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Il gioiello alpino di Ischgl rischia di costare cause milionarie all’Austria

L’Associazione per la protezione dei consumatori austriaca (Vsv) ha presentato quattro cause civili contro il governo di Vienna, accusandolo di non aver contenuto l’epidemia di coronavirus nel resort alpino di Ischgl. La località sciistica fu all’origine di migliaia di infezioni in tutto il mondo, nella prima fase della pandemia, ed è considerata uno dei primi focolai “super diffusori” europei. Il presidente dell’associazione, Pete Kolba, ha dichiarato che i quattro casi, che riguardano un cittadino austriaco e tre tedeschi, potrebbero porre le basi per una class action di un migliaio di persone, risultate positive dopo aver visitato Ischgl a febbraio e marzo. La Vsv, ha aggiunto, è stata contattata da 6mila persone di 45 Paesi, l’80% delle quali è risultata positiva dopo il ritorno dal resort, e almeno 32 delle quali sono morte. Ha quindi accusato le autorità austriache di essersi piegate agli interessi dell’industria turistica della valle di Paznaun, dove si trova la località.

Il ‘pacchetto’ completo dovrebbe comprendere il 63% di Mts, con Lse che ha tempi meno stretti per la cessione dopo che l’Antitrust Ue ha rinviato al 16 dicembre la nuova scadenza sulla decisione per l’acquisizione da parte di Londra di Refinitiv, il fornitore globale di dati e infrastrutture del mercato finanziario, partecipata da Blackstone e Thomson Reuters. L’Antitrust aveva sospeso l’esame a luglio per consentire alle parti di fornire informazioni rilevanti sull’operazione, ma comunque Lse per completarla deve comunque cedere Borsa Italiana.

“Quando parliamo di gestione delle partenze”, “il cancelliere Kurz è probabilmente colui che ha creato il caos”, ha detto Kolba ai giornalisti, perché “ha rivelato che sarebbe accaduto qualcosa e creato una situazione impossibile per la polizia”. Il 13 marzo il cancelliere Sebastian Kurz annunciò che la valle sarebbe stata posta in quarantena quello stesso giorno, scatenando la fuga di migliaia di turisti stranieri. Secondo Kolba, già il 7 marzo le autorità avevano elementi sufficienti per avvisare i turisti in arrivo della situazione, ma non lo fecero. Inoltre, ha dichiarato, dopo l’imposizione della quarantena registrarono i dati di appena 2.600 dei 10mila stranieri cui chiesero di lasciare l’Austria. Kolba ha anche spiegato che i querelanti chiedono risarcimenti fino a 100mila euro ciascuno alle autorità federali austriache.

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