suini

  • Il 2026 si prospetta preoccupante per il commercio di carne suina italiana

    L’analisi di fine anno di Assosuini evidenzia che il contesto del 2025 ha accentuato alcune fragilità strutturali che potrebbero emergere con forza nel 2026. Nel triennio più recente, il saldo commerciale italiano delle carni suine resta strutturalmente negativo. Le importazioni hanno raggiunto valori prossimi ai 3,5 miliardi di euro, con volumi superiori a 1,18–1,19 milioni di tonnellate. Le esportazioni, pur in crescita rispetto agli anni precedenti, si attestano intorno ai 2,5 miliardi di euro e a circa 320–330 mila tonnellate. Il divario tra import ed export rimane quindi ampio, sia in valore sia in quantità.

    Questa dinamica è strettamente collegata ai livelli di prezzo della materia prima nazionale. I prezzi elevati dei suini e delle cosce fresche hanno ridotto la competitività delle produzioni italiane sui mercati esteri, limitando la capacità di espansione dell’export proprio in una fase in cui la domanda internazionale è particolarmente selettiva sul prezzo. Sul fronte dei costi, il 2025 ha segnato una parziale normalizzazione rispetto ai picchi del 2022–2023, ma su livelli comunque elevati rispetto alla media storica. Il mais nazionale si è mantenuto per gran parte dell’anno tra 250 e 300 euro/tonnellata, mentre la soia estera ha oscillato frequentemente tra 450 e 550 euro/tonnellata. Questo significa che i costi di alimentazione restano strutturalmente più alti rispetto al periodo pre-crisi.

    La combinazione di prezzi elevati dei suini e costi ancora sostenuti ha prodotto un quadro di redditività fortemente asimmetrico. L’allevamento ha beneficiato di margini elevati, mentre la macellazione ha mostrato una redditività relativamente stabile, con indici intorno a 1,0–1,1, senza riuscire a intercettare pienamente la fase favorevole. La stagionatura, soprattutto DOP, ha invece subito una progressiva erosione dei margini.

    In questo contesto, il rischio per il 2026 è duplice. Da un lato, una possibile ripresa anche parziale dell’offerta di suini potrebbe esercitare una pressione immediata al ribasso sui prezzi. Dall’altro, la domanda interna ed estera potrebbe non essere in grado di assorbire volumi a prezzi elevati, amplificando la correzione.
    Se i prezzi dei suini dovessero scendere rapidamente, l’allevamento potrebbe vedere comprimersi i margini in tempi molto brevi, soprattutto in presenza di costi di alimentazione ancora superiori alla media storica. Il 2026 si apre quindi come un anno ad alto rischio di volatilità, in cui l’equilibrio raggiunto nel 2025 potrebbe rivelarsi fragile.

  • Il settore della carne suina dell’UE

    I 150 milioni di suini allevati in tutta l’UE rappresentano la più ampia categoria di bestiame prima di quella dei bovini e il solo settore della carne suina dell’UE rappresenta quasi la metà della produzione totale di carne dell’UE. Germania, Spagna e Francia contribuiscono per più della metà della quantità totale di carne suina prodotta nell’Unione Europea. Il settore è molto diversificato, con enormi differenze nei metodi di allevamento e nelle dimensioni delle aziende agricole degli Stati membri: dall’allevamento in cortile agli impianti industriali con migliaia di animali. Nell’ambito della politica agricola comune (PAC), il settore delle carni suine è coperto dalla comune organizzazione dei mercati che regolano il commercio e forniscono sostegno in caso di crisi settoriale. Gli agricoltori possono anche ricevere finanziamenti per lo sviluppo rurale nell’ambito del secondo pilastro della PAC, ad esempio, per effettuare gli investimenti necessari nelle loro aziende agricole. A questo settore si applica un gran numero di atti legislativi dell’UE riguardanti vari aspetti dell’allevamento suino: tutela ambientale, sicurezza alimentare e salute pubblica, produzione biologica, salute degli animali e benessere. Tuttavia, le prove mostrano una mancanza di conformità con le normative dell’UE sul benessere dei suini e la persistenza di dannose pratiche di routine. Un’altra sfida è quella dell’aria, del suolo e dell’inquinamento dell’acqua causato dall’allevamento intensivo di suini, che grava pesantemente sull’ambiente.

    L’UE è attualmente il primo esportatore mondiale di prodotti a base di carne suina e le sue esportazioni sono state potenziate dal calo della produzione in Asia, dove la peste suina africana sta decimando milioni di animali. L’aumento della domanda di carne suina dell’UE ha spinto i prezzi al massimo all’inizio del 2020. Nei prossimi anni il settore della produzione di suini potrebbe essere influenzato dall’evoluzione della politica ambiente: i negoziati su una nuova PAC sono in corso e il Green Deal recentemente pubblicato e la strategia Farm to Fork, che promuovono entrambi sistemi agricoli e alimentari più verdi e più sostenibili, menzionano la futura revisione della legislazione relativa al settore dei suini, anche sul benessere degli animali.

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