a conferma che gli smartphone di Cupertino non sono tra i dispositivi più utilizzati da questa fascia della popolazione. L’orario di navigazione preferito è tra le 18 e le 19 di sera, con una crescita costante dalle 13 in poi nel corso di tutto il pomeriggio. Il giorno della settimana preferito, invece, il lunedì (15,3%).

    Le cinque regioni italiane dove idealo ha rilevato un maggior numero di ricerche effettuate dai +55 sono Lazio, Lombardia, Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna, testimonianza che il centro Italia è quello più propenso ad effettuare la comparazione prezzi online. Fanalino di coda con il minor numero di intenzioni di acquisto Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. Le tre città sul podio con un maggior numero di ricerche sono infine Udine, Milano e Vicenza; viceversa, all’ultimo posto delle città con almeno 50mila abitanti della classifica troviamo Ancona, Perugia, Foggia e Taranto. Centro e Nord-Est sembrano essere le due macro aree italiane dove gli utenti sono disposti a spendere online un budget maggiore. Negli ultimi posti della classifica compaiono diverse  regioni del sud Italia, quali Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria. Se le persone del Centro sono disposte a spendere 100 euro in acquisti online, al Sud questa cifra scende a 70,80 euro, quasi il 30% in meno.

  • Esselunga sempre più vincente nelle vendite on line e al dettaglio

    Vendite in negozio e e-commerce in crescita per Esselunga. Nel 2018 il Gruppo meneghino ha realizzato vendite per 7.914 milioni di euro, in crescita del 2,1% rispetto al 2017 (7.754 milioni). “Un risultato ottenuto mantenendo costanti i prezzi a scaffale (quindi inflazione zero), così confermando il primato di convenienza di Esselunga e nonostante un contesto di mercato negativo caratterizzato soprattutto nella seconda parte dell’anno da un calo dei consumi”, analizza l’azienda in una nota. L’e-commerce ha superato i 236 milioni di euro, registrando +28% rispetto al 2017: oramai ogni 100 euro di ricavi, 3 sono realizzati on-line. Il risultato è ancor più rilevante alla luce delle analisi di R&S di Mediobanca, secondo le quali nel 2018 il giro d’affari dell’e-commerce di prodotti alimentari incide ancora solo per il 4% della domanda e-commerce italiana, sebbene sia  cresciuto del 34% rispetto al 2017 raggiungendo un valore di 1,1 miliardi di euro (gli acquisti online di prodotti alimentari da supermercato hanno raggiunto nel 2017 un valore superiore ai 200 milioni di euro con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente), perché gli italiani spendono in media per acquisti alimentari online 500 euro annui contro i 1.850 euro registrati in Francia.

    Nel frattempo, l’operatore della grande distribuzione fondato da Bernardo Caprotti ha dimezzato i debiti: al 31 dicembre 2018 la posizione finanziaria netta è risultata pari a -436 milioni di euro (era -848 milioni di Euro a fine 2017) grazie a una forte generazione di cassa.

  • E-commerce in crescita nel 2018: comprano principalmente gli uomini, si vendono soprattutto smartphone

    Idealo, azienda di comparazione dei prezzi in Europa (fondata a Berlino nel 2000, fa parte del gruppo editoriale Axel Springer), ha tracciato in bilancio dell’e-commerce nel 2018.

    A dicembre 2018 erano presenti sul portale ben 145 milioni di offerte provenienti da oltre 30.000 negozi online. La crescita dell’offerta, inoltre, ha portato con sé un forte aumento dell’interesse degli utenti online: nel 2018, infatti, le intenzioni di acquisto registrate sul portale italiano di idealo sono aumentate del 19,6% rispetto al 2017. Nel complesso, il comparto è stato appannaggio del pubblico maschile più attivo di quello femminile negli acquisti online, anche se il gap – rispetto al 2017 – si è leggermente ridotto. 

    Tra le categorie di prodotti maggiormente cresciute rispetto al 2017 – di oltre il 200% – vi sono prodotti destinati ad un pubblico perlopiù femminile come orecchini, prodotti solari e per la cura di viso e corpo e make up. Ma anche determinate categorie destinate principalmente al pubblico maschile hanno fatto registrare dati di interesse, come pneumatici per motocicli e per fuoristrada, pneumatici invernali ed estivi, stivali da moto.

