Polo Sud

  • L’aviaria sbarca al Polo Sud. Gli esperti temono una pandemia e dubitano che si sia pronti a prevenirla

    L’aviaria è sbarcata al Polo Sud, più precisamene ha raggiunto le isole subantartiche tra la penisola antartica e il Sud America. Il virus è stato rilevato in diverse specie di uccelli marini nell’Isola della Georgia del Sud e nelle Isole Falkland ed il suo arrivo in Antartide potrebbe avere conseguenze potenzialmente catastrofiche per la fauna selvatica, incluso l’iconico pinguino imperatore, che è peculiare di quelle latitudini e dunque particolarmente vulnerabile alle epidemie. Il primo rilevamento di influenza aviaria vicino all’Antartide è avvenuto all’inizio di ottobre a Bird Island, nella Georgia del Sud.

    Quella in corso è una “panzootica”, una pandemia di influenza aviaria su larga scala, che in tutto il mondo ha colpito più di 200 specie di uccelli selvatici. Anche se il ceppo H5N1 è già noto, la genetica e l’epidemiologia del virus sono cambiate. Un tempo presente soprattutto nel pollame, oggi colpisce uccelli selvatici. Le specie migratorie hanno diffuso il virus in Europa, Asia, Africa, Nord America e Sud America, facendo strage di uccelli marini in tutto il mondo; oltre agli uccelli, il virus potrebbe peraltro aver ucciso più di 30mila leoni marini sudamericani e oltre 2.500 cuccioli di elefante marino.

    Parallelamente l’aumento della temperatura del pianeta e la fusione degli antichi ghiacci rilasciano virus, batteri, funghi e altri microrganismi vitali che sono rimasti intrappolati per migliaia e milioni di anni e che possono appartenere a nuove specie microbiche, a genotipi sconosciuti di agenti patogeni attuali, ad altri già eradicati o, ancora, noti e con caratteristiche robuste acquisite grazie alla loro esposizione a stress termico a lungo termine. In Siberia nel 2016 un bambino è morto a causa di antiche spore di antrace.

    Uno studio pubblicato lo scorso anno su Plos Computational Biology soprannominava “cigni neri” l’1 per cento dei virus antichi potenzialmente pericolosi, sottolineando la loro natura rara e il loro impatto catastrofico in caso di emergenza. Sebbene la probabilità di tali eventi sia bassa, lo studio avvertiva che dovrebbero essere presi in considerazione nei futuri scenari climatici.

    La specialista Ilaria Capua avverte che la circolazione dell’aviaria è ormai fuori controllo, perché controllare le malattie infettive degli animali selvatici è difficilissimo, trattandosi di animali liberi e allo stato brado e perché la propagazione del virus stesso, tramite uccelli selvatici, è sostanzialmente impossibile da monitorare. Il virus, ammonisce Capua, nel 2024 è arrivato a colpire bovini da latte.

  • L’influenza aviaria è arrivata anche al Polo Sud

    Anche il Polo Sud è stato colpito dal virus dell’influenza aviaria H5N1, arrivato probabilmente insieme agli uccelli selvatici provenienti dall’America meridionale.

    Il virus H5N1 è in grado di viaggiare, spostandosi con gli uccelli migratori. Ed è così che dal Sud America ha raggiunto l’Antartide, dove la sua presenza è stata confermata a partire dal 2022 grazie alla ricerca condotta dall’Agenzia britannica per la salute di piante e animali (Apha) e pubblicata sulla rivista Nature Communications.

    La presenza del virus H5N1 in Antartide era stata segnalata tra febbraio e marzo e poi nell’aprile 2024, quando una ricerca australiana lo aveva individuato nella zona nord-occidentale e isolato negli Skua, uccelli simili ai gabbiani e molto comuni lungo le coste antartiche. L’allarme è stato tale da costringere a interrompere le campagne di ricerca sui pinguini.

    Adesso la ricerca condotta dal gruppo dell’Apha guidato da Ashley Banyard, e del quale fa parte il virologo italiano Marco Falchieri, ha trovato il virus H5N1 sia negli uccelli sia nei mammiferi che vivono nelle isole Falkland e nella Georgia del Sud. Oltre che negli Skua, il virus è stato rilevato negli zigoli e nelle sterne; fra gli animali marini, sono state colpite le foche elefante.

    La ricerca britannica fornisce la dimostrazione definitiva di quanto il virus dell’aviaria si sia diffuso su un’area geografica molto vasta, tanto da far scattare un campanello d’allarme per gli animali selvatici che, come quelli antartici, vivono nelle regioni più remote del mondo. In particolare, gli autori della ricerca ritengono opportuno mantenere alta la guardia analizzando in dettaglio la circolazione del virus nell’ecosistema antartico. Osservano, per esempio, come sia importante mettere a punto misure di prevenzione e attuare una sorveglianza continua allo scopo di mitigare i rischi per la fauna selvatica che vive in zone remote, ma non inaccessibili, come dimostra il caso dell’Antartide.

    Il virus potrebbe aver ucciso più di 30mila leoni marini sudamericani e oltre 2.500 cuccioli di elefante marino.

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