La Grande Panda e la speculazione industriale
La realizzazione in Serbia della Grande Panda rappresenta l’esempio di come si possa utilizzare la speculazione di stampo finanziario in ambito industriale.
Mentre a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione gli esponenti dell’Unione Europea disquisiscono delle ragioni della propria marginalità, nel territorio europeo prende corpo una nefasta strategia industriale basata sul trasferimento di lavoratori a basso reddito e quindi a basso costo.
Mentre al meeting di Comunione e Liberazione va in scena il vuoto siderale espressione di un ceto politico ormai distante anni luce dalla realtà ma sempre disponibile a ricevere l’applauso di un pubblico ammaestrato, nessun esponente del mondo politico e tantomeno cattolico ha detto una parola o ha fatto menzione di questa speculazione sulla pelle di persone disponibili a qualsiasi condizione di lavoro.
All’interno di questo meeting le persone con i propri interventi dimostrano di essere interessate solo alla sopravvivenza della Ue dalla quale dipende la retribuzione di molti ospiti.
Contemporaneamente nel più assoluto disinteresse nella fabbrica destinata alla produzione della nuova Fiat Grande Panda arriveranno a breve circa 800 lavoratori stranieri provenienti da Nepal e Marocco.
La conferma è arrivata dal consigliere comunale per l’economia, Radomir Erić, con dichiarazioni riportate da Televizija Kragujevac.
Indipendentemente dal fatto che la Serbia non faccia parte dell’Unione Europea, una simile tratta di lavoratori, i quali proprio perché provenienti da regioni e stati a basso reddito si dimostrano disponibili ad accettare 597 euro di stipendio mensile, una cifra inaccettabile anche per i lavoratori serbi.
Proprio il già basso costo della manodopera serba aveva spinto alla chiusura dello stabilimento a Torino delocalizzando la produzione appunto in Serbia.
In altre parole, la dirigenza quanto i principali azionisti di Stellantis, non sazi dei vantaggi in termini di costi che questa delocalizzazione produceva, hanno inaugurato una nuova strategia organizzativa finalizzata alla riduzione dei costi industriali e ad aumentare una “competitività” la quale, invece, nasconde isolo l’ingordigia di azionisti insaziabili.
Questa opportunità è rappresentata dalla possibilità di utilizzare un quadro normativo del paese ospitante, che permetta di “deportare” lavoratori provenienti da zone ancora a più basso livello retributivo anche rispetto al paese dove la fabbrica è realizzata.
Le delocalizzazioni venivano incentivate dai governi dei paesi per aumentare il proprio livello di occupazione, ma quello che la Serbia permette a Stellantis è assolutamente fuori da ogni senso umano anche se collocato all’interno di una volontà speculativa.
E sia chiaro :anche se ora può sembrare assolutamente assurdo ed impossibile tuttavia non è da escludere che il prossimo passo normativo che un paese potrà mettere in atto per attirare investimenti industriali, possa venire rappresentato dalla possibilità di offrire una copertura normativa che permetta alle aziende di utilizzare come lavoratori i bambini alle catene di montaggio.
La logica che esprime questa “evoluzione” strategica tra Serbia e Stellantis non può avere un limite e ci sarà sempre uno stato disponibile ad offrire maggiori possibilità di sfruttamento umano in termini di costi.
Nel frattempo Comunione e Liberazione, come tutti i sindacati a Rimini, “dormono il sonno dei giusti”.