    La maggior parte dei consumatori digitali interessati ad acquistare online nel 2018 è stata sotto i 44 anni di età (59,2%). Nel dettaglio, i più interessati a comparare le offerte online sono stati gli adulti tra i 35 e i 44 anni (27,3%), seguiti dai giovani 25-34 (22,2%) e in una posizione leggermente inferiore dalla fascia 45-54 (20,9%). Gli uomini hanno effettuato il 59,6% delle ricerche contro il 40,4% effettuato dalle donne. 

    Le categorie di prodotti più desiderate in assoluto nel 2018 sono state smartphone, sneakers, frigoriferi, televisori e scarpe da corsa. Per quanto riguarda i prodotti veri e propri più cercati la top five di quelli più acquistati vede al primo posto gli auricolari Apple AirPods seguiti dallo smartphone Apple iPhone X, dal multimedia player Google Chromecast 2, dallo smartwatch Samsung Gear S3 Frontier e dalle sneakers Saucony Jazz Original. 

    Tra i prodotti che continueranno ad attirare l’interesse degli e-consumer italiani, Idealo prevede vi saranno ancora gli smartphone (anche se l’interesse nei confronti di questi device è leggermente diminuito). Oltre ai modelli di questa categoria, continueranno a crescere anche i prodotti legati al settore dell’elettronica di consumo – come cuffie, casse/speaker e smartwatch – e quelli legati all’abbigliamento, come sneakers e scarpe da corsa o da allenamento, che sono già state oggetto di grande attenzione nel 2018. 

  • La Germania è un ottimo affare per l’e-commerce targato Italia

    Avere due Germanie, come piaceva a Giulio Andreotti, non si può più, ma tenersi cara quella che c’è conviene, secondo quanto sottolinea il portale internazionale per la comparazione dei prezzi online, idealo, che ha recentemente annunciato un’importante partnership con Itkam, la Camera di Commercio Italiana per la Germania, volta ad incentivare l’internazionalizzazione dei negozi online italiani e tedeschi oltre i rispettivi confini nazionali.

    La Germania è infatti un mercato di riferimento commerciale essenziale per l’Italia in quanto  con 80,5 milioni di consumatori e un reddito medio pro-capite di oltre 33.000 euro annui rappresenta la maggiore economia dell’Unione Europea. A dispetto della scarsa popolarità che la Germania nutre in Italia, idealo segnala che essa può rappresentare un target di tutto interesse per l’economia italiana. I dati parlano chiaro. L’88% degli utenti tedeschi acquista regolarmente su Internet, il che equivale a dire che avere un e-shop disponibile a vendere anche in Germania offre la possibilità di godere di un bacino d’utenza potenziale di 58 milioni di utenti aggiuntivi (https://www.idealo.it/azienda/idealo-netcomm-forum/#idealo-itkam).

    In Germania, il 40% degli acquirenti online fa già acquisti su e-shop stranieri. Come motivazione principale, il 65% di questi dichiara di farlo quando il prodotto desiderato non è disponibile nel proprio paese, mentre il 49% in quanto ha riscontrato che l’articolo desiderato è più economico all’estero. Sei dei 10 maggiori e-shop presenti su amazon.de si trovano in paesi differenti dalla Germania e conducono con successo scambi commerciali transfrontalieri in Germania attraverso i propri negozi online.

    In termini di vendite, la Germania si colloca tra i primi cinque mercati e-commerce più grandi del mondo, insieme a Cina, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone.

    Nel 2012 il totale delle vendite legate al mercato online tedesco era di 28 miliardi di euro, nel 2017 è salito a 58,5 miliardi e gli esperti prevedono che entro il 2022 raggiungerà gli 81 miliardi di euro.

