Dall’Upiveb la richiesta all’UE di una più efficace competitività europea per il manifatturiero
Cristiana Muscardini, già Vicepresidente vicario della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo
Il 12 novembre si terrà a Bruxelles la presentazione ufficiale del ‘White Paper’ con la presenza di numerose associazioni industriali europee e nazionali, che condividono l’iniziativa EIFI per evidenziare i gravi rischi che corre il manifatturiero europeo se alcuni suoi comparti saranno esclusi dai benefici dell’Industrial Accelerator Act.
Anche se a volte la politica sembra non comprendere appieno il valore economico, sociale e di sicurezza del settore componentistico, che con i suoi prodotti consente il sereno utilizzo di mezzi quali aerei, treni, macchine, per fare esempi concreti, è giusto che i cittadini, gli utenti, sappiano che la loro sicurezza, quando utilizzano certi prodotti o viaggiano, dipendono anche, ed in gran parte, da quei componenti che la nostra industria garantisce essere prodotti di alta qualità ed affidabilità mentre spesso componenti extraeuropei non danno le stesse garanzie
Nonostante l’incontro che Upiveb, che riunisce i produttori di viteria e bulloneria italiani, ha avuto al Mimit il 21 ottobre non c’è stato il passo avanti che si auspicava, infatti il governo, considerando Anfia, rappresentante della filiere automobilistica, suo principale interlocutore ha indicato ai rappresentanti ufficiali delle imprese di componentistica di rivolgersi direttamente ad Anfia.
Le piccole e medie imprese italiane continuano da un lato ad essere blandite ma dall’altro non trovano il necessario sostegno non per essere difese ma per ottenere la giusta considerazione del lavoro che svolgono mentre in Europa e nel mondo si mette a rischio la corretta competitività.
Come era presumibile la direzione Anfia è portata ad occuparsi dei grandi Tier 1 mettendo in secondo piano i diritti e gli interessi legittimi delle imprese che lavorano a monte, perciò la risposta, di fatto, è stata che, date le difficoltà per trovare un accordo generale, gli interessi dei Tier 2 e 3 sono stati lasciati in disparte, come se una macchina o un treno, un aeroplano od un frigorifero potessero esistere senza i componenti che lo fanno esistere.
L’appello congiunto, firmato da varie associazioni, chiede di rafforzare la competitività europea, di conservarne la capacità produttiva, di difendere l’occupazione e di introdurre requisiti Made in Eu concreti ed efficaci.
Ancora una volta una battaglia per le regole e la giustizia ed ancora una volta, come già successe anni fa per il marchio di denominazione d’origine, l’Italia non è abbastanza sul pezzo e nei ministeri si ignorano spesso le reali esigenze sia delle categorie che dei cittadini.




