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Solo chiacchiere e distintivo

L’emergenza legata all’evento bellico sta ormai arrivando alla soglia dei due mesi mentre quella relativa all’approvvigionamento energetico ormai ha già raggiunto gli  oltre 365 giorni in quanto, pur con un crescendo rossiniano, la problematica incombe sulle imprese e i cittadini dall’anno scorso.

Già nel 2021, infatti, l’esplosione dei conti energetici e la conseguente esplosione dell’inflazione rappresentava, assieme alle conseguenze sanitarie, la principale questione da affrontare secondo gli imprenditori e  i consumatori.

Basti ricordare come se nel 2021 l’aumento dell’energia fu del 100%, negli Stati Uniti venne attenuato ad un +70%,, nell’Unione Europea segnò un +124% ed in Germania si attestò ad un +140%, mentre in Italia la crescita si rivelò del +180%, una valore insostenibile tale da mettere in forse  la stessa sopravvivenza di circa il 70% delle imprese manifatturiere.

L’eccezionalità attuale del 2022, che si manifesta come la sintesi di queste due emergenze, pandemica e confronto bellico, ha sicuramente amplificato ad un livello esponenziale la criticità sistemica rendendo perciò ulteriormente insostenibili quella relativa all’approvvigionamento energetico ed evidenziando contemporaneamente il mancato intervento governativo, nonostante la conoscenza sostanzialmente ignorata e sottostimata nella sua gravità (*) da oltre dodici mesi: un tempo sufficiente quantomeno per avviare delle misure emergenziali immediate.

A conferma della sottovalutazione della problematica energetica del governo Draghi a titolo di cronaca si ricorda come l’estrazione di gas dai giacimenti italiani sia diminuita del -18% durante il 2021 a fronte di continue assicurazioni relative alla loro importanza strategica da parte di esponenti del governo e del loro rilancio attraverso atti operativi. Ecco come nel febbraio 2022 le estrazioni di gas siano ancora diminuite di un ulteriore -24%, dimostrando di non essere neppure in grado di mantenere la produzione attiva, considerando anche le impegnative tempistiche necessarie per riavviare le estrazioni.

Risulta così evidente come di fronte a questa ulteriore flessione delle estrazioni si manifesti una insufficiente competenza politica ed operativa o quantomeno una inerzia governativa e burocratica inaccettabili in quanto la tempestività delle iniziative rappresenta in questo contesto il fattore centrale per assicurarsi l’esito positivo sperato.

A conferma di questa inerzia burocratica basti ricordare come la durata media tra la richiesta di allestimento di un impianto eolico e la sua approvazione sia di 5,4 anni, a dimostrazione, ancora una volta, di come la produttività della pubblica amministrazione e soprattutto delle amministrazioni ministeriali rappresenti uno dei principali freni al rilancio del nostro Paese, nonostante le continue promesse di adeguamento ad uno standard ‘più sexy’ fatte da un imbarazzante ministro.

Last but not least (ultimo ma non meno importante) si aggiunga, poi, il fatto che buona parte dei paesi europei come Olanda, Lettonia, Croazia, Francia, Germania, Portogallo, Romania, Slovacchia, Ungheria stiano operando sui mercati energetici internazionali per assicurarsi il massimo di stock di gas mentre l’unico Paese ancora oggi in grado di ridurlo sia l’Italia (**).

Mai come adesso le buone intenzioni oggetto delle sempre puntuali dichiarazioni governative si riducono ad una semplice recita “solo chiacchiere e distintivo” ma nel contesto attuale risultano assolutamente inaccettabili ed anche offensive verso il complesso sistema economico e sociale, ponendo in serio dubbio la prossima stagione invernale e, nell’immediato, la stessa continuazione dell’attività produttiva.

(*) Si è data priorità alla riforma delle aliquote Irpef con un costo di 8.5 miliardi e vantaggi inesistenti per le fasce medie di reddito (262 euro/anno).

(**) Fonte Il Sole 24 Ore

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