    “idealo diretto”, la funzione presente in Germania che permette di vendere direttamente sul portale di idealo, produce in media un +42% negli ordini ricevuti dai negozi online, che possono quindi aumentare il proprio fatturato. A tale riguardo, Francesca Regina, Vice Segretario di ITKAM Camera di Commercio Italiana per la Germania ha commentato: “Da un punto di vista economico, la Germania è il primo partner commerciale per l’Italia, sia come mercato di sbocco dell’export italiano, sia come Paese di provenienza dell’import italiano. Il volume dell’interscambio bilaterale è molto elevato: esso corrisponde infatti tradizionalmente quasi alla somma degli scambi che intratteniamo con Francia e Regno Unito insieme. Siamo quotidianamente impegnati a potenziare la presenza di aziende italiane nel mercato tedesco e valorizzare il made in Italy. La partnership con idealo rappresenta un’importante opportunità che consente quindi ulteriormente di perseguire questi obiettivi.” Fabio Plebani, country manager di idealo per l’Italia, ha così commentato la partnership: “Come comparatore prezzi leader in Europa noi di idealo conosciamo il valore dell’internazionalizzazione. Per questo motivo ci impegniamo tutti i giorni per aiutare i nostri partner a superare i propri confini. Allo stesso modo di idealo, anche la Camera di Commercio Italiana per la Germania è in prima linea per favorire la crescita delle realtà italiane e tedesche oltre i confini nazionali. Uniti da questo spirito è nata la volontà di cooperare insieme per poter offrire ancora più servizi ai nostri rispettivi partner”.

  • L’Aumento degli acquisti on line: beneficio o pericolo?

    Mentre continuano le indagini per accertare il reale numero degli utenti Facebook, ai quali sono stati sottratti e poi manipolati i dati personali, e per identificare quanto l’utilizzo illegale di quei dati possa avere influenzato la politica e non solo, aumenta in modo molto significativo il giro di affari degli acquisti on line.

    Soltanto in Italia, nel 2017, secondo l’osservatorio e.Commerce, attivato dal Politecnico di Milano, gli acquisti on line hanno avuto un incremento del 17% ed il giro di affari ha superato i 23 miliardi tra prodotti e servizi. Nello stesso periodo, negli Stati Uniti, si è registrata una vera e propria crisi nei centri commerciali, crisi che potrebbe arrivare presto anche da noi proprio perché una sciagurata scelta politica continua a consentire l’apertura di nuovi centri commerciali, anche in località nelle quali ne esistono già in sovrannumero.

    Problemi che si intersecano, se infatti da un lato l’aumento delle vendite on line fa diminuire quelle dei centri commerciali dall’altro i centri commerciali portano alla continua chiusura di piccoli e medi esercizi, come dimostrano le molte saracinesche abbassate, non solo nelle grandi città, meta anche turistica, ma anche in provincia. Le conseguenze sono evidenti: maggiore disoccupazione, sempre più disagi per i consumatori non in grado di fare acquisti a grandi distanze o “colpevolmente” desiderosi di non acquistare prodotti troppo standardizzati o di non sufficiente qualità.

    Nel commercio on line non solo, troppo spesso, si veicolano farmaci e sostanze illegali ma anche merci contraffatte: una ricerca di Mark Monitor, azienda specializzata nella protezione del brand on line, ha rilevato che quasi la metà dei brand perde vendite a causa di merci contraffatte o pirata.

    La mondializzazione e la grande distribuzione mirano ad ottenere consumatori con gli stessi desideri, che acquistano più o meno le stesse cose con omologazione del gusto e dell’aspetto. In una società che riesce contemporaneamente ad essere di massa ma composta da persone con disperato individualismo ed egoismo è facile, per i guru del mercato, indirizzare le scelte in base ai loro obiettivi di profitto. Così lentamente spariscono molte attività, non solo artigianali, e, ovunque nel mondo, troviamo da acquistare le stesse cose.

    Nel frattempo il prepotente aumento delle vendite on line rafforza la crescita della società omogeneizzata ed accorcia sempre più i tempi per la creazione di una società più digitale che umana, mentre la politica ignora i fenomeni o li asseconda senza capire il problema e senza porsi di fronte alla necessità di contrastare, con leggi adeguate, almeno le vendite illegali che la rete, ogni giorno, propone con gravi danni economici, sanitari e sociali.

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